2016, Venerdì, 26 Agosto
   
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Messaggio Cristiano

Cristo è fuoco

Cristo brucia.

Quello vero, intendo, non quello sbiadito e impolverato delle nostre devozioni.

Brucia, incendia, consuma.

Quando lo si incontra, tutto cambia, anche se apparentemente resta lo stesso.

Brucia perché, fidandoci di lui, meditando la sua Parola, lasciando che questa illumini le nostre decisioni, le nostre scelte, divampa in noi la consapevolezza di quanto siamo amati e di quanto possiamo diventare capaci di amare.

Brucia, Cristo.

Come un presente, come un amico, come un amante, come l’amore, come l’Amore.

E se lo lasciamo divampare in noi, la conoscenza di lui che ci conduce al Padre, ci trasforma.

Tutto si relativizza.

Diventiamo capaci di tutto. Di amare, di perdonare, di vedere.

E di sopportare il dolore e la contraddizione di chi ci vuole del male.

 

Lotta

L’annuncio del Vangelo è segno di contraddizione, il mondo, così amato dal Padre da dare il Figlio, vive con fastidio l’ingerenza divina e preferisce le tenebre alla luce.

E l’avversario si veste di luce, di ragionevolezza, di buoni propositi.

Di santi propositi. Così la fede islamica viene monopolizzata e manipolata da chi ne estrae la parte aggressiva e violenta e fagocita la mente di persone sé-dicenti devote che compiono stragi pensando di rendere onore a Dio.

E anche fra di noi, forte, emerge la tentazione di impugnare la spada, di ergere muri. Atei devoti o cristiani da campagna elettorale alzano i toni, accusano i cristiani (quali?) di essere deboli con la violenza, di essere passivi.

Stolti: confondono la civiltà cristiana col Vangelo, la identificano. Insegnano al Papa a fare il Papa.

Vogliono lo scontro.

Come se non fossero proprio i cristiani, quelli veri, quelli della Siria, dell’Iraq, della Nigeria, a morire sotto le bombe mentre loro discettano sui loro giornaloni.

Sì, il vangelo porta in sé una carica di violenza e di incomprensione.

Violenza subita, però.

 

Me infelice!

Nato vicino a Gerusalemme, appassionato di Dio e del suo popolo, Geremia passerà la sua vita a convincere il re di Giuda e la popolazione di Gerusalemme a non opporsi alla nascente potenza di Babilonia.

Certi della propria diplomazia e dell’appoggio dell’Assiria e dell’Egitto, i giudei considerano le profezie di Geremia come iattura e lo perseguitano. Il brano di oggi ci racconta di come Geremia sia gettato nella cisterna a morire nel fango e poi salvato in extremis.

Soffre duramente di questa situazione, l’inquieto profeta, che vorrebbe annunciare pace e deve redarguire, che vorrebbe profetare il bene e vede la tragedia avvicinarsi. Purtroppo le previsioni di Geremia di avvereranno; Gerusalemme cadrà sotto il re Nabucodonosor e oltre ottomila capifamiglia verranno deportati in Babilonia.

Essere discepoli porta ad amare teneramente le persone destinatarie dell’annuncio, essere discepoli significa cercare in sé la verità per poi offrirla agli altri, essere discepoli significa non essere capiti proprio dalle persone che ami.

 

Padre contro figlio

Gesù lo dice, parlando di sé, immaginando l’evoluzione che avrà il suo messaggio.

Dopo la caduta di Gerusalemme ad opera dei romani e la rovinosa distruzione del Tempio, i seguaci del Nazareno saranno scomunicati dai rabbini e questo provocherà una frattura dolorosissima ed insanabile all’interno della neonata comunità cristiana.

Ancora oggi molti sperimentano la contraddizione di scoprire in Cristo una nuova famiglia, nuove e durature relazioni con fratelli credenti e, nel contempo, un impoverimento di relazione e una crescente incomprensione con i famigliari di sangue.

Ho visto genitori scagliarsi con ferocia contro le scelte radicali dei propri figli che decidevano di consacrare la propria vita al Regno.

Ma, senza arrivare a questi eccessi, credo che anche a te, amico lettore, sia successo di vedere cambiare atteggiamento nei tuoi confronti in ufficio o a scuola proprio a causa della tua scelta evangelica.

Se davvero siamo discepoli mettiamo in conto qualche contrasto, qualche fatica di troppo: nessuno di noi è più grande del Maestro: se hanno perseguitato lui perseguiteranno anche noi.

 

Fuoco

Cristo è fuoco.

Fuoco che brucia, che divampa, che illumina, che riscalda, che consuma.

Cristo è fuoco e traspare dalla nostra vita.

Se è dal fuoco che si misura il discepolato, i pompieri della fede possono stare tranquilli.

Vi brucia dentro Cristo? Vi brucia da non poter fare a meno di pensare a lui? Vi è successo di desiderare profondamente di raccontarlo (senza fanatismi o semplificazioni) a chi vi sta accanto? Vi è successo di difenderlo in una discussione? E di essere presi in giro per le vostre convinzioni? No? Brutto segno: o vivete in un monastero o proprio non si vede che siete cristiani…

Quando sant’Ignazio, fondatore dei Gesuiti, uomo di Dio, innamorato di Dio inviò i suoi dodici compagni ad annunciare il Vangelo fino agli estremi confini dei mondo allora conosciuti, disse, il giorno della loro partenza: “Andate, e incendiate il mondo”.

 Incendiari sì, ma d’amore.

 

 Paolo Curtaz


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