2017, Domenica, 26 Marzo

   
Home - Cerca  
Messaggio Cristiano

Il Dio vicino

È morto a Praga il cardinal Miloslav Vlk, una vita sacerdotale non facile che lo portò a fare per molti anni, dal 1978 all'86, il "prete lavavetri".

Lo ricordiamo con le parole di Hubertus Blaumeiser, che lo aveva visitato tre settimane fa, pubblicate sul numero della rivista Gen's appena uscito.

 

Il Dio vicino

 

Sono stato a Praga a visitare il card. Miloslav Vlk, quasi 85enne, seriamente malato. È da 25 anni che ci lega un rapporto profondo, di quelli che si stabiliscono quando alla base c’è il Vangelo vissuto. L’ho trovato indebolito ma sereno, seguito con attenzione dai medici. Subito si è instaurato fra noi un colloquio di grande confidenza, una sua comunione di “anima” come a ondate, con qualche pausa di silenzio durante la quale il cardinale si assopiva brevemente, per poi riprendere esattamente da dove si era fermato.

 

«L’Eterno Padre mi ha mandato quattro “lettere” – mi dice, riferendosi alle recenti crisi della salute –, per dirmi che devo fare di meno: è arrivata l’ora della pensione». E prosegue intonando l’argomento sul quale ci soffermeremo a lungo: «È la volontà di Dio. Dio è Padre, è vicino». In tempi passati – osserva – Dio si è visto spesso lontano. Lo si venerava, lo si adorava, ma come uno che è distante. Anche la liturgia si celebrava con questo senso dell’infinita distanza fra noi e Dio. Invece, la Scrittura ci dice che Dio è vicino. «È mio diletto è stare con i figli degli uomini», leggiamo nel Libro dei Proverbi (8, 31; secondo la traduzione ceca). E il Vangelo di Matteo finisce con questa assicurazione: «Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (28, 20).

 

«Dobbiamo far scoprire il Dio vicino!», continua. Anche il Concilio l’ha ribadito: dopo aver parlato per mezzo dei profeti, Dio ha voluto venire in mezzo a noi di persona; «nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cf. Es 33, 11; Gv 15, 14-15) e si intrattiene con essi (cf. Bar 3, 38)» (Dei Verbum 2). Questa presenza del Dio vicino – sottolinea, facendo ancora riferimento al Concilio – si realizza in modo speciale nella liturgia dove Gesù è presente nell’Eucaristia, nella persona del ministro, nella Parola e nella comunità riunita (cf. Sacrosanctum Concilium 7). E, con le poche forze che ha, cita, sempre a memoria, l’Istruzione Eucharisticum Mysterium che parla dell’Eucaristia come presenza sostanziale di Cristo, precisando che essa «vien chiamata reale: reale non per esclusione, come se le altre [presenze] non fossero tali, ma per antonomasia» (n. 9).

 

Dobbiamo capire – dice – che non è una presenza astratta, ma concreta, reale! Quel giorno in cui i farisei chiedono a Gesù: «Quando verrà il Regno di Dio?», egli risponde: «Il Regno di Dio è in mezzo a voi» (Lc 17,  20-21). Dio non è distante! Il Verbo si è fatto carne, è venuto ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 14). E non è venuto solo in un tempo lontano, in passato: viene sempre. Prende dimora in mezzo a noi.

 

Racconta che in questi giorni si sofferma spesso sul Vangelo di Giovanni. E mette in luce un passo dei Discorsi d’addio: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23). «Siamo fatti per questa relazionalità», afferma e con un gesto della mano pone l’accento su questa parola che ovviamente gli dice tantissimo: «“Relazionalità”: con Dio. E anche fra noi».

 

È difficile rendere a parole l’atmosfera e il contenuto di questo incontro. Ho avuto modo di raccogliere un’autentica confessione di fede: confessione dell’ispirazione di tutta una vita, dell’esistenza di un uomo che, passando lungo i decenni per tante prove, si è lasciato sempre più abitare dalle parole della Scrittura, dalla linfa vitale che scorre in esse; convinzioni radicate di un testimone che, al culmine del suo viaggio terreno, abbraccia con lo sguardo interiore la storia, la cultura, la società umana nel loro insieme e, come un profeta che guarda lontano, mette a fuoco ancora una volta ciò che è l’essenziale.

 

Gli chiedo se ha dolori. «No!», risponde con decisione. «Ma Dio ha dolori: vuole abitare in mezzo a noi, ma noi non ce ne rendiamo conto». E torna ancora a parlare della Scrittura con la quale è proprio di casa. «Mi colpisce Isaia 53, il Canto del Servo di JHWH. Noi diciamo sempre che Gesù ha dato la vita per i nostri peccati. Ma lui si è fatto carico anche del dolore, di tutti i dolori». E parla del momento dell’abbandono di Gesù in croce. Lì, nel dono estremo di sé, egli ci ha donato lo Spirito. E prorompe quasi in un inno: «È per lo Spirito che il Verbo si è fatto carne. Ed è sempre per lo Spirito che l’incarnazione si realizza anche oggi: “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo” (Rm 5, 5). È lo Spirito che fa l’unità».

 

Facendo riferimento al nostro ultimo incontro a Lund in Svezia, nel contesto della commemorazione dei 500 anni della Riforma, gli chiedo: «Ma perché tu mi hai detto in quell’occasione che sentivi che per te “è già il tempo di andare”?». «Perché faccio questa esperienza del Dio vicino – mi risponde con disarmante naturalezza – e vorrei andare a vederlo».

 

Il nostro incontro si conclude con la Messa, che celebriamo insieme a Jiri Kratochvil, focolarino sacerdote, nella stanza d’ospedale, con grande semplicità e profondità. Alla fine, viene spontaneo intonare un canto: «Ubi caritas et amor – dove è l’amore e la carità lì c’è Dio». Ne abbiamo fatto l’esperienza in queste due ore durante le quali non sembrava esistere né spazio né tempo. Forse per questo il cardinale alla fine sembrava più riposato e in forze che non all’inizio. E anch’io mi sono sentito rigenerato. «Fratelli, siamo felici!», ci dice.

                                                        Hubertus  Blaumeiser

 


Questo sito web fa uso di cookie tecnici 'di sessione', persistenti e di Terze Parti.
Non fa uso di cookie di profilazione.
Proseguendo con la navigazione intendi aver accettato l'uso di questi cookie.
OK
No, desidero maggiori informazioni