Africa di ieri e di oggi


L´Africa e le "piaghe bibliche: l´invasione delle cavallette

 

L´Africa e le "piaghe bibliche: l´invasione delle cavallette 
 
 
Mentre i media di tutto il mondo sono occupati ad allarmare l’universo per la “similinfluenza” chiamata coronavirus il continente africano è devastato dalla più grande invasione di locuste degli ultimi cento anni nel Corno D’Africa. Inoltre sembra che gli insetti si stiano spostando verso l’Asia e sia in arrivo una seconda ondata. L’allarme era stato lanciato dall’ONU nei primi giorni di febbraio e a tutt’oggi la situazione non sembra migliorare anzi gli insetti si stanno spostando a grande velocità verso l’Asia coinvolgendo due continenti. Le nuvole di cavallette si stanno muovendo verso verso il Medio Oriente e il continente asiatico dopo avere devastato i raccolti di Somalia, Kenya, Etiopia, Sudan ed Egitto e negli ultimi giorni stanno devastando i campi della penisola arabica, soprattutto quelli di Yemen, Arabia Saudita, Bahrain e fino al Pakistan, India e a ridosso della Cina. Dall’Arabia e dal Bahrain arrivano immagini spaventose con nuvole di cavallette senza fine che oscurano il cielo e divorano tutto quello che trovano sul loro percorso, riuscendo a spostarsi anche di 150 chilometri al giorno. L’organizzazione di aiuti umanitari Mercy Corps, citata da Bbc Africa prevede una seconda ondata di cavallette nelle prossime settimane. Questa sembra essere, secondo la Fao, la peggiore invasione degli ultimi 25 anni in Somalia ed Etiopia e degli ultimi 70 anni in Kenya e la causa potrebbe essere le inondazioni della scorsa estate che avrebbero creato le condizioni ideali per la straordinaria proliferazione delle terribili locuste.
 
Le cavallette che stanno massacrando l’Africa e si apprestano a massacrare l’Asia sono in grado di mangiare in un solo giorno il cibo che basterebbe per 90 milioni di persone e quindi potremo essere costretti ad affrontare la più grande crisi umanitaria degli ultimi 100 anni. Le analisi degli esperti prevedono un rischio di morte per oltre 10 milioni di persone, oltre quelle già con problemi di approvvigionamento, rischiano la morte per fame. In alcune zone come riportato dai media locali, gli abitanti si sono ridotti, in mancanza d’altro, a mangiare le locuste morte in seguito all’uso di pesticidi, lavandole e bollendole prima di friggerle correndo il rischio di essere intossicati. Nell’ultima settimana le cavallette hanno distrutto 380 mila ettari di terreni agricoli nella sola India e gli esperti stimano che il loro numero potrebbe crescere di 500 volte da qui a giugno quando il clima secco potrebbe frenarne la diffusione.

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 Akotara
 Akotara
 Tengi o Storia ufficiosa del Centrafrica

 

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Messaggio Cristiano
"Magnifica humanitas":

l’enciclica di Leone XIV sull’intelligenza artificiale che parla soprattutto di dignità

Di “progresso” si parla ventidue volte, di “dignità” novantotto. È il primo dato che smonta un’attesa: Magnifica humanitas, l’enciclica di Leone XIV diffusa oggi, 25 maggio, porta l’intelligenza artificiale nel sottotitolo ma la nomina pochissimo. Il bigramma “intelligenza artificiale” vi ricorre 14 volte, “algoritmo” 17, “tecnica” 29; a sovrastarli è la lingua dell’umano, che è anche la più frequente dell’intero testo: “umano” è il lemma numero uno con 200 occorrenze, “persona” segue con 158, “dignità” con 98. Già il titolo è una dichiarazione – humanitas, non la tecnica -; il resto del documento, riga dopo riga, lo conferma. Un’enciclica che parla di IA per parlare dell’uomo.

Una “res nova” che interroga la persona, non la tecnica
Lo scarto lessicale traduce una scelta di fondo. Leone XIV apre richiamando il 135° anniversario della Rerum novarum e fissa il parallelo che regge tutto: se nel 1891 Leone XIII parlava di “nuove questioni”, oggi quelle “cose nuove” hanno il volto della digitalizzazione e dell’IA. L’intelligenza artificiale diventa così la questione sociale del nostro tempo, erede diretta di quella operaia. Ma il Papa nega che si tratti di un tema specialistico: non “un’appendice tematica”, scrive, bensì “una trasformazione che interpella dall’interno le categorie della Dottrina sociale” – l’espressione più ricorrente del testo, 53 volte. E il punto su cui interpella non è la potenza degli strumenti, è il loro effetto sull’uomo. Il bersaglio polemico ha un nome – il paradigma tecnocratico – e una soglia precisa: quando “l’efficienza diventa misura del valore”, “l’essere umano è tentato di pensarsi come un progetto da ottimizzare più che come una creatura chiamata alla relazione”. Da qui il rovesciamento che dà senso a tutte quelle ricorrenze di “dignità”: “l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite”. Fragilità, corpo, sofferenza non sono difetti da correggere. È la risposta dell’enciclica al transumanesimo, letto come la tentazione di tradurre “il mistero della persona in dati e prestazioni”.

Il potere privato, le armi, il lavoro: la posta è sempre l’uomo
Che l’IA sia pretesto per parlare d’altro lo confermano i campi in cui il testo entra. Il potere, anzitutto – parola che vi ricorre 122 volte -, di cui il Papa registra una mutazione: “Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi”. Un potere “prevalentemente ‘privato’, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune”. Poi la verità – 64 occorrenze contro una sola di “menzogna” -, “bene comune e non una proprietà di chi ha potere o visibilità”, minacciata da una disinformazione che “non nasce con l’IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente”. Poi la guerra, dove l’automazione tocca il nervo morale: “quando la decisione di colpire si automatizza o si opacizza, cresce il rischio di deresponsabilizzazione”. E il lavoro, che l’innovazione rischia di trasformare in “un’accelerazione dell’ingiustizia” se non governata in anticipo. Quattro terreni diversi, una sola posta. Lo dice il vocabolario: dopo “persona” e “dignità”, le parole più dense del testo sono “bene comune”, “responsabilità”, “giustizia”, “lavoro”, tutte oltre la sessantina di occorrenze, nessuna appartenente al lessico della tecnica.Magnifica humanitas è un’enciclica sull’intelligenza artificiale costruita interamente con il vocabolario dell’umano. Non un testo sulla tecnologia, ma contro la riduzione tecnica dell’umano: il Papa non teme la macchina in sé, ma “che l’umanità non perda mai la propria bellezza”. (Riccardo Benotti – Agensir)

La presentazione del card. Parolin:

“L’asimmetria tra potere tecnico e saggezza morale è forse la sfida più profonda che ‘Magnifica Humanitas’ ci consegna”. Lo ha affermato il card. Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua Santità, aprendo oggi. lunedì 25 maggio 2026, i lavori di presentazione dell’enciclica di Papa Leone XIV, nell’Aula Nuova del Sinodo, in Vaticano. Il cardinale ha inquadrato il documento nel solco della Dottrina sociale della Chiesa: “Centotrentacinque anni fa, con la ‘Rerum novarum’, Leone XIII seppe riconoscere nelle trasformazioni industriali del suo tempo una questione profondamente umana e sociale. Oggi, dinanzi alla potenza delle tecnologie digitali, la Chiesa è nuovamente chiamata a discernere le res novae della storia”. Per il card. Parolin, “Magnifica Humanitas” solleva interrogativi che trascendono la sfera tecnica: “Dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione dobbiamo scegliere come persone e come comunità umana?”. Il segretario di Stato ha sottolineato la novità del contesto rispetto all’epoca di Leone XIII: “Allora, alla Chiesa non era sempre possibile entrare direttamente in dialogo con i principali soggetti economici, politici e industriali che orientavano la trasformazione sociale. Oggi questo confronto è già avviato e coinvolge istituzioni, governi, università, imprese, centri di ricerca”. La presenza tra i relatori di Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, va letta in questa prospettiva: “testimonianza della volontà della Chiesa di incontrare coloro che operano concretamente dentro questa trasformazione”.

Leone XIV