A tutto campo


Unioni civili, una legge che non avrebbe convinto don Camillo (e nemmeno Peppone)

DDL Cirinnà? No, grazie. Legiferare contro natura è come stabilire che il gallo per legge covi le uova della sua gallina, mentre questa fa, al suo posto "Chicchirichi!".

 

 

 

(Foto: Gennari / Agenzia SIR)

 

Rachele e Dimitar: «Siamo fidanzati dal 24 febbraio del 2013 (il 24 novembre prossimo festeggeremo i nostri primi 1000 giorni insieme). Io studio Ingegneria biomedica e lui è idraulico. Tra i progetti futuri c’è sicuramente il matrimonio e il nostro grande desiderio di creare una famiglia. Non appena terminerò gli studi, coroneremo questo sogno. Un progetto da realizzare nell’immediato è la partecipazione alla Giornata Mondiale dei Giovani a Cracovia, l’anno prossimo. Non vediamo l’ora di vivere questa esperienza con Papa Francesco e con i giovani di tutto il mondo, proprio nella terra di Giovanni Paolo II! Facciamo parte da diversi anni della Fraternità di Emmaus e da due anni siamo i volontari dello studio mobile di Radio Maria di Salerno. Dobbiamo molto a queste due realtà, perché ci aiutano a crescere e a camminare insieme sempre più uniti lungo i passi della fede».

 

La domanda dei fidanzati: In un’epoca di profondi cambiamenti, alcuni di certo non a favore della famiglia cristiana, quali esperienze di condivisione possiamo fare noi fidanzati che desideriamo seguire le sante orme della famiglia di Nazareth?

 

Aniello e Nunzia: «Siamo sposati da 16 anni, abbiamo due bambini di 10 e 7 anni. Senza vergogna confidiamo di essere arrivati al matrimonio casti, lo diciamo alle coppie che seguiamo nel percorso prematrimoniale. La nostra data del matrimonio è l’8 settembre una data mariana, perché consapevoli già dall’inizio che il matrimonio è indissolubile e l’uomo da solo non va lontano. Il primo figlio è arrivato quando Dio ce l’ha donato. Non avremmo violato le leggi della natura con fecondazioni eterologhe. In questo periodo avvertiamo la responsabilità genitoriale nel compito educativo e abbiamo deciso di impegnarci come rappresentanti dei genitori a scuola. Dopo la manifestazione in piazza San Giovanni del 21 giugno scorso, crediamo che la scuola non possa accettare da “suddita” le teorie gender.

 

La domanda dei genitori: La Chiesa non può non parlare, non può non ascoltare la voce delle famiglie. Per il compito educativo chiediamo ai padri sinodali di esprimere una sola e chiara voce, quella della Chiesa.

 

Francesca e MatteoFrancesca e Matteo: «Abbiamo scelto nomi di fantasia, perché non siamo ancora pronti a raccontare la nostra storia a volto scoperto. Siamo i genitori di un figlio straordinario. Quattro anni dopo aver avuto Cristina, che oggi ha 10 anni, è arrivato Emanuele. Sin dalla gravidanza abbiamo saputo che avrebbe avuto una disabilità, ma nonostante tutto abbiamo deciso di accogliere la vita. Per una sofferenza da parto, Emanuele ha avuto anche un  ritardo cognitivo. Ha imparato a camminare a 4 anni ed è quasi totalmente cieco. Per me e mio marito non è stato semplice, non lo è tutt’ora. La disabilità è doppia: quella del tuo bambino e quella relazionale, tra moglie e marito, tra genitori e gli altri figli, che si sentono traditi per le attenzioni sottratte.

 

La domanda dei genitori con un figlio straordinario: Noi chiediamo ai vescovi e ai cardinali di continuare a pregare sempre per la famiglia; ma interpelliamo la Chiesa ad avere attenzioni più specifiche per le famiglie che affrontano una disabilità. Perché non far riscoprire ai giovani la bellezza del volontariato ai ragazzi con handicap, sostenendo così tante mamme e tanti papà?

 

Giuseppe: «Ho 47 anni e due figli stupendi, Ciro ed Emanuele. Dal 2009 sono vedovo. Mia moglie è morta a soli 39 anni, dopo il secondo parto un’ecografia ha evidenziato un nodulo. Abbiamo scoperto che si trattava di Linfoma non Hodgkin. Dopo una prima fase molto difficile, tra i bambini piccoli da seguire e il vuoto che sentivo dentro, ho iniziato un cammino spirituale per vedovi. Un itinerario intenso in cui ho scoperto una vocazione nella vocazione. Da poco meno di un anno ho scelto di consegnare la mia vita a Dio. Tra i segni di consacrazione ricevuti, le fedi nuziali intrecciate con un giglio sopra, che simboleggia il mio abbandono fiducioso nelle mani del Signore».

 

La domanda del vedovo: La vedovanza è un tempo fecondo, in cui si può testimoniare che l’amore e la fedeltà continuano anche con la scomparsa del coniuge. Un vedovo meglio di altri può spiegare il significato del “per sempre”. A volte, però, i vedovi sono considerate soltanto persone più libere a cui riempire l’agenda di impegni parrocchiali. Come può la Chiesa valorizzare l’esperienza dei vedovi, che cercano di dare nuovo senso al tempo che vivono?

 

  


 


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Messaggio Cristiano
UDIENZA GENERALE

Basilica di San Pietro
Mercoledì, 5 agosto 2026

Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

in questa catechesi riprendiamo la riflessione sulla Costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosanctum Concilium (SC). Oggi ci soffermiamo sulla dimensione ecclesiale della preghiera liturgica.

Come suggerisce l’Apostolo Paolo, è lo Spirito Santo che ci insegna a pregare. Dal giorno di Pentecoste, lo Spirito abita la Chiesa, ispirando ogni sua attività e, in particolare, la preghiera. La vita della prima comunità, nata a Gerusalemme dopo la Pasqua di Gesù, è vita nello Spirito donato dal Signore risorto. «Da allora – dice il Concilio – la Chiesa mai tralasciò di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale: leggendo “in tutte le Scritture ciò che lo riguardava” (Lc 24,27), celebrando l’Eucaristia, nella quale vengono resi presenti la vittoria e il trionfo della sua morte e rendendo grazie “a Dio per il suo dono ineffabile” (2Cor 9,15) nel Cristo Gesù, “a lode della sua gloria” (Ef 1,12), per virtù dello Spirito Santo» (SC, 6).

Nel nostro tempo, nei contesti dominati dalla mentalità efficientistica e consumistica, la preghiera può sembrare qualcosa di inutile e di irrisorio. In un mondo dove la scienza e la tecnica pretendono di dare tutte le risposte, pregare può apparire come una forma di evasione. Inoltre, anche in diverse famiglie cristiane non avviene più la trasmissione della preghiera, mentre numerose persone rischiano di confonderla con una tecnica tra le altre, di natura psicologica e finalizzata al benessere personale. La preghiera, invece, in quanto dimensione fondamentale della nostra umanità, merita di essere riscoperta nella sua verità.

La Costituzione Sacrosanctum Concilium ha preso sul serio tale esigenza. E ciò rallegrava profondamente il Papa San Paolo VI, il quale, promulgando questo primo documento approvato dal Concilio Vaticano II, affermò: «Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale» (Discorso, Basilica di San Pietro, 4 dicembre 1963).

Nella Costituzione, infatti, il termine “la preghiera” designa tutta la liturgia. Questa prospettiva è decisiva, perché ha orientato la riforma liturgica dandole come asse portante la partecipazione attiva dei fedeli. La liturgia è presentata anzitutto come il luogo dell’incontro, dell’iniziativa di Dio che si fa prossimo all’umanità nel suo Figlio, «il Verbo fatto carne, unto dallo Spirito Santo» (SC, 5), al quale possiamo rispondere «per Cristo, con Cristo e in Cristo, nell’unità dello Spirito Santo», vale a dire grazie alla «preghiera che Cristo unito al suo Corpo eleva al Padre» (SC, 84).

Per questo San Paolo VI desiderava ardentemente che la Liturgia delle Ore, cioè la preghiera pubblica quotidiana della Chiesa, inseparabile dall’Eucaristia, pervadesse profondamente, ravvivasse, guidasse ed esprimesse tutta la preghiera cristiana e alimentasse efficacemente la vita spirituale del popolo di Dio (cfr Cost. ap. Laudis canticum).

Perché tale desiderio si realizzi, la Liturgia delle Ore chiede di essere sempre più accolta e vissuta nella vita ordinaria dei battezzati e delle comunità. A tante persone che vogliono imparare a pregare, in particolare ai catecumeni, essa può offrire il cammino e la scuola della preghiera cristiana.

Ogni settimana e ogni giorno, l’Eucaristia e la Liturgia delle Ore sono il respiro della vita della Chiesa che fa circolare lo Spirito Santo attraverso il suo Corpo. In questa preghiera, Cristo «unisce a sé tutta l’umanità e se l’associa nell’elevare questo divino canto di lode» (SC, 83); così, di giorno in giorno, siamo associati sempre di più al mistero pasquale e conformati a Lui.

Afferma Sant’Agostino: «Quando parliamo a Dio nella preghiera, non dobbiamo separare da lui il Figlio; e quando prega il corpo del Figlio, non separi da sé il proprio capo; sia dunque lo stesso unico salvatore del suo corpo, il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, colui che prega per noi, che prega in noi e che è pregato da noi. Prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo dunque in lui la nostra voce, e la sua voce in noi» (Enarr. in psalmum LXXXV: PL 37, 1081).

Legata all’Eucaristia, di cui prolunga la luce, la Liturgia delle Ore santifica il tempo della nostra vita quotidiana: al mattino, iniziamo la giornata con fede e gratitudine; a mezzogiorno, chiediamo la forza della fedeltà in mezzo alle fatiche; la sera, finito il lavoro, i Vespri accompagnano il momento del tramonto; la notte, ci addormentiamo affidandoci alla pace di Dio. Ogni Ora è un atto di speranza: durante il pellegrinaggio terreno, vegliamo attendendo con tutta la Chiesa il ritorno glorioso del Signore.

Leone XIV