2020, Giovedì, 13 Agosto
Pensieri del Gufo


PENSIERI DEL GUFO

Su una vecchia quercia stava un vecchio Gufo, più taceva e più sapeva, più sapeva e più taceva...

IL TOCCO DEL MAESTRO... 

Ad una vendita all'asta, il banditore sollevò un violino.
Era impolverato, graffiato e scheggiato. Le corde pendevano allentate e il banditore pensava non valesse la pena di perdere tanto tempo con il vecchio violino, ma lo sollevò con un sorriso. "Che offerta mi fate, signori?" gridò.
"Partiamo da...50 euro!". "Cinquantacinque!" disse una voce.
Poi sessanta. "Sessantacinque!" disse un altro. Poi settanta. "Settanta euro, uno; settanta euro, due; settanta euro...".
Dal fondo della stanza un uomo dai capelli grigi avanzò e prese l'archetto.
Con il fazzoletto spolverò il vecchio violino, tese le corde allentate, lo impugnò con energia e suonò una melodia pura e dolce come il canto degli angeli.
Quando la musica cessò, il banditore, con una voce calma e bassa disse: "Quanto mi offrite per il vecchio violino?".
E lo sollevò insieme con l'archetto. "Cinquecento, e chi dice mille euro? Mille!
E chi dice millecinquecento? Millecinquecento, uno; millecinquecento, due; millecinquecento e tre, aggiudicato!" disse il banditore.
La gente applaudì, ma alcuni chiesero: "Che cosa ha cambiato il valore del violino?".
Pronta giunse la risposta: "Il tocco del Maestro!".


Se in qualche circostanza della vita ci si ritrova come vecchi violini, inutili, impolverati, graffiati e scheggiati; non disperiamo. Abbiamo una certezza: siamo in grado di fare cose meravigliose.
Basta "il tocco del Maestro"...

 

 

TRASFORMARE IL DOLORE... Disse un’ostrica a una vicina: "Ho veramente un gran dolore dentro di me.
È qualcosa di pesante e di tondo, e sono stremata".
Rispose l’altra con orgoglioso compiacimento: "Sia lode al cielo e al mare, io non ho dolori in me. Sto bene e sono sana sia dentro che fuori!
Passava in quel momento un granchio e udì le due ostriche, e disse a quella che stava bene ed era sana sia dentro che fuori:
"Sì, tu stai bene e sei sana; ma il dolore che la tua vicina porta dentro di sé è una perla di straordinaria bellezza!".

 

Dovremmo imparare dall’ostrica. Quando le entra dentro un granello di sabbia, una pietruzza che la ferisce, non si mette a piangere, non strepita, non si dispera. Ma, giorno dopo giorno, trasforma il suo dolore in una perla di straordinaria bellezza.
 Perchè non trasformare i dolori della nostra vita in preziosissime perle di straordinaria bellezza?

 

HAI FIDUCIA IN ME?

C'erano una volta due coraggiosi cavalieri.
Avevano affrontato battaglie, avventure rischiose e messo a repentaglio la vita al soldo di molti signori.
Una sera, uno dei due, guardando il sole che tramontava, disse: «Mi resta un'ultima impresa». «Che cosa?».
«Voglio salire sulla montagna dove abita Dio». «Perché?».
«Voglio sapere perché ci carica di pesi e fardelli gravosi per tutta la vita e continua a pretendere sempre di più, invece di alleggerire il nostro carico, ogni tanto almeno!» disse amaro il primo cavaliere.
«Verrò con te. Ma io penso che Dio sappia quello che fa» concluse l'altro.
 Il viaggio fu lungo e faticoso. Giunsero al monte di Dio. Salivano in silenzio, accanto ai cavalli perché il sentiero era ripido e tormentato.
Già si intravedeva la sommità della montagna nella nebbia, quando una voce tuonò dall' alto: «Prendete con voi tutte le pietre che trovate sul sentiero!».
«Lo vedi?» protestò il primo cavaliere.
 «È sempre la stessa storia! Dopo tutta questa fatica, Dio ci vuole oberare ancora. lo non ci sto più al suo gioco!».
E tornò indietro. L'altro cavaliere invece fece quello che la voce aveva ordinato. mise molto tempo e la salita fu penosa.
 Ma quando il primo raggio di sole del giorno le sfiorò, le pietre ammassate sul cavallo e sulle braccia del cavaliere brillarono di luce limpidissima.
Si erano trasformate in splendidi diamanti di inestimabile valore.


Signore, faccio più domande di quante ne fai tu.
Credo che il rapporto sia di dieci a uno.
lo chiedo:
"Perché permetti la sofferenza?
Per quanto tempo dovrò sopportarla?
Che scopo ha?
Hai dimenticato di essere misericordioso?
Ti ho stancato?
Ti ho offeso?
Mi hai rigettato?
Dove ho perso la tua guida?
Quando mi sono smarrito?
Vedi la mia totale disperazione?"

  Tu mi chiedi:
"Hai fiducia in me?" 

 

HAI PERSO QUALCOSA?

C'era una volta un bambino che aveva perso la 'P' di 'Pasqua': gli era caduta dal poster e volata via.
Era molto triste, perché come si può vivere senza Pasqua? Cercò la lettera da tutte le parti: sotto il letto, negli armadi, in cucina...
Non trovandola in casa, decise di andarla a cercare per il mondo.


 Non lontano trovò un uomo. Era alto, robusto, arrogante e fumava una pipa d'oro che aveva la forma di 'P'. Il bambino gli parlò; "Signore, tu che sei tanto ricco e potente, non mi potresti dare la 'P' della tua Pipa?" .
L'uomo gli rispose: "Vattene via, impertinente! Che farei io senza questa 'P' di Potere di acquistare, di Potere di comando, di Potere politico, di Potere economico e Professionale? No! No! La mia 'P' la voglio per me!"


Il bambino continuò a camminare. Poco dopo vide un grande albero. Appoggiata al tronco, c'era una scure a forma di 'P'.
Con grande speranza il piccolo chiese: "Albero! Ho perso la mia 'P' di Pasqua, mi potresti dare la tua?". "Non posso! Non posso! La mia 'P' è di Potare: di potare i rami secchi perché possa continuare a crescere e rinnovarmi".


Più avanti il bambino incontrò due donne che tornavano dal mercato. Stanche, trascinavano la 'P' del peso dello loro ceste. "Buone signore, non potreste darmi la 'P' del vostro peso?". "No, ragazzo! La nostra 'P' è troppo pesante per te: è la 'P' del Passare lo straccio, del Pulire i mobili, dell'impastare il Pane... La nostra 'P' è la Preoccupazione e l'affanno per le nostre famiglia. Non possiamo dartela".


Stanco di camminare, il bambino arrivato ad un campo, si sedette, e vide che questo aveva la forma di una grande 'P' verde: era la 'P' di Prato.
"Guarda bambino, mi rincresce, ma non posso dartela! Sto aspettando che germoglino le piante e si riempiano di polline. Vedi come ho tanto bisogno della mia 'P' ''. Deluso e triste, il bambino decise di ritornare a casa. Era chiaro: con una scusa o l'altra, la verità era che nessuno gli voleva dare la sua 'P'.


Ma improvvisamente si vide venire incontro un uomo e riconobbe che era Gesù. Gesù era curvo sotto il peso di un grande pacco. "Gesù, mi potresti dare la 'P' del tuo Pacco?
Ti aiuterò a portarlo". Gesù si fermò meravigliato: "Sei un bravo ragazzo! Ma voglio dirti una cosa. Vedi questo pacco? Pesa, e pesa molto, perché è pieno di 'P'. Soprattutto pieno di Peccati commessi dagli uomini.
Adesso sto andando in un posto dove posso buttarli via. Anzi facciamo così. Io mi tengo solo le 'P' dei peccati, tutte le altre 'P' le puoi tenere. Te le regalo!".


Allora il bambino mise le mani dentro il pacco tirò fuori tante 'P' di tutte le forme e di tutti i colori. Incominciò a buttarle in aria, felice e contento. C'era la 'P' di Pensare agli altri, di Potare i rami inutili della propria vita, di Pazienza, di Perdono, di Preghiera, di Pace... Le 'P' cadevano come pioggia buona sul prato, sul bosco e su tutta quella gente che prima aveva incontrato.
 Tutti cambiavano.
L'egoista distribuiva i suoi beni a mani piene.
L'albero appariva trasformato.
Le donne facevano il proprio lavoro con serenità e senza affanni.
 Il prato si copriva di fiori.
Nel fondo del pacco, il bambino trovò la 'P' più luminosa.
Corse a casa e la collocò al suo posto sul poster.
 Il cuore gli batteva forte dalla gioia. Ora era Pasqua!

 

Buona Pasqua!
 

 

10 CONSIGLI DI UNA MONACA DI CLAUSURA PER VIVERE I GIORNI DI ISOLAMENTO


Tratto dal blog:
https://carmelitasdescalzascadiz.wordpress.com/2020/03/17/10-consejos-de-una-monja-de-clausura-para-vivir-los-dias-de-confinamiento-y-no-morir-en-el-intento/

 

Suor Maria Teresa delle Carmelitane Scalze di Cadice, propone alcune interessanti raccomandazioni per questo periodo.
Nel mezzo della crisi del coronavirus che ci impedisce di svolgere normalmente la nostra vita quotidiana, dobbiamo sapere come resistere. E per questo non esiste migliore esempio di quello fornito da persone che hanno già esperienza di vita senza uscire per strada quotidianamente.

Ecco qui i consigli scritti da Suor Maria Teresa della Comunità delle Carmelitane Scalze di Cadice, Spagna. Alcune sagge raccomandazioni su cui riflettere e prendere molto in considerazione in questi giorni di isolamento:


1. Atteggiamento di libertà

Secondo questa premessa, sottolineano che la cosa fondamentale è l’atteggiamento con cui vivi, l’interpretazione che fai della situazione, la consapevolezza che non è una sconfitta. Paradossalmente, questa può essere un’opportunità per scoprire la libertà più genuina e più grande: la libertà interiore che nessuno può toglierti, quella che viene da te stesso. È vero che le autorità ci “obbligano” a stare a casa. La tua libertà è di aderire volontariamente, sapendo che è un bene superiore. Libero è colui che ha la capacità di accettare la situazione perché vuole fare la cosa giusta. Non sei rinchiuso in casa, hai scelto di rimanere lì “liberamente”.

 

2. Pace dove l’anima si allarga

Guarda dentro di te, lo spazio più ampio per espandersi ed essere felice è nel tuo cuore, non hai bisogno di spazi esterni ma di camminare comodamente nel tuo mondo. Dai spazio alla creatività, ascolta le tue ispirazioni e trova la bellezza della quale sei capace. Forse non hai ancora scoperto che nella pace dell’anima nasce la vita… la vita è creazione di più vita, comunicazione di gioia e amore. Quando ti abituerai a vivere in te, non vorrai più uscire.


3. Non ti trascurare, la pace deve essere operata

 Esercita le virtù che richiedono concentrazione e conoscenza di sé, quelle che normalmente trascuriamo perché siamo impegnati in mille attività esterne. Il modo con cui gestisci le tue emozioni e i tuoi pensieri, la gestione dei tuoi sensi e passioni dipende dal fatto che tu viva in paradiso o all’inferno. Osserva te stesso e domina te stesso, perché se ti lasci trasportare dalla paura, dalla tristezza o dall’apatia, difficilmente taglierai il filo poiché non ci sono molte evasioni. Disciplina il tuo cuore: quando qualche pensiero non ti fa bene, scaccialo! Cerca di inclinarti verso tutto ciò che noti che ti dà pace e gioia… l’armonia deve essere lavorata.

 

4. Ama

 L’argomento infuocato di questi giorni sarà la convivenza. Di fronte alla crisi pandemica, siamo più suscettibili e persino irritabili. Dovrai essere paziente e usare molto il buon senso. Siamo diversi, ognuno ha una sensibilità diversa a causa di migliaia di circostanze. Accetta e rispetta le opinioni e i sentimenti degli altri. È abbastanza normale, quando siamo a casa, la tendenza a voler controllare tutto… Cerca di non farlo…, sarebbe la causa di molti scontri e frustrazioni. Riduci le differenze, potenzia le cose che unificano. L’unico terreno che ti appartiene davvero sei tu: i tuoi pensieri, parole ed emozioni; non controllarli, controlla te stesso! Dall’amore otterrai comprensione ed empatia, desiderio di dare e grazie nel ricevere. Rispetta, abbraccia la fragilità, sdrammatizza, vivi e lascia vivere!

 

5. Non perdere tempo

Niente potrà crearti una tale sensazione di vuoto e noia, come passare inutilmente il tempo. È un nemico molto serio che può rubare la tua pace e persino metterti in depressione. Fai un piano per questi giorni e prova a viverlo con disciplina. Riposo e occupazione non sono antagonisti, approfittane per riposarti facendo attività che ti rilassano o stimolano il buon umore. Prenditi il tuo tempo nelle cose semplici: che la cipolla sia cotta in camicia, i ceci teneri, lo stufato a fuoco lento. Abbiamo tempo!... Anche se uno stufato ti richiede due ore, divertiti a farlo, ma impegnati in quelle cose che fai, per quanto semplici possano essere hanno valore e uno scopo. Non perdere tempo senza senso, “uccidere il tempo” è uccidere la vita!

 

6. Allarga i tuoi confini

Quante volte ci siamo lamentati di tutto ciò che abbiamo lasciato da fare per mancanza di tempo! Dai, ora ce l’abbiamo!... Quel libro che ti hanno regalato tre Natali fa e che non hai letto, quell’altro che non hai ancora restituito perché l’hai lasciato a metà! Se ti piace la musica, cerca nuovi artisti, scopri nuovi generi. Hai voglia di un viaggio? … Pensa a un paese esotico e scopri la sua cultura, lingua, tradizioni…abbiamo Internet per questo. Se sei una persona di fede e di preghiera, forse non sai cosa pregare perché hai già esaurito tutto ciò che sapevi, perché non provi con la Liturgia delle Ore?... Scaricala sul tuo telefonino; guarda negli scritti di qualche santo, sicuramente troverai molte cose che riempiranno la tua anima di nuove luci. Non accontentarti di ciò che già conosci e sai… ora che c’è un’opportunità, apriti alle notizie che ti portano saggezza e ti riempiono di gioia.

 

7. Per i più sensibili

Non tutti dominiamo le emozioni allo stesso modo. Ci saranno persone che, a causa della loro psicologia, troveranno questo isolamento molto difficile. Le emozioni non provengono solo dal nostro interiore, anche ciò che vediamo, ascoltiamo, tocchiamo ecc. ci influenza. Pertanto, dobbiamo essere selettivi con ciò che riceviamo dall’esterno per evitare di entrare in circoli viziosi che ci intrappolano nella disperazione o ci fanno perdere il controllo. Evita il più possibile: conversazioni pessimistiche, discussioni, facce cattive, informazioni in eccesso, film di terrore o intrighi, disordine all’interno della casa.
Poiché non ci sono molte evasioni che ci facciano cambiare il cip, tutto ciò che entra nel nostro cervello rimarrà lì più a lungo del solito, quindi dobbiamo stare attenti a non ossessionarci o permettere a un’emozione negativa di annidarsi dentro di noi. Anche l’eccesso di video è negativo, perché stimola il cervello e ci rende più nervosi. Devi dormire bene, ma troppo può causare una sensazione di fallimento o sconfitta. Un ottimo rimedio per incanalare energia e rilassarsi è ballare. Metti buona musica e ridi a lungo ballando. Niente come ridere per riavviare il nostro sistema interiore.

 

8. Non sei isolato

 È importante capire che non devi sentirti solo, perché non lo sei. L’amore e l’affetto della tua gente sono ancora lì, anche se il contatto fisico si è allontanato. Questa è un’opportunità per sperimentare la comunicazione a un livello più profondo, più intimo. Parla con quelli che hai a casa con calma, senza fretta, ascoltali fino alla fine, lascia che il dialogo crei fiducia e le confidenze costruiscano complicità. Di’ quello che non hai mai tempo di dire, di’ quello che hai sempre voluto dire, parla di tutto e niente ma con affetto, che è ciò che raggiunge l’anima e crea un nido. Rispondi a quella cartolina di Natale che non hai ringraziato, alla lettera che ti ha commosso e che stavi rimandando a rispondere, a quella e-mail di una vecchia amicizia. Cerca parole con bellezza, cerca di esprimere i tuoi sentimenti più nobili… Parla dal cuore e crea legami molto più profondi con la tua gente. Scoprirai che la distanza non è assenza.


9. Giorno di riflessione

Per non lasciarsi sopraffare, è anche comodo cercare momenti di silenzio e solitudine. Nell’organizzazione del tempo per questi giorni, metti anche spazi di ossigenazione individuale. Quante persone ho mai sentito dire: Quanto mi piacerebbe ritirarmi alcuni giorni in un monastero! Bene, l’occasione è qui, a casa. Normalmente ci stanchiamo dell’acceleramento che abbiamo addosso, come se fossimo fuggiti dalla routine quotidiana senza tempo per assimilare ciò che viviamo. Prevediamo cambiamenti sostanziali nella società, “questo non può continuare così”, sentiamo dire anche spesso. Bene, abbiamo questa opportunità di entrare in un bozzolo come il piccolo verme che si trasforma in una farfalla. Rifletti, pensa, medita… Cosa posso cambiare in me stesso per essere migliore dopo questi giorni?...
La separazione dalle cose che normalmente abbiamo tra le mani ci aiuterà a vedere se stiamo davvero enfatizzando quelle che contano, che possono accadere altre cose, che sono insostituibili, ecc. Un buon discernimento per migliorare renderà questi giorni molto utili. Nuovi uomini e nuove donne dopo questa crisi.


10. Prega
 
Solo la preghiera (che è il legame di amicizia con Dio) può sostenere la vita in tutte le situazioni, specialmente in quelle avverse. La preghiera, che, come direbbe Santa Teresa, “sebbene sia da me nominata per ultima, è la principale”. Pregare è aprirsi a quell’ “Altro” che può sostenermi quando ho bisogno di aiuto; ma anche quando sto bene, pregare è sostenere gli altri che ne hanno bisogno. È l’esperienza più universale dell’Amore. Prega, parla con Dio, le ore passeranno senza che te ne accorga: parlagli di tutto, non si stanca mai di ascoltarti, sfogati con Lui quando ne hai bisogno e perché no?... lascia che anche Lui si sfoghi con te, è tuo Padre, tuo Fratello, tuo Amico. Esercita la tua fede e la tua fiducia. Se hai lasciato la tua relazione con Dio nell’abito da marinaio della tua prima comunione o in quel bellissimo vestito bianco, riprova, ora c’è tempo e serenità per parlare con Lui. Forse non ci credi perché non ci hai provato. E se ci provassi?
 

 

LA FELICITA' DELL'ALBERO - C'era una volta un giovane ramo di un grande albero.
 Era nato in primavera, tra il tepore dell'aria e il canto degli uccelli. In mezzo all'aria, alle lunghe giornate estive, al sole caldo, alle notti frizzanti, trascorse i suoi primi mesi di vita.
 Era felice: aveva foglie bellissime, e, poi, erano sopraggiunti fiori colorati ad adornare e, dopo ancora, grandi frutti succosi di cui tutti gli uccelli del cielo potevano nutrirsi. Ma un giorno cominciò a sentirsi stanco: era settembre...
I frutti si staccarono, le foglie cominciarono a cambiare colore divenivano sempre più pallide... Addirittura, di tanto in tanto il vento se ne portava via qualcuna. Venne la pioggia e poi l'aria fredda, e il ramo si sentiva sempre peggio: non capiva cosa stesse succedendo.
 In pochi giorni e in poche notti si trovò spoglio, infreddolito, completamente solo. Rimase così qualche tempo fin quando non capì che non poteva far altro che mettersi a cercare i suoi fiori, le sue foglie, i suoi frutti per poter di nuovo stare insieme a loro.


"Devo darmi da fare" disse risoluto tra sé e sé. Cominciò allora, a chiedere aiuto a tutti i suoi amici. Si rivolse dapprima al Mattino: "Sono solo e infreddolito, ho perso tutte le mie foglie, sai dove le posso trovare?".
Il Mattino rispose "Ci sono alberi che ne hanno tante, prova a chiedere a loro".
Si rivolse a quegli alberi: "Sono solo e infreddolito, ho perso tutte le mie foglie, sapete dirmi dove le posso trovare?".
Gli alberi risposero: "Noi le abbiamo sempre avute, prova a chiedere agli alberi uguali a te".
Si rivolse ai rami spogli come lui. "Abbiamo tanto freddo anche noi, non sappiamo cosa dirti...", gli risposero.
Queste parole lo fecero sentire meno solo. Si disse che, se avesse ritrovato le foglie, sarebbe subito corso dai suoi simili a rivelare il luogo in cui si trovavano.
Continuò la sua ricerca e chiese al Vento.
"Io le foglie le porto solo via è la pioggia che le fa crescere", disse il Vento a gran voce.
Si rivolse alla Pioggia. "Le farò crescere a suo tempo", gli disse la pioggia tintinnando.
Si rivolse allora al Tempo. "Io so tante cose", gli disse con voce profonda.
"Il Tempo aggiusta tutto, non ti preoccupare occorrono tanti giorni e tante notti".
Si rivolse alla Notte, ma la Notte tacque e lo invitò a riposare.
Si sentiva infatti molto stanco. Mentre stava per addormentarsi uno gnomo passò di là. Al vedere quel ramo così spoglio e infreddolito, dal freddo e dalle intemperie si fermò e un po' preoccupato, gli chiese cosa stesse succedendo.


Il ramo gli raccontò tutta la sua storia. Lo gnomo stette con lui, si fermò nel suo silenzio, lo ascoltò, sentì il suo dolore. Allora il ramo parlò ancora e disse : "Mi è sembrato di chiudere gli occhi e dopo averli riaperti non ho più trovato le mie foglie, non sono stato più capace di vederle".
Lo gnomo pensò a lungo, poi capì: si tolse gli occhiali e li posò sul naso del ramo, spiegandogli che erano occhiali magici che servivano per guardare dentro di sè. Il ramo, allora, apri bene gli occhi e... meraviglia... Vide che dentro di sé qualcosa si muoveva, sentiva un rumore, vedeva qualcosa circolare provò ad ascoltare, guardò a fondo: era linfa, linfa viva che si muoveva in lui. Incredulo disse allo gnomo ciò che vedeva.
 Lo gnomo gli spiegò che le foglie, i fiori, e i frutti, nascono grazie alla linfa oltre che al caldo sole, all'aria di primavera e alla pioggia.
"Se hai linfa dentro di te hai tutto", gli disse, "Non occorre chiedere più nulla a nessuno ma insieme all'acqua, alla luce, all'aria, agli altri rami, le foglie rinasceranno: le hai già dentro".
Il ramo, immediatamente si sentì più forte, rinvigorì: aveva la linfa in sé, non doveva più chiedere consigli, gli bastava lasciar vivere la linfa che circolava in lui.


Rimanete in me ed io in voi. Come il tralcio non può dare frutto, se non è unito alla vite, così neppure voi se non siete uniti a me.
 Io sono la vite, voi i tralci.
Colui che rimane in me ed io in lui, costui dà molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla ... (Gv 15,1-5)

 

L'OMBRELLO ROSSO - I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia.
Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami.
L'erba era sparita dai prati.
La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto.
Le settimane si succedevano sempre più infuocate.
Da mesi non cadeva una vera pioggia. Il parroco del paese organizzò un'ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia.
 All'ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza.
Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede.
Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari.
Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.

 

Pregare è chiedere la pioggia, credere è portare l'ombrello...



 

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Messaggio Cristiano

Angelus, Piazza San Pietro, Domenica 9 Agosto 2020

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

 

Il brano evangelico di questa domenica (cfr Mt 14,22-33) narra di Gesù che cammina sulle acque del lago in tempesta. Dopo aver sfamato le folle con cinque pani e due pesci – come abbiamo visto domenica scorsa –, Gesù ordina ai discepoli di salire sulla barca e ritornare all’altra riva. Lui congeda la gente e poi sale sulla collina, da solo, a pregare. Si immerge nella comunione con il Padre.

 

Durante la traversata notturna del lago, la barca dei discepoli rimane bloccata da un’improvvisa tempesta di vento. Questo è abituale, sul lago. A un certo punto, essi vedono qualcuno che cammina sulle acque venendo verso di loro. Sconvolti pensano sia un fantasma e gridano per la paura. Gesù li rassicura: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora – Pietro, che era così deciso – risponde: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Una sfida. E Gesù gli dice: «Vieni!». Pietro scende dalla barca e fa alcuni passi; poi il vento e le onde lo spaventano e comincia ad affondare. «Signore, salvami!», grida, e Gesù lo afferra per la mano e gli dice: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

 

Questo racconto è un invito ad abbandonarci con fiducia a Dio in ogni momento della nostra vita, specialmente nel momento della prova e del turbamento. Quando sentiamo forte il dubbio e la paura ci sembra di affondare, nei momenti difficili della vita, dove tutto diventa buio, non dobbiamo vergognarci di gridare, come Pietro: «Signore, salvami!» (v. 30). Bussare al cuore di Dio, al cuore di Gesù: «Signore, salvami!». È una bella preghiera. Possiamo ripeterla tante volte: «Signore, salvami!». E il gesto di Gesù, che subito tende la sua mano e afferra quella del suo amico, va contemplato a lungo: Gesù è questo, Gesù fa questo, Gesù è la mano del Padre che mai ci abbandona; la mano forte e fedele del Padre, che vuole sempre e solo il nostro bene. Dio non è il grande rumore, Dio non è l’uragano, non è l’incendio, non è il terremoto – come ricorda oggi anche il racconto sul profeta Elia –; Dio è la brezza leggera – letteralmente dice così: è quel “filo di silenzio sonoro” – che non si impone ma chiede di ascoltare (cfr 1 Re 19,11-13). Avere fede vuol dire, in mezzo alla tempesta, tenere il cuore rivolto a Dio, al suo amore, alla sua tenerezza di Padre. Gesù, questo voleva insegnare a Pietro e ai discepoli, e anche a noi oggi. Nei momenti bui, nei momenti di tristezza, Lui sa bene che la nostra fede è povera – tutti noi siamo gente di poca fede, tutti noi, anch’io, tutti – e che il nostro cammino può essere travagliato, bloccato da forze avverse. Ma Lui è il Risorto! Non dimentichiamo questo: Lui è il Signore che ha attraversato la morte per portarci in salvo. Ancora prima che noi cominciamo a cercarlo, Lui è presente accanto a noi. E rialzandoci dalle nostre cadute, ci fa crescere nella fede. Forse noi, nel buio, gridiamo: “Signore! Signore!”, pensando che sia lontano. E Lui dice: “Sono qui!”. Ah, era con me! Così è il Signore.

 

La barca in balia della tempesta è immagine della Chiesa, che in ogni epoca incontra venti contrari, a volte prove molto dure: pensiamo a certe lunghe e accanite persecuzioni del secolo scorso, e anche oggi, in alcune parti. In quei frangenti, può avere la tentazione di pensare che Dio l’abbia abbandonata. Ma in realtà è proprio in quei momenti che risplende maggiormente la testimonianza della fede, la testimonianza dell’amore, la testimonianza della speranza. È la presenza di Cristo risorto nella sua Chiesa che dona la grazia della testimonianza fino al martirio, da cui germogliano nuovi cristiani e frutti di riconciliazione e di pace per il mondo intero.

 

L’intercessione di Maria ci aiuti a perseverare nella fede e nell’amore fraterno, quando il buio e le tempeste della vita mettono in crisi la nostra fiducia in Dio.

 

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

il 6 e il 9 agosto del 1945, 75 anni fa, avvennero i tragici bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Mentre ricordo con commozione e gratitudine la visita che ho compiuto in quei luoghi lo scorso anno, rinnovo l’invito a pregare e a impegnarsi per un mondo totalmente libero da armi nucleari.

 

In questi giorni il mio pensiero ritorna spesso al Libano – lì vedo una bandiera del Libano, un gruppo di libanesi. La catastrofe di martedì scorso chiama tutti, a partire dai Libanesi, a collaborare per il bene comune di questo amato Paese. Il Libano ha un’identità peculiare, frutto dell’incontro di varie culture, emersa nel corso del tempo come un modello del vivere insieme. Certo, questa convivenza ora è molto fragile, lo sappiamo, ma prego perché, con l’aiuto di Dio e la leale partecipazione di tutti, essa possa rinascere libera e forte. Invito la Chiesa in Libano ad essere vicina al popolo nel suo Calvario, come sta facendo in questi giorni, con solidarietà e compassione, con il cuore e le mani aperte alla condivisione. Rinnovo inoltre l’appello per un generoso aiuto da parte della comunità internazionale. E, per favore, chiedo ai vescovi, ai sacerdoti e ai religiosi del Libano che stiano vicini al popolo e che vivano con uno stile di vita improntato alla povertà evangelica, senza lusso, perché il vostro popolo soffre, e soffre tanto.

 

Saluto tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi – tante bandiere qui – famiglie, gruppi parrocchiali, associazioni. In particolare, saluto i giovani di Pianengo, in diocesi di Crema – eccoli…, rumorosi! –, che hanno percorso la via Francigena da Viterbo a Roma. Bravi, complimenti!

 

Invio un cordiale saluto ai partecipanti al Tour de Pologne – tanti polacchi ci sono qui!, gara ciclistica internazionale che quest’anno è disputata in ricordo di San Giovanni Paolo II nel centenario della sua nascita.

 

A tutti voi auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

 Francesco


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