2021, Martedì, 20 Aprile
Pensieri del Gufo


PENSIERI DEL GUFO

Su una vecchia quercia stava un vecchio Gufo, più taceva e più sapeva, più sapeva e più taceva...

STAI VICINO AL FUOCO!


Si racconta che un giorno un tale si avvicinò a Gesù e gli disse:
 “Maestro, tutti noi sappiamo che sei un uomo di Dio e insegni la via della verità.
        Ma devo proprio dirti che i tuoi seguaci, quelli che chiami i tuoi discepoli o la tua comunità, non mi piacciono per niente. Ho notato che non si distinguono molto dagli altri uomini. Non hanno nulla di spirituale!
       Ultimamente poi ho anche fatto una solenne litigata con uno di essi. E poi, lo sanno tutti che i tuoi discepoli non vanno d’amore e d’accordo. Alcuni poi hanno un comportamento alquanto ambiguo...
       Voglio perciò farti una domanda molto franca: è possibile essere dei tuoi senza essere dei tuoi, senza avere niente a che fare con i tuoi cosiddetti discepoli? Io vorrei seguirti, ma senza la comunità, senza la Chiesa, senza tutti questi apostoli!”.


      Gesù lo guardò con dolcezza e attenzione. “Ascolta”, gli disse “ti racconterò una storia: C’erano una volta alcuni uomini che si erano seduti a chiacchierare insieme. Quando la notte li coprì con il suo nero manto, fecero una bella catasta di legna e accesero il fuoco. Se ne stavano seduti ben stretti, mentre il fuoco li scaldava e il bagliore della fiamma illuminava i loro volti. Ma uno di loro, ad un certo punto, non volle più rimanere con gli altri e se ne andò per conto suo, tutto solo.
      Si prese un tizzone ardente e andò a sedersi lontano dagli altri. Il suo pezzo di legno in principio brillava e scaldava. Ma non ci volle molto a illanguidire e spegnersi. L’uomo che sedeva da solo fu ben presto inghiottito dall’oscurità e dal gelo della notte. Nel buio iniziò anche ad avere paura: percepiva chiaramente l’oscura presenza del male.
      Ci pensò un momento poi si alzò, prese il suo pezzo di legno e lo riportò nella catasta dei suoi compagni. Il pezzo di legno si riaccese immediatamente e divampò di fuoco nuovo. L’uomo si sedette nuovamente nel cerchio degli altri. Si scaldò e il bagliore della fiamma illuminava il suo volto. Attorno al fuoco, insieme agli altri, si sentiva al sicuro.
Sorridendo, Gesù aggiunse: “Chi mi appartiene sta vicino al fuoco, insieme ai miei amici".

 

Per non rimanere inghiottiti dalle tenebre che sono calate sul mondo è necessario stare vicino al fuoco… 

 

HAI ANCORA ME...

       Una donna, ancora giovane, precipitò in una terribile depressione. Giorno dopo giorno, cominciò a rifiutarsi di uscire di casa; alzarsi da letto divenne per lei una sorta di sofferenza sfibrante e mangiare una penitenza. 
        La luce del giorno le pareva fastidiosa. Le finestre restavano chiuse e le tapparelle abbassate. I pensieri più neri le turbinavano in testa e spesso invocava la morte come una sorta di liberazione. Il marito, che l'amava teneramente, la circondava di affetto e di attenzioni, sempre più preoccupato e addolorato. 
      La convinse a farsi visitare dai più accreditati neurologi e psichiatri di mezzo mondo. Gli esimi professori ordinavano medicine e sedute di analisi, crociere, vacanze. Provarono tutto, senza alcun esito. 
     La donna sprofondava sempre più nel suo universo di tetraggine e malinconia. Eppure il marito la guarì. Con il suo semplice e disarmato amore e tre piccolissime parole.
Un mattino, le si avvicinò, la guardò con le lacrime agli occhi e disse: «Hai ancora me».


Quando nella vita tutto sembra andare male e le lacrime prendono il posto del sorriso, Dio si avvicina e ti sussurra in un orecchio: "Hai ancora me..."

 

MA PERCHE' DEVO PREGARE?

         Una volta un ragazzo domandò al saggio col quale stava passeggiando:
"Ma perché devo pregare?" Proprio in quell'istante passavano in cielo uno stormo di uccelli migranti ed un aeroplano.
"Ragazzo mio, vedi quegli uccelli e l'aeroplano?" Domandò il saggio.
"Certo che li vedo!"
        "Ebbene, continuò il mistico, in una cosa gli uccelli e l'aeroplano sono identici: hanno un quantitativo di combustibile limitato, per cui, presto o tardi, devono atterrare per rifare il pieno, si tratti di benzina per l'aeroplano o di moscerini per gli uccelli".

Il ragazzo, raggiante, rivolto al saggio disse: "Grazie! Adesso ho capito..."


Senza preghiera prima o poi nella vita si rimane a "secco" e non si va più da nessuna parte...

La preghiera, a parere mio, non è altro che un colloquio con un Amico con cui parliamo spesso e con piacere, poiché egli ci ama.   S.Teresa D'Avila

 

 

HAI PROPRIO USATO TUTTE LE TUE FORZE?

Il padre guardava il suo bambino che cercava di spostare un vaso di fiori molto pesante. Il piccolino si sforzava, sbuffava, brontolava, ma non riusciva a smuovere il vaso di un millimetro.

"Hai usato proprio tutte le tue forze?", gli chiese il padre.
"Si!" rispose il bambino.

"E invece no!" ribatté il padre, "perché non mi hai chiesto di aiutarti!".


Spesso, nella vita, ci comportiamo come dei bambini un pò presuntuosi che pensano di risolvere tutto con le proprie forze. E così, non riusciamo a cambiare la nostra vita nemmeno di un "millimetro".
Pregare è usare "tutte" le nostre forze.


"Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato" (Mc 11,24)

 

COME ATTRAVERSI I DESERTI?

Un fiume, durante la sua tranquilla corsa verso il mare, giunse a un deserto e si fermò.
Davanti ora aveva solo rocce disseminate di anfratti e caverne nascoste, dune di sabbia che si perdevano nell’orizzonte. Il fiume fu attanagliato dalla paura.
 "E' la mia fine! Non riuscirò ad attraversare questo deserto. La sabbia assorbirà la mia acqua e io sparirò!  Non arriverò mai al mare. Ho fallito tutto!".

Si disperò. Lentamente, le sue acque cominciarono a intorpidirsi, il fiume stava diventando una palude e stava morendo.
Ma il vento aveva ascoltato i suoi lamenti e decise di salvargli la vita. "Lasciati scaldare dal sole, salirai in cielo sotto forma di vapor acqueo. Al resto penserò io!" gli suggerì.
 Il fiume ebbe ancor più paura. "Io sono fatto per scorrere fra due rive di terra, liquido, pacifico e maestoso. Non sono fatto per volare per aria". Il vento rispose: "Non aver paura. Quando salirai nel cielo sotto forma di vapor acqueo, diventerai una nuvola.
Io ti trasporterò di là del deserto e tu potrai cadere di nuovo sulla terra sotto forma di pioggia, e ritornerai fiume e arriverai al mare".
Ma il fiume si fece vincere dalla diffidenza e dalla troppa paura. Non ascoltò il vento e così fu divorato dal deserto.

 

Molti esseri umani hanno dimenticato che c’è un modo solo per superare gli improvvisi deserti dei sentimenti e le aridità feroci che sbarrano talvolta il tranquillo fluire dell’esistenza.
E' la vita spirituale.
E' lasciarsi trasformare dal Sole che è Dio e trasportare dal Vento dello Spirito.
Ma è un rischio che pochi accettano di correre...

 

ESISTONO LE PERSONE BUONE?

L'imperatore, un giorno, mandò a chiamare uno dei suoi vassalli. Questi era conosciuto nel suo regno per la crudeltà e l'avarizia, e i suoi sudditi vivevano nel terrore. L'imperatore gli disse: "Voglio che ti metta in viaggio per il mondo e mi trovi un uomo veramente buono!".
Quello rispose: «Sì, Signore» e con obbedienza iniziò la ricerca. Incontrò molte persone e parlò con loro, e dopo che fu trascorso molto tempo, tornò dall'imperatore e gli disse:
 "Signore, ho fatto come mi hai ordinato, cercando per tutto il mondo un uomo davvero buono. Non lo si può trovare. Sono tutti egoisti e malvagi. Non c'è luogo dove si possa trovare l'uomo che cerchi".
L'imperatore lo mandò via e fece chiamare un altro vassallo, conosciuto per la sua generosità e benevolenza, e molto amato dai suoi sudditi. L'imperatore gli disse: "Amico mio, vorrei che ti mettessi in viaggio e mi cercassi un uomo davvero cattivo".
Anche questo obbedì, e nei suoi viaggi incontrò molta gente e parlò con loro.
Dopo che fu trascorso molto tempo, ritornò dall'imperatore e gli disse: "Signore, non ce l'ho fatta. Ci sono persone incaute, traviate, che si comportano da ciechi, ma in nessun luogo sono riuscito a trovare un uomo davvero cattivo. Sono tutti buoni di cuore, nonostante i loro fallimenti".


"Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione" (Vangelo di Luca 15,7).

 

FARE UN NODO NEL FILO...

Una leggenda molto bella sembra aver dato vita al Cristo di Furelos in Spagna.
Un fedele buono, ma piuttosto debole, si confessava di solito dal parroco.
Le sue confessioni sembravano però un disco rotto: sempre le stesse mancanze, e soprattutto sempre lo stesso peccato. "Basta!" gli disse; un giorno, in tono severo il parroco.
"Non devi prendere in giro il Signore. E' l'ultima volta che ti assolvo per questo peccato. Ricordatelo!". Ma quindici giorni dopo, il fedele era di nuovo là a confessare il suo solito peccato. Il confessore perse davvero la pazienza: "Ti avevo avvertito: non ti do l'assoluzione. Così impari...".
Avvilito e colmo di vergogna, il povero' uomo si alzò. Mentre si stava avviando verso l’uscita, il silenzio della chiesa venne rotto da queste parole: "Io ho dato la vita per questo mio figlio".  Proprio sopra il confessionale, appeso al muro, troneggiava un grande crocifisso di gesso. La voce proveniva dal crocefisso che subito dopo prese a muoversi. L'uomo lo guardò. In quell'istante, il Gesù di gesso del crocifisso si animò, sollevò un braccio dalla sua secolare posizione e tracciò il segno dell'assoluzione: "Io ti assolvo dai tuoi peccati...".


Ognuno di noi è legato a Dio con un filo. Quando commettiamo un peccato, il filo si rompe. La conseguenza: ci allontaniamo dalla vera felicità. Ma quando ci pentiamo della nostra colpa, Dio fa un nodo nel filo, che diviene più corto di prima. Di perdono in perdono ci avviciniamo a Dio. E la felicità aumenta sempre di più… 

 

IL VALORE DELLE LACRIME...

C'era una volta un cavaliere che aveva valorosamente combattuto in tutti gli angoli del regno. Finché un giorno, durante una scaramuccia, un colpo di balestra gli aveva trapassato una gamba e quasi messo fine ai suoi giorni.
Mentre giaceva ferito, il cavaliere aveva intravisto il paradiso, ma molto lontano e fuori dalla sua portata.
Mentre l'inferno con la gola spalancata e infuocata era vicino.
Aveva da tempo infatti calpestato tutte le promesse e le regole della cavalleria e si era trasformato in un soldato crudele, che ammazzava senza rimorsi il suo prossimo, razziava e commetteva ogni sorta di violenze.
Pieno di spavento salutare, gettò elmo, spada e armatura e si diresse a piedi verso la caverna di un santo eremita.
"Padre mio, vorrei riavere il perdono delle mie colpe, perché nutro una gran paura per la salvezza dell'anima mia.
Farò qualunque penitenza. Non ho paura di niente, io!".

"Bene, figliolo", rispose l'eremita.
 "Fa' soltanto una cosa: vammi a riempire d'acqua questo barilotto e poi riportamelo".
"Ufff! E' una penitenza da bambini o da donnette!", sbraitò il cavaliere agitando un pugno minaccioso.
Ma la visione del diavolo sghignazzante lo ammorbidì subito. Prese il barilotto sotto braccio e brontolando si diresse al fiume. Immerse il barilotto nell'acqua, ma quello rifiutò di riempirsi.
"E' un sortilegio magico", ruggì il penitente.
"Ma ora vedremo!". Si diresse verso una sorgente: il barilotto rimase ostinatamente vuoto. Furibondo, si precipitò al pozzo del villaggio.
Fatica sprecata!
Un anno dopo, il vecchio eremita vide arrivare un povero straccione dai piedi sanguinanti e con un barilotto vuoto sotto il braccio. "Padre mio", disse il cavaliere (era proprio lui) con voce bassa e addolorata, "ho girato tutti i fiumi e le fonti del Regno.
Non ho potuto riempire il barilotto... Ora so che i miei peccati non saranno perdonati.
Sarò dannato per l'eternità! Ah, i miei peccati, i miei peccati così pesanti...
Troppo tardi mi sono pentito".
Le lacrime scorrevano sul suo volto scavato.
Una lacrima piccola piccola scivolando sulla folta barba finì nel barilotto.
Di colpo il barilotto si riempì fino all'orlo dell'acqua più pura, fresca e buona che mai si fosse vista.

Una sola piccola lacrima di pentimento…

 

IL TOCCO DEL MAESTRO... 

Ad una vendita all'asta, il banditore sollevò un violino.
Era impolverato, graffiato e scheggiato. Le corde pendevano allentate e il banditore pensava non valesse la pena di perdere tanto tempo con il vecchio violino, ma lo sollevò con un sorriso. "Che offerta mi fate, signori?" gridò.
"Partiamo da...50 euro!". "Cinquantacinque!" disse una voce.
Poi sessanta. "Sessantacinque!" disse un altro. Poi settanta. "Settanta euro, uno; settanta euro, due; settanta euro...".
Dal fondo della stanza un uomo dai capelli grigi avanzò e prese l'archetto.
Con il fazzoletto spolverò il vecchio violino, tese le corde allentate, lo impugnò con energia e suonò una melodia pura e dolce come il canto degli angeli.
Quando la musica cessò, il banditore, con una voce calma e bassa disse: "Quanto mi offrite per il vecchio violino?".
E lo sollevò insieme con l'archetto. "Cinquecento, e chi dice mille euro? Mille!
E chi dice millecinquecento? Millecinquecento, uno; millecinquecento, due; millecinquecento e tre, aggiudicato!" disse il banditore.
La gente applaudì, ma alcuni chiesero: "Che cosa ha cambiato il valore del violino?".
Pronta giunse la risposta: "Il tocco del Maestro!".


Se in qualche circostanza della vita ci si ritrova come vecchi violini, inutili, impolverati, graffiati e scheggiati; non disperiamo. Abbiamo una certezza: siamo in grado di fare cose meravigliose.
Basta "il tocco del Maestro"...

 

 

TRASFORMARE IL DOLORE... Disse un’ostrica a una vicina: "Ho veramente un gran dolore dentro di me.
È qualcosa di pesante e di tondo, e sono stremata".
Rispose l’altra con orgoglioso compiacimento: "Sia lode al cielo e al mare, io non ho dolori in me. Sto bene e sono sana sia dentro che fuori!
Passava in quel momento un granchio e udì le due ostriche, e disse a quella che stava bene ed era sana sia dentro che fuori:
"Sì, tu stai bene e sei sana; ma il dolore che la tua vicina porta dentro di sé è una perla di straordinaria bellezza!".

 

Dovremmo imparare dall’ostrica. Quando le entra dentro un granello di sabbia, una pietruzza che la ferisce, non si mette a piangere, non strepita, non si dispera. Ma, giorno dopo giorno, trasforma il suo dolore in una perla di straordinaria bellezza.
 Perchè non trasformare i dolori della nostra vita in preziosissime perle di straordinaria bellezza?

 

HAI FIDUCIA IN ME?

C'erano una volta due coraggiosi cavalieri.
Avevano affrontato battaglie, avventure rischiose e messo a repentaglio la vita al soldo di molti signori.
Una sera, uno dei due, guardando il sole che tramontava, disse: «Mi resta un'ultima impresa». «Che cosa?».
«Voglio salire sulla montagna dove abita Dio». «Perché?».
«Voglio sapere perché ci carica di pesi e fardelli gravosi per tutta la vita e continua a pretendere sempre di più, invece di alleggerire il nostro carico, ogni tanto almeno!» disse amaro il primo cavaliere.
«Verrò con te. Ma io penso che Dio sappia quello che fa» concluse l'altro.
 Il viaggio fu lungo e faticoso. Giunsero al monte di Dio. Salivano in silenzio, accanto ai cavalli perché il sentiero era ripido e tormentato.
Già si intravedeva la sommità della montagna nella nebbia, quando una voce tuonò dall' alto: «Prendete con voi tutte le pietre che trovate sul sentiero!».
«Lo vedi?» protestò il primo cavaliere.
 «È sempre la stessa storia! Dopo tutta questa fatica, Dio ci vuole oberare ancora. lo non ci sto più al suo gioco!».
E tornò indietro. L'altro cavaliere invece fece quello che la voce aveva ordinato. mise molto tempo e la salita fu penosa.
 Ma quando il primo raggio di sole del giorno le sfiorò, le pietre ammassate sul cavallo e sulle braccia del cavaliere brillarono di luce limpidissima.
Si erano trasformate in splendidi diamanti di inestimabile valore.


Signore, faccio più domande di quante ne fai tu.
Credo che il rapporto sia di dieci a uno.
lo chiedo:
"Perché permetti la sofferenza?
Per quanto tempo dovrò sopportarla?
Che scopo ha?
Hai dimenticato di essere misericordioso?
Ti ho stancato?
Ti ho offeso?
Mi hai rigettato?
Dove ho perso la tua guida?
Quando mi sono smarrito?
Vedi la mia totale disperazione?"

  Tu mi chiedi:
"Hai fiducia in me?" 

 

HAI PERSO QUALCOSA?

C'era una volta un bambino che aveva perso la 'P' di 'Pasqua': gli era caduta dal poster e volata via.
Era molto triste, perché come si può vivere senza Pasqua? Cercò la lettera da tutte le parti: sotto il letto, negli armadi, in cucina...
Non trovandola in casa, decise di andarla a cercare per il mondo.


 Non lontano trovò un uomo. Era alto, robusto, arrogante e fumava una pipa d'oro che aveva la forma di 'P'. Il bambino gli parlò; "Signore, tu che sei tanto ricco e potente, non mi potresti dare la 'P' della tua Pipa?" .
L'uomo gli rispose: "Vattene via, impertinente! Che farei io senza questa 'P' di Potere di acquistare, di Potere di comando, di Potere politico, di Potere economico e Professionale? No! No! La mia 'P' la voglio per me!"


Il bambino continuò a camminare. Poco dopo vide un grande albero. Appoggiata al tronco, c'era una scure a forma di 'P'.
Con grande speranza il piccolo chiese: "Albero! Ho perso la mia 'P' di Pasqua, mi potresti dare la tua?". "Non posso! Non posso! La mia 'P' è di Potare: di potare i rami secchi perché possa continuare a crescere e rinnovarmi".


Più avanti il bambino incontrò due donne che tornavano dal mercato. Stanche, trascinavano la 'P' del peso dello loro ceste. "Buone signore, non potreste darmi la 'P' del vostro peso?". "No, ragazzo! La nostra 'P' è troppo pesante per te: è la 'P' del Passare lo straccio, del Pulire i mobili, dell'impastare il Pane... La nostra 'P' è la Preoccupazione e l'affanno per le nostre famiglia. Non possiamo dartela".


Stanco di camminare, il bambino arrivato ad un campo, si sedette, e vide che questo aveva la forma di una grande 'P' verde: era la 'P' di Prato.
"Guarda bambino, mi rincresce, ma non posso dartela! Sto aspettando che germoglino le piante e si riempiano di polline. Vedi come ho tanto bisogno della mia 'P' ''. Deluso e triste, il bambino decise di ritornare a casa. Era chiaro: con una scusa o l'altra, la verità era che nessuno gli voleva dare la sua 'P'.


Ma improvvisamente si vide venire incontro un uomo e riconobbe che era Gesù. Gesù era curvo sotto il peso di un grande pacco. "Gesù, mi potresti dare la 'P' del tuo Pacco?
Ti aiuterò a portarlo". Gesù si fermò meravigliato: "Sei un bravo ragazzo! Ma voglio dirti una cosa. Vedi questo pacco? Pesa, e pesa molto, perché è pieno di 'P'. Soprattutto pieno di Peccati commessi dagli uomini.
Adesso sto andando in un posto dove posso buttarli via. Anzi facciamo così. Io mi tengo solo le 'P' dei peccati, tutte le altre 'P' le puoi tenere. Te le regalo!".


Allora il bambino mise le mani dentro il pacco tirò fuori tante 'P' di tutte le forme e di tutti i colori. Incominciò a buttarle in aria, felice e contento. C'era la 'P' di Pensare agli altri, di Potare i rami inutili della propria vita, di Pazienza, di Perdono, di Preghiera, di Pace... Le 'P' cadevano come pioggia buona sul prato, sul bosco e su tutta quella gente che prima aveva incontrato.
 Tutti cambiavano.
L'egoista distribuiva i suoi beni a mani piene.
L'albero appariva trasformato.
Le donne facevano il proprio lavoro con serenità e senza affanni.
 Il prato si copriva di fiori.
Nel fondo del pacco, il bambino trovò la 'P' più luminosa.
Corse a casa e la collocò al suo posto sul poster.
 Il cuore gli batteva forte dalla gioia. Ora era Pasqua!

 

Buona Pasqua!
 

 

10 CONSIGLI DI UNA MONACA DI CLAUSURA PER VIVERE I GIORNI DI ISOLAMENTO


Tratto dal blog:
https://carmelitasdescalzascadiz.wordpress.com/2020/03/17/10-consejos-de-una-monja-de-clausura-para-vivir-los-dias-de-confinamiento-y-no-morir-en-el-intento/

 

Suor Maria Teresa delle Carmelitane Scalze di Cadice, propone alcune interessanti raccomandazioni per questo periodo.
Nel mezzo della crisi del coronavirus che ci impedisce di svolgere normalmente la nostra vita quotidiana, dobbiamo sapere come resistere. E per questo non esiste migliore esempio di quello fornito da persone che hanno già esperienza di vita senza uscire per strada quotidianamente.

Ecco qui i consigli scritti da Suor Maria Teresa della Comunità delle Carmelitane Scalze di Cadice, Spagna. Alcune sagge raccomandazioni su cui riflettere e prendere molto in considerazione in questi giorni di isolamento:


1. Atteggiamento di libertà

Secondo questa premessa, sottolineano che la cosa fondamentale è l’atteggiamento con cui vivi, l’interpretazione che fai della situazione, la consapevolezza che non è una sconfitta. Paradossalmente, questa può essere un’opportunità per scoprire la libertà più genuina e più grande: la libertà interiore che nessuno può toglierti, quella che viene da te stesso. È vero che le autorità ci “obbligano” a stare a casa. La tua libertà è di aderire volontariamente, sapendo che è un bene superiore. Libero è colui che ha la capacità di accettare la situazione perché vuole fare la cosa giusta. Non sei rinchiuso in casa, hai scelto di rimanere lì “liberamente”.

 

2. Pace dove l’anima si allarga

Guarda dentro di te, lo spazio più ampio per espandersi ed essere felice è nel tuo cuore, non hai bisogno di spazi esterni ma di camminare comodamente nel tuo mondo. Dai spazio alla creatività, ascolta le tue ispirazioni e trova la bellezza della quale sei capace. Forse non hai ancora scoperto che nella pace dell’anima nasce la vita… la vita è creazione di più vita, comunicazione di gioia e amore. Quando ti abituerai a vivere in te, non vorrai più uscire.


3. Non ti trascurare, la pace deve essere operata

 Esercita le virtù che richiedono concentrazione e conoscenza di sé, quelle che normalmente trascuriamo perché siamo impegnati in mille attività esterne. Il modo con cui gestisci le tue emozioni e i tuoi pensieri, la gestione dei tuoi sensi e passioni dipende dal fatto che tu viva in paradiso o all’inferno. Osserva te stesso e domina te stesso, perché se ti lasci trasportare dalla paura, dalla tristezza o dall’apatia, difficilmente taglierai il filo poiché non ci sono molte evasioni. Disciplina il tuo cuore: quando qualche pensiero non ti fa bene, scaccialo! Cerca di inclinarti verso tutto ciò che noti che ti dà pace e gioia… l’armonia deve essere lavorata.

 

4. Ama

 L’argomento infuocato di questi giorni sarà la convivenza. Di fronte alla crisi pandemica, siamo più suscettibili e persino irritabili. Dovrai essere paziente e usare molto il buon senso. Siamo diversi, ognuno ha una sensibilità diversa a causa di migliaia di circostanze. Accetta e rispetta le opinioni e i sentimenti degli altri. È abbastanza normale, quando siamo a casa, la tendenza a voler controllare tutto… Cerca di non farlo…, sarebbe la causa di molti scontri e frustrazioni. Riduci le differenze, potenzia le cose che unificano. L’unico terreno che ti appartiene davvero sei tu: i tuoi pensieri, parole ed emozioni; non controllarli, controlla te stesso! Dall’amore otterrai comprensione ed empatia, desiderio di dare e grazie nel ricevere. Rispetta, abbraccia la fragilità, sdrammatizza, vivi e lascia vivere!

 

5. Non perdere tempo

Niente potrà crearti una tale sensazione di vuoto e noia, come passare inutilmente il tempo. È un nemico molto serio che può rubare la tua pace e persino metterti in depressione. Fai un piano per questi giorni e prova a viverlo con disciplina. Riposo e occupazione non sono antagonisti, approfittane per riposarti facendo attività che ti rilassano o stimolano il buon umore. Prenditi il tuo tempo nelle cose semplici: che la cipolla sia cotta in camicia, i ceci teneri, lo stufato a fuoco lento. Abbiamo tempo!... Anche se uno stufato ti richiede due ore, divertiti a farlo, ma impegnati in quelle cose che fai, per quanto semplici possano essere hanno valore e uno scopo. Non perdere tempo senza senso, “uccidere il tempo” è uccidere la vita!

 

6. Allarga i tuoi confini

Quante volte ci siamo lamentati di tutto ciò che abbiamo lasciato da fare per mancanza di tempo! Dai, ora ce l’abbiamo!... Quel libro che ti hanno regalato tre Natali fa e che non hai letto, quell’altro che non hai ancora restituito perché l’hai lasciato a metà! Se ti piace la musica, cerca nuovi artisti, scopri nuovi generi. Hai voglia di un viaggio? … Pensa a un paese esotico e scopri la sua cultura, lingua, tradizioni…abbiamo Internet per questo. Se sei una persona di fede e di preghiera, forse non sai cosa pregare perché hai già esaurito tutto ciò che sapevi, perché non provi con la Liturgia delle Ore?... Scaricala sul tuo telefonino; guarda negli scritti di qualche santo, sicuramente troverai molte cose che riempiranno la tua anima di nuove luci. Non accontentarti di ciò che già conosci e sai… ora che c’è un’opportunità, apriti alle notizie che ti portano saggezza e ti riempiono di gioia.

 

7. Per i più sensibili

Non tutti dominiamo le emozioni allo stesso modo. Ci saranno persone che, a causa della loro psicologia, troveranno questo isolamento molto difficile. Le emozioni non provengono solo dal nostro interiore, anche ciò che vediamo, ascoltiamo, tocchiamo ecc. ci influenza. Pertanto, dobbiamo essere selettivi con ciò che riceviamo dall’esterno per evitare di entrare in circoli viziosi che ci intrappolano nella disperazione o ci fanno perdere il controllo. Evita il più possibile: conversazioni pessimistiche, discussioni, facce cattive, informazioni in eccesso, film di terrore o intrighi, disordine all’interno della casa.
Poiché non ci sono molte evasioni che ci facciano cambiare il cip, tutto ciò che entra nel nostro cervello rimarrà lì più a lungo del solito, quindi dobbiamo stare attenti a non ossessionarci o permettere a un’emozione negativa di annidarsi dentro di noi. Anche l’eccesso di video è negativo, perché stimola il cervello e ci rende più nervosi. Devi dormire bene, ma troppo può causare una sensazione di fallimento o sconfitta. Un ottimo rimedio per incanalare energia e rilassarsi è ballare. Metti buona musica e ridi a lungo ballando. Niente come ridere per riavviare il nostro sistema interiore.

 

8. Non sei isolato

 È importante capire che non devi sentirti solo, perché non lo sei. L’amore e l’affetto della tua gente sono ancora lì, anche se il contatto fisico si è allontanato. Questa è un’opportunità per sperimentare la comunicazione a un livello più profondo, più intimo. Parla con quelli che hai a casa con calma, senza fretta, ascoltali fino alla fine, lascia che il dialogo crei fiducia e le confidenze costruiscano complicità. Di’ quello che non hai mai tempo di dire, di’ quello che hai sempre voluto dire, parla di tutto e niente ma con affetto, che è ciò che raggiunge l’anima e crea un nido. Rispondi a quella cartolina di Natale che non hai ringraziato, alla lettera che ti ha commosso e che stavi rimandando a rispondere, a quella e-mail di una vecchia amicizia. Cerca parole con bellezza, cerca di esprimere i tuoi sentimenti più nobili… Parla dal cuore e crea legami molto più profondi con la tua gente. Scoprirai che la distanza non è assenza.


9. Giorno di riflessione

Per non lasciarsi sopraffare, è anche comodo cercare momenti di silenzio e solitudine. Nell’organizzazione del tempo per questi giorni, metti anche spazi di ossigenazione individuale. Quante persone ho mai sentito dire: Quanto mi piacerebbe ritirarmi alcuni giorni in un monastero! Bene, l’occasione è qui, a casa. Normalmente ci stanchiamo dell’acceleramento che abbiamo addosso, come se fossimo fuggiti dalla routine quotidiana senza tempo per assimilare ciò che viviamo. Prevediamo cambiamenti sostanziali nella società, “questo non può continuare così”, sentiamo dire anche spesso. Bene, abbiamo questa opportunità di entrare in un bozzolo come il piccolo verme che si trasforma in una farfalla. Rifletti, pensa, medita… Cosa posso cambiare in me stesso per essere migliore dopo questi giorni?...
La separazione dalle cose che normalmente abbiamo tra le mani ci aiuterà a vedere se stiamo davvero enfatizzando quelle che contano, che possono accadere altre cose, che sono insostituibili, ecc. Un buon discernimento per migliorare renderà questi giorni molto utili. Nuovi uomini e nuove donne dopo questa crisi.


10. Prega
 
Solo la preghiera (che è il legame di amicizia con Dio) può sostenere la vita in tutte le situazioni, specialmente in quelle avverse. La preghiera, che, come direbbe Santa Teresa, “sebbene sia da me nominata per ultima, è la principale”. Pregare è aprirsi a quell’ “Altro” che può sostenermi quando ho bisogno di aiuto; ma anche quando sto bene, pregare è sostenere gli altri che ne hanno bisogno. È l’esperienza più universale dell’Amore. Prega, parla con Dio, le ore passeranno senza che te ne accorga: parlagli di tutto, non si stanca mai di ascoltarti, sfogati con Lui quando ne hai bisogno e perché no?... lascia che anche Lui si sfoghi con te, è tuo Padre, tuo Fratello, tuo Amico. Esercita la tua fede e la tua fiducia. Se hai lasciato la tua relazione con Dio nell’abito da marinaio della tua prima comunione o in quel bellissimo vestito bianco, riprova, ora c’è tempo e serenità per parlare con Lui. Forse non ci credi perché non ci hai provato. E se ci provassi?
 

 

LA FELICITA' DELL'ALBERO - C'era una volta un giovane ramo di un grande albero.
 Era nato in primavera, tra il tepore dell'aria e il canto degli uccelli. In mezzo all'aria, alle lunghe giornate estive, al sole caldo, alle notti frizzanti, trascorse i suoi primi mesi di vita.
 Era felice: aveva foglie bellissime, e, poi, erano sopraggiunti fiori colorati ad adornare e, dopo ancora, grandi frutti succosi di cui tutti gli uccelli del cielo potevano nutrirsi. Ma un giorno cominciò a sentirsi stanco: era settembre...
I frutti si staccarono, le foglie cominciarono a cambiare colore divenivano sempre più pallide... Addirittura, di tanto in tanto il vento se ne portava via qualcuna. Venne la pioggia e poi l'aria fredda, e il ramo si sentiva sempre peggio: non capiva cosa stesse succedendo.
 In pochi giorni e in poche notti si trovò spoglio, infreddolito, completamente solo. Rimase così qualche tempo fin quando non capì che non poteva far altro che mettersi a cercare i suoi fiori, le sue foglie, i suoi frutti per poter di nuovo stare insieme a loro.


"Devo darmi da fare" disse risoluto tra sé e sé. Cominciò allora, a chiedere aiuto a tutti i suoi amici. Si rivolse dapprima al Mattino: "Sono solo e infreddolito, ho perso tutte le mie foglie, sai dove le posso trovare?".
Il Mattino rispose "Ci sono alberi che ne hanno tante, prova a chiedere a loro".
Si rivolse a quegli alberi: "Sono solo e infreddolito, ho perso tutte le mie foglie, sapete dirmi dove le posso trovare?".
Gli alberi risposero: "Noi le abbiamo sempre avute, prova a chiedere agli alberi uguali a te".
Si rivolse ai rami spogli come lui. "Abbiamo tanto freddo anche noi, non sappiamo cosa dirti...", gli risposero.
Queste parole lo fecero sentire meno solo. Si disse che, se avesse ritrovato le foglie, sarebbe subito corso dai suoi simili a rivelare il luogo in cui si trovavano.
Continuò la sua ricerca e chiese al Vento.
"Io le foglie le porto solo via è la pioggia che le fa crescere", disse il Vento a gran voce.
Si rivolse alla Pioggia. "Le farò crescere a suo tempo", gli disse la pioggia tintinnando.
Si rivolse allora al Tempo. "Io so tante cose", gli disse con voce profonda.
"Il Tempo aggiusta tutto, non ti preoccupare occorrono tanti giorni e tante notti".
Si rivolse alla Notte, ma la Notte tacque e lo invitò a riposare.
Si sentiva infatti molto stanco. Mentre stava per addormentarsi uno gnomo passò di là. Al vedere quel ramo così spoglio e infreddolito, dal freddo e dalle intemperie si fermò e un po' preoccupato, gli chiese cosa stesse succedendo.


Il ramo gli raccontò tutta la sua storia. Lo gnomo stette con lui, si fermò nel suo silenzio, lo ascoltò, sentì il suo dolore. Allora il ramo parlò ancora e disse : "Mi è sembrato di chiudere gli occhi e dopo averli riaperti non ho più trovato le mie foglie, non sono stato più capace di vederle".
Lo gnomo pensò a lungo, poi capì: si tolse gli occhiali e li posò sul naso del ramo, spiegandogli che erano occhiali magici che servivano per guardare dentro di sè. Il ramo, allora, apri bene gli occhi e... meraviglia... Vide che dentro di sé qualcosa si muoveva, sentiva un rumore, vedeva qualcosa circolare provò ad ascoltare, guardò a fondo: era linfa, linfa viva che si muoveva in lui. Incredulo disse allo gnomo ciò che vedeva.
 Lo gnomo gli spiegò che le foglie, i fiori, e i frutti, nascono grazie alla linfa oltre che al caldo sole, all'aria di primavera e alla pioggia.
"Se hai linfa dentro di te hai tutto", gli disse, "Non occorre chiedere più nulla a nessuno ma insieme all'acqua, alla luce, all'aria, agli altri rami, le foglie rinasceranno: le hai già dentro".
Il ramo, immediatamente si sentì più forte, rinvigorì: aveva la linfa in sé, non doveva più chiedere consigli, gli bastava lasciar vivere la linfa che circolava in lui.


Rimanete in me ed io in voi. Come il tralcio non può dare frutto, se non è unito alla vite, così neppure voi se non siete uniti a me.
 Io sono la vite, voi i tralci.
Colui che rimane in me ed io in lui, costui dà molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla ... (Gv 15,1-5)

 

L'OMBRELLO ROSSO - I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia.
Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami.
L'erba era sparita dai prati.
La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto.
Le settimane si succedevano sempre più infuocate.
Da mesi non cadeva una vera pioggia. Il parroco del paese organizzò un'ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia.
 All'ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza.
Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede.
Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari.
Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.

 

Pregare è chiedere la pioggia, credere è portare l'ombrello...



 

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Messaggio Cristiano

REGINA CAELI Piazza San Pietro, Domenica, 18 aprile 2021

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questa terza domenica di Pasqua, ritorniamo a Gerusalemme, nel Cenacolo, come guidati dai due discepoli di Emmaus, i quali avevano ascoltato con grande emozione le parole di Gesù lungo la via e poi lo avevano riconosciuto «nello spezzare il pane» (Lc 24,35). Ora, nel Cenacolo, Cristo risorto si presenta in mezzo al gruppo dei discepoli e li saluta: «Pace a voi!» (v. 36). Ma essi sono spaventati e credono «di vedere un fantasma», così dice il Vangelo (v. 37). Allora Gesù mostra loro le ferite del suo corpo e dice: «Guardate le mie mani e i miei piedi – le piaghe –: sono proprio io! Toccatemi» (v. 39). E per convincerli, chiede del cibo e lo mangia sotto i loro sguardi sbalorditi (cfr vv. 41-42).

 

C’è un particolare qui, in questa descrizione. Dice il Vangelo che gli Apostoli “per la grande gioia ancora non credevano”. Era tale la gioia che avevano che non potevano credere che quella cosa fosse vera. E un secondo particolare: erano stupefatti, stupiti; stupiti perché l’incontro con Dio ti porta sempre allo stupore: va oltre l’entusiasmo, oltre la gioia, è un’altra esperienza. E questi erano gioiosi, ma una gioia che faceva pensare loro: no, questo non può essere vero!… È lo stupore della presenza di Dio. Non dimenticare questo stato d’animo, che è tanto bello.

 

Questa pagina evangelica è caratterizzata da tre verbi molto concreti, che riflettono in un certo senso la nostra vita personale e comunitaria: guardare, toccare e mangiare. Tre azioni che possono dare la gioia di un vero incontro con Gesù vivo.

 

Guardare. “Guardate le mie mani e i miei piedi” – dice Gesù. Guardare non è solo vedere, è di più, comporta anche l’intenzione, la volontà. Per questo è uno dei verbi dell’amore. La mamma e il papà guardano il loro bambino, gli innamorati si guardano a vicenda; il bravo medico guarda il paziente con attenzione… Guardare è un primo passo contro l’indifferenza, contro la tentazione di girare la faccia da un’altra parte, davanti alle difficoltà e alle sofferenze degli altri. Guardare. Io vedo o guardo Gesù?

 

Il secondo verbo è toccare. Invitando i discepoli a toccarlo, per constatare che non è un fantasma – toccatemi! –, Gesù indica a loro e a noi che la relazione con Lui e con i nostri fratelli non può rimanere “a distanza”, non esiste un cristianesimo a distanza, non esiste un cristianesimo soltanto sul piano dello sguardo. L’amore chiede il guardare e chiede anche la vicinanza, chiede il contatto, la condivisione della vita. Il buon samaritano non si è limitato a guardare quell’uomo che ha trovato mezzo morto lungo la strada: si è fermato, si è chinato, gli ha medicato le ferite, lo ha toccato, lo ha caricato sulla sua cavalcatura e l’ha portato alla locanda. E così con Gesù stesso: amarlo significa entrare in una comunione di vita, una comunione con Lui.

 

E veniamo allora al terzo verbo, mangiare, che esprime bene la nostra umanità nella sua più naturale indigenza, cioè il bisogno di nutrirci per vivere. Ma il mangiare, quando lo facciamo insieme, in famiglia o tra amici, diventa pure espressione di amore, espressione di comunione, di festa... Quante volte i Vangeli ci presentano Gesù che vive questa dimensione conviviale! Anche da Risorto, con i suoi discepoli. Al punto che il Convito eucaristico è diventato il segno emblematico della comunità cristiana. Mangiare insieme il corpo di Cristo: questo è il centro della vita cristiana.

 

Fratelli e sorelle, questa pagina evangelica ci dice che Gesù non è un “fantasma”, ma una Persona viva; che Gesù quando si avvicina a noi ci riempie di gioia, al punto di non credere, e ci lascia stupefatti, con quello stupore che soltanto la presenza di Dio dà, perché Gesù è una Persona viva. Essere cristiani non è prima di tutto una dottrina o un ideale morale, è la relazione viva con Lui, con il Signore Risorto: lo guardiamo, lo tocchiamo, ci nutriamo di Lui e, trasformati dal suo Amore, guardiamo, tocchiamo e nutriamo gli altri come fratelli e sorelle. La Vergine Maria ci aiuti a vivere questa esperienza di grazia.

 

Dopo il Regina Caeli

Cari fratelli e sorelle!

Ieri, nell’Abbazia di Casamari, sono stati proclamati Beati Simeone Cardon e cinque compagni martiri, monaci cistercensi di quell’Abbazia. Nel 1799, quando soldati francesi in ritirata da Napoli saccheggiarono chiese e monasteri, questi miti discepoli di Cristo resistettero con coraggio eroico, fino alla morte, per difendere l’Eucaristia dalla profanazione. Il loro esempio ci spinga a un maggiore impegno di fedeltà a Dio, capace anche di trasformare la società e di renderla più giusta e fraterna. Un applauso ai nuovi Beati!

 

E questa è una cosa triste. Seguo con viva preoccupazione gli avvenimenti in alcune aree dell’Ucraina orientale, dove negli ultimi mesi si sono moltiplicate le violazioni del cessate-il-fuoco, e osservo con grande inquietudine l’incremento delle attività militari. Per favore, auspico fortemente che si eviti l’aumento delle tensioni e, al contrario, si pongano gesti capaci di promuovere la fiducia reciproca e favorire la riconciliazione e la pace, tanto necessarie a tanto desiderate. Si abbia a cuore anche la grave situazione umanitaria in cui versa quella popolazione, alla quale esprimo la mia vicinanza e per la quale vi invito a pregare. Ave Maria…

 

Oggi si celebra in Italia la Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che da cento anni svolge un prezioso servizio per la formazione delle nuove generazioni. Possa continuare a svolgere la sua missione educativa per aiutare i giovani ad essere protagonisti di un futuro ricco di speranza. Benedico di cuore il personale, i professori e gli studenti dell’Università Cattolica.

 

E ora un cordiale saluto a tutti voi, romani e pellegrini…, brasiliani, polacchi, spagnoli…, e vedo un’altra bandiera lì… Grazie a Dio possiamo ritrovarci di nuovo in questa piazza per l’appuntamento domenicale e festivo. Vi dico una cosa: mi manca la piazza quando devo fare l’Angelus in Biblioteca. Sono contento, grazie a Dio! E grazie a voi per la vostra presenza… Ai ragazzi dell’Immacolata che sono bravi… E a tutti auguro una buona domenica. Per favore non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

Papa Francesco 


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