2020, Martedì, 22 Settembre
A tutto campo


Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia per i cento anni dalla nascita di Chiara Lubich.

Trento, 25/01/2020

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Rivolgo a tutti un saluto di grande cordialità, un saluto al Sindaco e, attraverso di lui, a tutti i suoi concittadini; al presidente della Provincia, al presidente della Provincia di Bolzano. Un saluto particolare a Maria Voce, a Jesus Moran Cepedano.

 

Poc’anzi Maria Voce ha richiamato il carisma dell’unità di Chiara Lubich. È il tratto fondamentale della sua spiritualità, uno dei tratti fondamentali della sua spiritualità ed è la strada su cui ha camminato per tutta la sua vita, riuscendo a trasmetterne la necessità e l’urgenza a tante donne e tanti uomini.

 

Quel segno inconfondibile di Chiara Lubich è nato dalla sua Fede e, come sempre quando vi sono espressioni di fede in persone autentiche, in coscienza autentiche e sincere, si è riverberato sui comportamenti concreti, quotidiani. E ha avuto una refluenza poi su alcuni importanti riflessi di carattere sociale.

 

A Chiara Lubich non sono mai sfuggiti questi riflessi sociali. Sin dall’inizio del movimento, sin dal primo focolare, sin dai colloqui e i dialoghi con i co-fondatori, tra i quali, abbiamo visto un’immagine, c’era un costituente, Igino Giordani, che rimase colpito dai pensieri di Chiara, definendoli scrivendo “tanto ricchi di dottrina, di sapienza, di fuoco”.

 

Igino Giordani – che ho avuto la fortuna di conoscere da giovane e di incontrarlo più volte – affascinava con la sua travolgente semplicità e autenticità. Poc’anzi Maria Voce ha detto che Chiara Lubich ci ha lasciato il patrimonio inestimabile della sua vita esemplare. Potremmo utilizzare anche queste parole per Igino Giordani.

 

Abbiamo, poc’anzi, ricevuto alcune testimonianze della risposta agli insegnamenti di Chiara Lubich da persone che l’hanno conosciuta e da persone hanno praticato e continuano a praticare i suoi insegnamenti, che sono partecipi delle opere che lei ha avviato. Opere di grande solidarietà, di sostegno ai più deboli, di amicizia sincera realmente praticata.

 

Abbiamo ascoltato alcune esperienze fortemente coinvolgenti; quella dei due coniugi medici a Kinshasa è davvero coinvolgente, così come quella dell’amicizia sincera e profonda di Yacine e dei suoi amici; o come quella sul versante della professione di avvocato, o sull’economia, di solidarietà. Sono tutte declinazioni, negli ambiti più diversi della convivenza, del carisma e degli insegnamenti di Chiara Lubich.

 

L’unità, del resto - lo ha detto bene poc’anzi il Vescovo - non si ferma, non si esaurisce, nell’ambito della Chiesa, non si ferma dentro i suoi confini. Perché impegnativa, e richiede una coerenza di vita e di pensiero in ogni dimensione, in ogni momento in ogni versante della vita. L’unità – per chi sa interpretarla davvero – si traduce in fraternità. Verso tutti gli altri. A cominciare da chi ci sta vicino, cosa che talvolta è la più difficile. Senza pregiudizi né barriere. La fraternità è un valore universale, che non ammette confini o distinzioni.

 

Chiara Lubich, saggiamente, considerava la fraternità anche come “categoria politica”. Ebbe a manifestarlo sovente nei luoghi internazionali che frequentava e dove le è stata riconosciuta la qualità di “donna costruttrice di pace”. C’è un passo che vorrei leggere di Chiara Lubich a Stoccarda, nel 2004: “Espressione della fraternità in politica, è amare la patria, quella altrui come la propria: la più alta dignità, per l’umanità, sarebbe, infatti, quella di sentirsi un solo popolo, arricchito dalla diversità di ciascuno, e per questo, custode, nell’unità, delle differenti identità”.

 

Leggendo ed ascoltando queste parole viene da pensare che le tre parole chiave che la rivoluzione francese ha trasmesso alla modernità politica: libertà, uguaglianza, fraternità, hanno visto questo terzo termine, questo terzo concetto un po’ più indietro, quasi relegato in secondo piano per effetto degli interessi materiali delle nostre società. Per effetto forse anche del senso comune, ma è quello della fraternità un elemento cruciale della convivenza, è veramente un fondamento di civiltà; e anche un motore di benessere.

 

Basta riflettere che l’Europa, le relazioni della comunità internazionale, tutte le nostre democrazie hanno bisogno di questo senso di fraternità e insieme dei suoi interpreti generosi; perché, senza fraternità, rischiamo di essere esposti al dominio dei soli interessi, o delle paure, che nascono dai cambiamenti.

 

E rischiamo di non avere la forza per superare le disuguaglianze che sono crescenti, per risanare le fratture sociali, per impedire la legge del più forte.

 

L’altruismo, il dono, si confrontano da sempre con l’utilitarismo e l’individualismo; che, talvolta, appaiono come il metro del successo personale, nella vita quotidiana. In realtà, oggi come ieri.

 

Sono valori, quelli della fraternità e dell’altruismo, del dono, che Chiara Lubich ha riproposto con efficacia e con vigore, partendo da quell’abisso di umanità che era stata la guerra. La sua vocazione e il suo carisma nascono allora, sotto i bombardamenti, quella che davvero era la notte della ragione: l’Europa attraversata da volontà di potenza, nazionalismi trasformati in odio, propaganda di morte fino allo sterminio, fino all’Olocausto.

 

Contro quell’abisso parte il messaggio di fraternità, di riconciliazione, di unità di Chiara Lubich.

 

È stato un grande segno di speranza, che va vissuto e visto e ricordato perché ciascuno assuma le proprie responsabilità verso gli altri, a partire dalle generazioni più giovani, sovente più sensibili e più disponibili.

 

La vicenda umana, la storia, non è un recinto entro il quale ripararsi o rinchiudersi. È una strada all’aperto, nella quale poter essere protagonisti. Vorrei richiamare due cose che ha detto poc’anzi Maria Voce. L’”estremismo del dialogo” vissuto nella “cultura della fiducia” sono due indicazioni preziose, perché questo apre la condizione umana e le interrelazioni, e copre l’insufficienza di ciascuno nell’incontro con gli altri.

 

Gli uomini e le donne che hanno maggior coraggio sono coloro che avvertono la reciproca interdipendenza, che hanno la pazienza di costruire e la lungimiranza per guardare lontano. Per costruire ci vuole capacità di dialogo, occorre rispetto, ci vuole senso del proprio limite. Bisogna essere capaci di cercare le verità presenti negli altri, compresi coloro che non la pensano come noi. Questo è in realtà è il senso civile dell’unità e del carisma che Chiara Lubich ha manifestato e ha diffuso.

 

Vorrei ricordare che Chiara Lubich si è molto impegnata nell’ecumenismo, nel dialogo tra le confessioni cristiane, che pure sono state parte dei nazionalismi e dei Conflitti in Europa. Nel dialogo tra le religioni monoteiste con quelle orientali. Nel dialogo tra credenti e non credenti. In nome della comune appartenenza al genere umano.

 

Il dialogo tra le religioni, appare molto evidente oggi, in questa stagione storica, è decisivo per la pace. Chiara Lubich l’aveva intuito, con spirito di profezia.

 

Dobbiamo prosciugare, in base a queste indicazioni, a questi insegnamenti, a questi esempi, i bacini d’odio, che strumentalizzano, e stravolgono, i messaggi religiosi, esprimendo in contrasto con loro, volontà di sopraffazione, di annientamento e di morte.

 

Dallo spirito di fraternità dei Focolari è sorto un contributo allo sviluppo – teorico e pratico – dell’”economia di comunione”. Ne abbiamo ascoltato una testimonianza significativa.

 

È un orizzonte nuovo, ma tutt’altro che marginale nelle società, per le loro prospettive, per il loro futuro. È un elemento importante nella prospettiva di economie sostenibili che sono quelle naturalmente compatibili con l’ambiente, con gli equilibri ecologici, ma sono anche quelle che inducono la sostenibilità, è anche quella che fa superare le diseguaglianze, è quella che riesce a conciliare produzione e cura delle persone. È quella della responsabilità che avvertite in maniera crescente delle imprese, la responsabilità sociale delle imprese, che cresce per fortuna come consapevolezza. Nella eliminazione degli sprechi.

 

Non mancano le buone pratiche. Diffonderle è interesse di tutti. Se l’economia di comunione crescerà, si allargheranno anche l’eguaglianza, la giustizia e il benessere.

 

Chiara Lubich, orgoglio trentino – come hanno ben sottolineato il sindaco e il presidente della Provincia – ha avuto l’ispirazione, la visione e la capacità di fondare un Movimento così importante; che trasmette il suo carisma, che ha portato, e continua a portare, in tanti luoghi del mondo i suoi insegnamenti e l’efficacia dei suoi insegnamenti.

 

Si può essere forti, molto forti, pur essendo miti e aperti alle buone ragioni degli altri.

Anzi – in realtà – per dirla con sincerità, come dimostra la vita di Chiara Lubich, soltanto così si è davvero forti.



 

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Messaggio Cristiano

Angelus, Piazza San Pietro, Domenica 20 Settembre 2020

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

L’odierna pagina evangelica (cfr Mt 20,1-16) narra la parabola dei lavoratori chiamati a giornata dal padrone della vigna. Attraverso questo racconto, Gesù ci mostra il sorprendente modo di agire di Dio, rappresentato da due atteggiamenti del padrone: la chiamata e la ricompensa.

 

Prima di tutto la chiamata. Per cinque volte il padrone di una vigna esce in piazza e chiama a lavorare per lui: alle sei, alle nove, alle dodici, alle tre e alle cinque del pomeriggio. È toccante l’immagine di questo padrone che esce a più riprese sulla piazza a cercare lavoratori per la sua vigna. Quel padrone rappresenta Dio che chiama tutti e chiama sempre, a qualsiasi ora. Dio agisce così anche oggi: continua a chiamare chiunque, a qualsiasi ora, per invitare a lavorare nel suo Regno. Questo è lo stile di Dio, che a nostra volta siamo chiamati a recepire e imitare. Egli non sta rinchiuso nel suo mondo, ma “esce”: Dio sempre è in uscita, cercando noi; non è rinchiuso: Dio esce. Esce continuamente alla ricerca delle persone, perché vuole che nessuno sia escluso dal suo disegno d’amore.

 

Anche le nostre comunità sono chiamate ad uscire dai vari tipi di “confini” che ci possono essere, per offrire a tutti la parola di salvezza che Gesù è venuto a portare. Si tratta di aprirsi ad orizzonti di vita che offrano speranza a quanti stazionano nelle periferie esistenziali e non hanno ancora sperimentato, o hanno smarrito, la forza e la luce dell’incontro con Cristo. La Chiesa deve essere come Dio: sempre in uscita; e quando la Chiesa non è in uscita, si ammala di tanti mali che abbiamo nella Chiesa. E perché queste malattie nella Chiesa? Perché non è in uscita. E’ vero che quando uno esce c’è il pericolo di un incidente. Ma è meglio una Chiesa incidentata, per uscire, per annunziare il Vangelo, che una Chiesa ammalata da chiusura. Dio esce sempre, perché è Padre, perché ama. La Chiesa deve fare lo stesso: sempre in uscita.

 

Il secondo atteggiamento del padrone, che rappresenta quello di Dio, è il suo modo di ricompensare i lavoratori. Come paga, Dio? Il padrone si accorda per «un denaro» (v. 2) con i primi operai assunti al mattino. A coloro che si aggiungono in seguito invece dice: «Quello che è giusto ve lo darò» (v. 4). Al termine della giornata, il padrone della vigna ordina di dare a tutti la stessa paga, cioè un denaro. Quelli che hanno lavorato fin dal mattino sono sdegnati e si lamentano contro il padrone, ma lui insiste: vuole dare il massimo della ricompensa a tutti, anche a quelli che sono arrivati per ultimi (vv. 8-15). Sempre Dio paga il massimo: non rimane a metà pagamento. Paga tutto. E qui si capisce che Gesù non sta parlando del lavoro e del giusto salario, che è un altro problema, ma del Regno di Dio e della bontà del Padre celeste che esce continuamente a invitare e paga il massimo a tutti.

 

Infatti, Dio si comporta così: non guarda al tempo e ai risultati, ma alla disponibilità, guarda alla generosità con cui ci mettiamo al suo servizio. Il suo agire è più che giusto, nel senso che va oltre la giustizia e si manifesta nella Grazia. Tutto è Grazia. La nostra salvezza è Grazia. La nostra santità è Grazia. Donandoci la Grazia, Egli ci elargisce più di quanto noi meritiamo. E allora, chi ragiona con la logica umana, cioè quella dei meriti acquistati con la propria bravura, da primo si trova ultimo. “Ma, io ho lavorato tanto, ho fatto tanto nella Chiesa, ho aiutato tanto, e mi pagano lo stesso di questo che è arrivato per ultimo”. Ricordiamo chi è stato il primo santo canonizzato nella Chiesa: il Buon Ladrone. Ha “rubato” il Cielo all’ultimo momento della sua vita: questo è Grazia, così è Dio. Anche con tutti noi. Invece, chi cerca di pensare ai propri meriti, fallisce; chi si affida con umiltà alla misericordia del Padre, da ultimo – come il Buon Ladrone – si trova primo (cfr v. 16).

 

Maria Santissima ci aiuti a sentire ogni giorno la gioia e lo stupore di essere chiamati da Dio a lavorare per Lui, nel suo campo che è il mondo, nella sua vigna che è la Chiesa. E di avere come unica ricompensa il suo amore, l’amicizia con Gesù.

 

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

secondo i programmi fatti prima della pandemia, nei giorni scorsi avrebbe dovuto svolgersi il Congresso Eucaristico Internazionale a Budapest. Per questo desidero rivolgere il mio saluto ai Pastori e ai fedeli dell’Ungheria e a tutti coloro che aspettavano con fede e con gioia questo evento ecclesiale. Il Congresso è stato rinviato all’anno prossimo, dal 5 al 12 settembre, sempre a Budapest. Proseguiamo, spiritualmente uniti, il cammino di preparazione, trovando nell’Eucaristia la fonte della vita e della missione della Chiesa.

 

Oggi in Italia ricorre la Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Incoraggio a sostenere questa importante istituzione culturale, chiamata a dare continuità e nuovo vigore ad un progetto che ha saputo aprire la porta del futuro a molte generazioni di giovani. E’ quanto mai importante che le nuove generazioni siano formate alla cura della dignità umana e della casa comune.

 

Saluto tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi: famiglie, gruppi parrocchiali, associazioni e singoli fedeli.

A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci.

 Francesco


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