2020, Giovedì, 13 Agosto
Africa di ieri e di oggi


Prendersi cura del mondo

Cantieri aperti e cantieri che chiudono

Fine maggio

Eccoci alla fine di maggio (di già?!?!).

Mercoledì ho festeggiato il compleanno, e anche l’anniversario di ordinazione. 58 anni, di cui la metà passata in questa bella parte del mondo, che è il Centrafrica.
In questi giorni siamo molto presi con la prevenzione e la preparazione per cercare di contrastare l’epidemia di Coronavirus, che ha già contagiato 755 persone, qui in Centrafrica.
Grazie a Dio, la generosità di tante persone e di tanti paesi è molto grande. Tra Conferenza Episcopale Italiana e Caritas Italiana, CRS (Caritas degli Stati Uniti), e paesi vari (Inghilterra, Olanda, Germania, Irlanda), organismi e fondazioni, stiamo lavorando molto per sensibilizzare le città e piccoli villaggi, e per comperare materiale di protezione per il personale, sistemi per lavare le mani, e materiale per la cura degli ammalati.
Questa mattina, 28 maggio, sono partito alle 4 da Baoro, proprio per organizzare gli acquisti e la preparazione di questi progetti.
Arrivando a Bangui, dopo 400 km di strada, siamo stati fermati ad una barriera: e qui ci hanno misurato la temperatura, e fatto il tampone per il depistaggio del coronavirus. Il tutto fatto in modo molto serio e professionale.
 

25 anni (e un po’ di più)

Giovedì 20 maggio, qui in Centrafrica, si è celebrata la festa dell’Ascensione. E nel pieno di una pioggia fortissima, ho celebrato la Messa, questa mattina, con meno di una decina di persone. Ma siamo ormai in stagione delle piogge, e il temporale ha scoraggiato un po’ i cristiani.
I lavori di costruzione della cappella di Bokongo proseguono, e speriamo di poter mettere presto il tetto, e finire i lavori entro un mese o due.
Il coronavirus, in Centrafrica, continua ad aumentare seriamente. Da 260 casi la settimana scorsa, siamo giunti a 436 oggi.
 
Ma lunedì ho ricevuto una bella notizia. Anzi, 4! La chiesa italiana, grazie all’8 x mille, ha destinato dei fondi per l’emergenza covid19 in Africa. Abbiamo presentato 4 progetti alla Caritas Italiana, per aiutare gli ospedali di Ndim, Niem, Maigaro e Wantigera, e sono stati tutti accettati. Con questo aiuto possiamo comprare mascherine, tute, guanti per la protezione, ma anche attrezzature per le analisi e per le cure.
 
E ieri, mercoledì 19 maggio, p.Norberto Pozzi celebrava 25 anni di sacerdozio. Abbiamo potuto, nonostante tutto, fargli un po’ di festa. Sono venuti alcuni confratelli dalle altre comunità, facendo molta attenzione e con molte precauzioni. Alle 10.30 abbiamo celebrato la Messa, presieduta dal Mgr.Mirek Gucwa, il vescovo di Bouar: una bella occasione per ringraziare Dio per il dono del sacerdozio, ma anche per ringraziare p.Norberto per la sua fedeltà e il suo lavoro.
 
P.Norberto, di Lecco, è venuto in Centrafrica come volontario, nel 1980. Geometra, costruttore, ma anche meccanico e gran lavoratore, ha poi preso la strada del Carmelo, e nel 1995 è diventato sacerdote, lavorando soprattutto nei villaggi intorno a Bozoum.
 

 

La vita prosegue, a ritmi un po’ diversi, a causa del Coronavirus. In Centrafrica i casi sono saliti a oltre 250 (da 119 una settimana fa). La paura si fa un po’ più palpabile (anche se le attività gli spostamenti, le feste e riunioni si avvicendano, sfidando spesso le regole di distanze e di igiene).

In questi giorni, come Caritas, siamo riusciti a comprare dei termometri ad infrarossi, che abbiamo messo a disposizione di alcuni ospedali e dispensari. E domani lanciamo un ordine di 6.000 maschere, che saranno fabbricate localmente, e daranno sicurezza e lavoro.

In parrocchia, pur non potendo fare le celebrazioni dei Battesimi e sacramenti, continuiamo con gli esami di catechismo.

La grande notizia è la partenza delle ditte cinesi da Bozoum!

Da alcuni giorni si sussegue il passaggio di camion carichi di ruspe e scavatrici, che lasciano Bozoum soprattutto in direzione sud (probabilmente verso Yaloke e Bambari).

Lasciano, purtroppo, un disastro! Anzi: parecchi disastri:

·         L’inquinamento del fiume, e delle falde della zona con il mercurio (che rimarrà per decenni nell’acqua, nella terra, nella vegetazione, e in tutta la catena alimentare)

·         Un fiume disastrato, con mucchi di ghiaia e terra, e pozze d’acqua profonde: la settimana scorsa 7 persone vi sono annegate!

·         Una scia di malattie e malformazioni: ci sono già casi di neonati con spina bifida e macrocefalia.

·         Un corteo di violenze e soprusi, con feriti, morti e un disprezzo per ogni giustizia.

·         Un paese più povero: mentre le ditte hanno speso, in un anno, oltre 7 milioni di euro (più di 4.700.000.000 f cfa), hanno dichiarato di estrarre oro per poco più di 4.680.000 euro (3.065.000.000 di f CFA)! È strano che delle ditte vengano a lavorare in perdita! E, secondo i bilanci ufficiali dello Stato, non c’è stato nessun aumento delle entrate!

·         Una regione più povera: per colpa di autorità molto corrotte, le comunità locali non hanno avuto nessun beneficio (a parte il mercurio, l’acqua inquinata, malformazioni, violenze e ingiustizie). Le ditte cinesi avevano promesso 36 mila euro (24 milioni di f cfa) per costruire scuole e dispensari. Li hanno dati, ma solo una parte è stata usata (e non per fare le scuole, ma una tribuna per le autorità per la festa nazionale del 1° dicembre). La scuola non è mai stata costruita. Dei 2 dispensari ne è stato costruito poco meno di mezzo (e mai terminato). La ditta che ha costruito la tribuna ha ricevuto 9,5 milioni di f cfa (e 2,5 milioni sono evaporati), mentre per i due dispensari (non costruiti) sono stati spesi meno di  2 milioni cfa.
Morale della favola: alcune autorità locali hanno intascato più di 12 milioni di f cfa (circa 18.000 euro), che erano destinati a risarcire almeno in parte la popolazione locale!

 

 

Coraggio!

Il tempo passa. Ormai le scuole sono chiuse da oltre un mese, e la situazione, lentamente, tende verso il peggioramento. Ad oggi i casi di coronavirus in Centrafrica sono 119. Il governo, o almeno, una parte, sta facendo seri sforzi, aiutato dalla comunità internazionale, per verificare e seguire le persone positive e identificare quelle che potrebbero esserlo.

Gli spostamenti tra la frontiera con il Camerun e la capitale, Bangui, sono un po’ diminuiti, ma ci sono pochissimi controlli. Questa mattina, giovedì 7 maggio, sono partito da Baoro alle 5, e lungo i 400 km di strada non sono mai stato controllato nella dozzina abbondante di posti di blocco sparsi lungo la strada.
Le scuole rimangono chiuse, ma con le trasmissioni alla radio cerchiamo di continuare, almeno in parte le lezioni.
 
 La situazione è già difficile a Bangui, dove era stato allestito un reparto per il covid-19 per 13 persone. In tutta fretta se ne sta preparando un altro. Ma nel resto del paese non c’è ancora niente.
Ieri, mercoledì, sono andato a Bouar, dove abbiamo fatto una riunione con il Vescovo, Sr Marie Thérèse (responsabile della Farmacia diocesana) ed i dottori Ione Bertocchi e p.Tiziano. Aspettando le risposte alle varie domande di finanziamento che abbiamo lanciato, come Caritas stiamo preparando i nostri ospedali e centri sanitari con l’acquisto di materiale di protezione, di terapia e di medicinali.
 
È un grande cantiere… e faremo tutto il possibile.
 
 
Piano piano (yeke yeke, di dice in Sango) il coronavirus, arrivato in Centrafrica in marzo, sta crescendo.
All’inizio pochi casi, legati piuttosto a persone arrivate dall’Europa. Poi, purtroppo, sono apparsi i primi malati “locali”: persone che si sono infettate qui nel paese. Anche perché, nel frattempo, l’aeroporto di Bangui è stato chiuso. Purtroppo non sono state chiuse le frontiere con il Camerun. O meglio, sono state chiuse, ma le decisioni non sono state rispettate. E il continuo viaggiare di persone tra i due paesi (il Camerun ha ormai quasi 2.000 persone positive) ha scatenato l’inevitabile. Oggi sono stati identificati i primi casi fuori da Bangui, a Bouar, a 110 k da Bozoum!
Ad oggi i casi sono 64. Pochi, rispetto ai numeri dell’Europa. Ma tanti per un paese con una struttura sanitaria fragilissima.
 
 
In settimana sono stato a Bouar, mercoledì. In mattinata sono passato nel nostro seminario della Yolé. Qui le suore indiane seguono un dispensario, ed abbiamo visto insieme cosa fare per curare gli ammalati, senza far correre rischi a loro e al personale.
A Bouar ho anche incontrato i responsabili della Commissione Sanitaria della diocesi, con i quali abbiamo preparato un programma di sostegno di materiale e medicinali, che proprio in questi giorni abbiamo inviato alla Caritas Italiana. La CEI ha stanziato degli aiuti per l’emergenza Covid-19 in Africa, e speriamo di poter aiutare molta gente nei nostri ospedali.
 
 
Qui a Bozoum, per ora, è tutto tranquillo. Forse troppo.
La questione del virus non è presa molto sul serio, e mercati, commerci e spostamenti continuano senza troppi problemi. Per ora.
In questi giorni le ditte cinesi stanno spostando parte dei macchinari per l’estrazione dell’oro verso altri siti. In teoria avrebbero l’obbligo di ripristinare il letto del fiume com’era prima del loro arrivo. In realtà, dopo aver distrutto il fiume, lasciano praticamente tutto all’aria, con montagne di ghiaia e buche piene d’acqua. Purtroppo in questi ultimi 10 giorni, sette persone sono morte annegate!

 

È una delle prime volte, da quando sono in Centrafrica, che la situazione si capovolge così! In genere è il resto del mondo che si preoccupa per noi. In queste settimane, invece, siamo noi che ci preoccupiamo per il resto del mondo. La crisi del coronavirus sta sconvolgendo paesi e continenti, uccidendo persone, e colpendo pesantemente tantissima gente.

Mentre pensiamo alle nostre famiglie, ai nostri amici in tutto il mondo, ci rendiamo conto di quanto siamo fragili, ma anche di come siamo legati nell’avventura della vita, genti e paesi di ogni angolo di questo pianeta.
 
In Centrafrica, per ora, sembra che ci siano tre casi.
Ma la preoccupazione è grande: se il virus arriva qui, sarà una cosa gravissima! C’è un solo laboratorio dove effettuare le analisi, ed è a Bangui, la capitale. Non ci sono praticamente strutture di rianimazione, e nessuna possibilità di assistenza respiratoria. Le misure di contenimento sono molto difficili, in un paese dove non si vive in casa, ma piuttosto fuori…
 
In questi giorni non manca la preghiera, la simpatia e la convinzione di vivere un momento molto difficile. Questa mattina la Radio di Bozoum, “la Voix de Koyale” ha trasmesso l’inno italiano, in segno di solidarietà e simpatia. Qui un piccolo video:
 
La settimana scorsa abbiamo vissuto un momento di formazione, con gli altri sacerdoti della diocesi.
Lunedì sono sceso a Bangui per accompagnare Alban, un giovane belga che è stato con noi 2 mesi. Arrivati a Bangui, ci dicono che il volo AirFrance, previsto in pomeriggio, è annullato! Riusciamo a trovare un posto l’indomani, martedì: partenza verso Douala, in Camerun, e la speranza di partire per Parigi o Bruxelles la sera. Martedì mattina, alle 5, sembra che il volo per Bruxelles sia stato annullato. Ma poi riappare nella programmazione, e Alban parte. A Douala, dove deve passare tutta la giornata, riesco a trovare un amico che lo accoglie, e la sera lo riporta in aeroporto.
 
Finalmente, con un paio di ore di ritardo, riesce a partire verso l’Europa.
E nel frattempo io rientro a Bozoum, passando da Baoro e Bouar. Sono quasi 600 km, e alla fine trovo anche due mucche che hanno deciso di sedersi su un ponte, e non c’è verso di farle alzare e spostarsi finchè non si decidono loro, dopo una ventina di minuti.
E vado avanti piano piano, fino a casa. Come tutti.
 
Coraggio!
Anche se turbata dal coronavirus, la vita va comunque avanti!
Domenica 15 marzo celebriamo il matrimonio di Jean Louis e Natasha, consapevoli che il virus, presto, verrà a sconvolgere anche le nostre vite. Preghiamo per tutti i paesi colpiti, per i malati, i morti e le loro famiglie, e per tutti quelli che curano, servono, soffrono e amano in questo tempo difficile.  E alla fine delle Messe che celebro, prendo tempo per spiegare cosa sta succedendo nel mondo, cos’è il virus, e cosa si può fare e cosa è bene evitare.
 
Martedì prepariamo dei bidoni, con dei rubinetti, e li posizioniamo nelle nostre scuole, perché i bambini e gli insegnanti si possano lavare le mani, prima di iniziare le lezioni, e durante la giornata. Per i bambini è un po’ un gioco, ma è molto utile iniziare da questa regola elementare di igiene.
 
Proprio in queste ore aspettiamo le decisioni del governo (che prevedono la chiusura di scuole e di riunioni e di celebrazioni).
Per ora i casi ufficiali sono solo 5, e piuttosto limitati alla capitale, Bangui. Vedremo se e, soprattutto come, evolverà la situazione.
 
Mercoledì’ e giovedì vado a Bouar, proprio per vedere cosa fare. Come Caritas, siamo molto preoccupati per quello che potrebbe succedere. In particolare per le persone più povere e deboli.
Ci stiamo preparando, pensando soprattutto agli ultimi. La settimana prossima passeremo in tutte le 12 parrocchie della diocesi (distanti, in media, tra i 70 e i 100 km) per aiutare i parroci e i vari movimenti e volontari a prepararsi al peggio.
Stiamo preparando guanti, ma anche cibo, per poter stare vicino a chi rischia di essere abbandonato (anziani, poveri, persone con handicap).
 
E ci saranno anche le mascherine. Dato che è molto difficile trovarle, le stiamo facendo con la stoffa locale. Qui le spiegazioni:

 


 

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Messaggio Cristiano

Angelus, Piazza San Pietro, Domenica 9 Agosto 2020

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

 

Il brano evangelico di questa domenica (cfr Mt 14,22-33) narra di Gesù che cammina sulle acque del lago in tempesta. Dopo aver sfamato le folle con cinque pani e due pesci – come abbiamo visto domenica scorsa –, Gesù ordina ai discepoli di salire sulla barca e ritornare all’altra riva. Lui congeda la gente e poi sale sulla collina, da solo, a pregare. Si immerge nella comunione con il Padre.

 

Durante la traversata notturna del lago, la barca dei discepoli rimane bloccata da un’improvvisa tempesta di vento. Questo è abituale, sul lago. A un certo punto, essi vedono qualcuno che cammina sulle acque venendo verso di loro. Sconvolti pensano sia un fantasma e gridano per la paura. Gesù li rassicura: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora – Pietro, che era così deciso – risponde: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Una sfida. E Gesù gli dice: «Vieni!». Pietro scende dalla barca e fa alcuni passi; poi il vento e le onde lo spaventano e comincia ad affondare. «Signore, salvami!», grida, e Gesù lo afferra per la mano e gli dice: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

 

Questo racconto è un invito ad abbandonarci con fiducia a Dio in ogni momento della nostra vita, specialmente nel momento della prova e del turbamento. Quando sentiamo forte il dubbio e la paura ci sembra di affondare, nei momenti difficili della vita, dove tutto diventa buio, non dobbiamo vergognarci di gridare, come Pietro: «Signore, salvami!» (v. 30). Bussare al cuore di Dio, al cuore di Gesù: «Signore, salvami!». È una bella preghiera. Possiamo ripeterla tante volte: «Signore, salvami!». E il gesto di Gesù, che subito tende la sua mano e afferra quella del suo amico, va contemplato a lungo: Gesù è questo, Gesù fa questo, Gesù è la mano del Padre che mai ci abbandona; la mano forte e fedele del Padre, che vuole sempre e solo il nostro bene. Dio non è il grande rumore, Dio non è l’uragano, non è l’incendio, non è il terremoto – come ricorda oggi anche il racconto sul profeta Elia –; Dio è la brezza leggera – letteralmente dice così: è quel “filo di silenzio sonoro” – che non si impone ma chiede di ascoltare (cfr 1 Re 19,11-13). Avere fede vuol dire, in mezzo alla tempesta, tenere il cuore rivolto a Dio, al suo amore, alla sua tenerezza di Padre. Gesù, questo voleva insegnare a Pietro e ai discepoli, e anche a noi oggi. Nei momenti bui, nei momenti di tristezza, Lui sa bene che la nostra fede è povera – tutti noi siamo gente di poca fede, tutti noi, anch’io, tutti – e che il nostro cammino può essere travagliato, bloccato da forze avverse. Ma Lui è il Risorto! Non dimentichiamo questo: Lui è il Signore che ha attraversato la morte per portarci in salvo. Ancora prima che noi cominciamo a cercarlo, Lui è presente accanto a noi. E rialzandoci dalle nostre cadute, ci fa crescere nella fede. Forse noi, nel buio, gridiamo: “Signore! Signore!”, pensando che sia lontano. E Lui dice: “Sono qui!”. Ah, era con me! Così è il Signore.

 

La barca in balia della tempesta è immagine della Chiesa, che in ogni epoca incontra venti contrari, a volte prove molto dure: pensiamo a certe lunghe e accanite persecuzioni del secolo scorso, e anche oggi, in alcune parti. In quei frangenti, può avere la tentazione di pensare che Dio l’abbia abbandonata. Ma in realtà è proprio in quei momenti che risplende maggiormente la testimonianza della fede, la testimonianza dell’amore, la testimonianza della speranza. È la presenza di Cristo risorto nella sua Chiesa che dona la grazia della testimonianza fino al martirio, da cui germogliano nuovi cristiani e frutti di riconciliazione e di pace per il mondo intero.

 

L’intercessione di Maria ci aiuti a perseverare nella fede e nell’amore fraterno, quando il buio e le tempeste della vita mettono in crisi la nostra fiducia in Dio.

 

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

il 6 e il 9 agosto del 1945, 75 anni fa, avvennero i tragici bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Mentre ricordo con commozione e gratitudine la visita che ho compiuto in quei luoghi lo scorso anno, rinnovo l’invito a pregare e a impegnarsi per un mondo totalmente libero da armi nucleari.

 

In questi giorni il mio pensiero ritorna spesso al Libano – lì vedo una bandiera del Libano, un gruppo di libanesi. La catastrofe di martedì scorso chiama tutti, a partire dai Libanesi, a collaborare per il bene comune di questo amato Paese. Il Libano ha un’identità peculiare, frutto dell’incontro di varie culture, emersa nel corso del tempo come un modello del vivere insieme. Certo, questa convivenza ora è molto fragile, lo sappiamo, ma prego perché, con l’aiuto di Dio e la leale partecipazione di tutti, essa possa rinascere libera e forte. Invito la Chiesa in Libano ad essere vicina al popolo nel suo Calvario, come sta facendo in questi giorni, con solidarietà e compassione, con il cuore e le mani aperte alla condivisione. Rinnovo inoltre l’appello per un generoso aiuto da parte della comunità internazionale. E, per favore, chiedo ai vescovi, ai sacerdoti e ai religiosi del Libano che stiano vicini al popolo e che vivano con uno stile di vita improntato alla povertà evangelica, senza lusso, perché il vostro popolo soffre, e soffre tanto.

 

Saluto tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi – tante bandiere qui – famiglie, gruppi parrocchiali, associazioni. In particolare, saluto i giovani di Pianengo, in diocesi di Crema – eccoli…, rumorosi! –, che hanno percorso la via Francigena da Viterbo a Roma. Bravi, complimenti!

 

Invio un cordiale saluto ai partecipanti al Tour de Pologne – tanti polacchi ci sono qui!, gara ciclistica internazionale che quest’anno è disputata in ricordo di San Giovanni Paolo II nel centenario della sua nascita.

 

A tutti voi auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

 Francesco


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