Mercoledý 7 Giugno 2023
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I Cappuccini


VIII CENTENARIO FRANCESCANO

Tra il 2023 ed il 2026, ricorreranno numerosi centenari legati a San Francesco d’Assisi. Per celebrarli in modo “coordinato e fruttuoso”, i diversi rappresentanti della famiglia francescana siglano, oggi a Greccio, uno speciale protocollo.

 

Sono cinque i centenari che, dal 2023 al 2026, scandiranno il cammino della famiglia francescana in tutto il mondo: tra due anni, infatti, cadrà l’ottavo centenario sia della “Regola Bollata”, dettata da San Francesco a Fonte Colombo, in provincia di Rieti, sia del primo presepe, allestito a Greccio; nel 2024, invece, saranno 800 anni dalle stimmate, ricevute dal Poverello di Assisi a La Verna, vicino Arezzo; l’anno dopo, sarà la volta dell’ottavo centenario della composizione del Cantico delle Creature, risalente al 1225, ed infine nel 2026 si celebreranno gli 800 anni della morte del Santo Patrono di Italia.

 

Cinque anniversari, un unico coordinamento

 

In vista di tanti eventi, dunque, i diversi rappresentanti della famiglia francescana nel mondo hanno deciso di dare il via ad un Coordinamento ecclesiale, affinché le celebrazioni avvengano nel modo “più coordinato e fruttuoso” possibile. Ad istituire ufficialmente tale organismo, la firma, oggi pomeriggio presso il Santuario di Greccio, di uno speciale protocollo. A siglarlo, i vescovi di Assisi, Rieti e Arezzo, rispettivamente i monsignori Domenico Sorrentino, Domenico Pompili e Riccardo Fontana, insieme ai rappresenti provinciali dei Frati minori di Umbria, Lazio e Toscana, ossia i padri Francesco Piloni, Luciano De Giusti e Livio Crisci. In collegamento da Betlemme, anche il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton.

 

Greccio, luogo speciale

 

La scelta della data odierna per dare avvio al Coordinamento ecclesiale del Centenario non è casuale: oggi ricorre, infatti, la festa di tutti i Santi dell’Ordine francescano, perché era proprio il 29 novembre 1223 quando il Poverello di Assisi riceveva l'approvazione definitiva della “Regola” da parte di Papa Onorio III. Un documento tuttora custodito ad Assisi, nella Cappella delle reliquie della Basilica di San Francesco. Anche il luogo scelto per la firma ha un suo significato preciso: “il Santuario di Greccio, infatti – spiega una nota - rappresenta il posto in cui “San Francesco volle vedere con i suoi occhi la povertà in cui Gesù nacque, per farci conoscere la bellezza di un Dio che condivide la nostra condizione umana”.

 

Gli obiettivi del nuovo organismo

 

Nello specifico, il Coordinamento ecclesiale si porrà quattro obiettivi: garantire alcune linee comuni per l’approfondimento carismatico delle fraternità e delle comunità francescane; coordinare le varie iniziative celebrative, con “uno spirito di comunione ecclesiale sempre più profondo”; dare indicazioni per la formazione, iniziale e permanente, delle Province e delle Custodie francescane; “suscitare e offrire, attraverso le varie iniziative, opportunità di annuncio e crescita nella fede al popolo di Dio e stimoli alle Istituzioni civili, in un dialogo che favorisca la mutua collaborazione”.

 

Memoria viva del carisma del Santo Poverello

 

“Non ci sfugge l'importanza di questo Centenario – si legge in una lettera firmata dai ministri generali dei diversi Ordini francescani – Tale ricorrenza, infatti, non riguarda solo alcune celebrazioni nei santuari del Centro Italia, ma vuole aiutarci a riprendere e approfondire insieme, in tutto il mondo, i punti essenziali della nostra identità carismatica francescana”. Si tratta, dunque, di “una possibilità preziosa di fare, in profonda comunione, memoria viva del carisma evangelico che lo Spirito ha suscitato nella Chiesa attraverso San Francesco”.

 

I firmatari della Lettera sono Sr. Deborah Lockwood, presidente della Conferenza francescana internazionale dei fratelli e delle sorelle del Terz’ordine regolare, insieme ai ministri generali dei diversi Ordini francescani: fr. Massimo Fusarelli dei Frati minori; fr. Tibor Kauser, dei Secolari; fr. Roberto Genuin, dei Cappuccini; fr. Carlos Alberto Trovarelli, dei Conventuali e fr. Amando Trujillo Cano, del Terz’ordine regolare.



 

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Messaggio Cristiano
Angelus, 4 Giugno

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi, Solennità della Santissima Trinità, il Vangelo è tratto dal dialogo di Gesù con Nicodemo (cfr Gv 3,16-18). Nicodemo era un membro del Sinedrio, appassionato del mistero di Dio: riconosce in Gesù un maestro divino e di nascosto, di notte, va a parlare con Lui. Gesù lo ascolta, capisce che è un uomo in ricerca e allora prima lo stupisce, rispondendogli che per entrare nel Regno di Dio bisogna rinascere; poi gli svela il cuore del mistero dicendo che Dio ha amato così tanto l’umanità da mandare il suo Figlio nel mondo. Gesù, dunque, il Figlio, ci parla del Padre e del suo amore immenso.

Padre e Figlio. È un’immagine familiare che, se ci pensiamo, scardina il nostro immaginario su Dio. La parola stessa “Dio”, infatti, ci suggerisce una realtà singolare, maestosa e distante, mentre sentir parlare di un Padre e di un Figlio ci riporta a casa. Sì, possiamo pensare Dio così, attraverso l’immagine di una famiglia riunita a tavola, dove si condivide la vita. Del resto, quella della mensa, che allo stesso tempo è un altare, è un simbolo con cui certe icone raffigurano la Trinità. È un’immagine che ci parla di un Dio comunione. Padre, Figlio e Spirito Santo: comunione.

Ma non è solo un’immagine, è realtà! È realtà perché lo Spirito Santo, lo Spirito che il Padre mediante Gesù ha effuso nei nostri cuori (cfr Gal 4,6), ci fa gustare, ci fa assaporare la presenza di Dio: presenza sempre vicina, compassionevole e tenera. Lo Spirito Santo fa con noi come Gesù con Nicodemo: ci introduce nel mistero della nuova nascita – la nascita della fede, della vita cristiana –, ci svela il cuore del Padre e ci rende partecipi della vita stessa di Dio.

L’invito che ci rivolge, potremmo dire, è quello di stare a tavola con Dio per condividere il suo amore. Questa è l’immagine. Questo è ciò che succede in ogni Messa, all’altare della mensa eucaristica, dove Gesù si offre al Padre e si offre per noi. E sì, è così, fratelli e sorelle, il nostro Dio è comunione d’amore: così ce lo ha rivelato Gesù. E sapete come possiamo fare a ricordarlo? Con il gesto più semplice, che abbiamo imparato da bambini: il segno della croce. Tracciando la croce sul nostro corpo ci ricordiamo quanto Dio ci ha amato, fino a dare la vita per noi; e ripetiamo a noi stessi che il suo amore ci avvolge completamente, dall’alto in basso, da sinistra a destra, come un abbraccio che non ci abbandona mai. E al tempo stesso ci impegniamo a testimoniare Dio-amore, creando comunione nel suo nome. Forse adesso, ognuno di noi, e tutti insieme, facciamo il segno della croce su di noi [fa il segno della croce].

Oggi allora possiamo chiederci: noi testimoniamo Dio-amore? Oppure Dio-amore è diventato a sua volta un concetto, qualcosa di già sentito, che non smuove e non provoca più la vita? Se Dio è amore, le nostre comunità lo testimoniano? Sanno amare? Le nostre comunità sanno amare? E la nostra famiglia, sappiamo amare in famiglia? Teniamo la porta sempre aperta, sappiamo accogliere tutti, sottolineo tutti, come fratelli e sorelle? Offriamo a tutti il cibo del perdono di Dio e la gioia evangelica? Si respira aria di casa o assomigliamo più a un ufficio o a un luogo riservato dove entrano solo gli eletti? Dio è amore, Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo e ha dato la vita per noi, per questo facciamo il segno della croce.

E Maria ci aiuti a vivere la Chiesa come quella casa in cui si ama in modo familiare, a gloria di Dio Padre e Figlio e Spirito Santo.

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Assicuro la mia preghiera per le numerose vittime dell’incidente ferroviario avvenuto due giorni fa in India. Sono vicino ai feriti e ai familiari. Il Padre celeste accolga nel suo regno le anime dei defunti.

Saluto voi, romani e pellegrini d’Italia e di tanti Paesi, in particolare i fedeli provenienti da Villa Alemana (Cile) e i ragazzi della Cresima di Cork (Irlanda). Saluto i gruppi di Poggiomarino, Roccapriora, Macerata, Recanati, Aragona e Mestrino; come pure i ragazzi della Cresima e della Prima Comunione di Santa Giustina in Colle.

Un saluto speciale ai rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, che ringrazio per la vicinanza quotidiana alla popolazione; la Virgo Fidelis, vostra Patrona, protegga voi e le vostre famiglie. A Lei, Madre premurosa, affido le popolazioni provate dal flagello della guerra, specialmente la cara e martoriata Ucraina.

Saluto tutti, anche i ragazzi dell’Immacolata che sono bravi, e auguro una buona domenica. E per favore non dimenticatevi di pregare per me. Grazie, buon pranzo e arrivederci!

Papa Francesco


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