Sabato 22 Giugno 2024
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A tu per tu


Pensieri

Ogni azione cristiana è vera se è vissuta nell’Amore Reciproco; e questo diventa realtà se entrambi ci accettiamo così come siamo e come Dio ci ha sempre accettati. Personalmente sono pienamente d’accordo con te; spero che anche tu lo sia con me!

 

Mi spiego con una similitudine, per capire meglio l’importanza di questa realtà. Nell’OUBANGUI CHARI, all’inizio della mia attività missionaria 65 anni fa, il lavoro del fabbro era frenetico e lo rendeva il più ricco banchiere del paese. Si chiamava “Zo ti ndao”, in lingua sango. Ti spiego perché e insieme capiremo come il suo lavoro possa essere di esempio anche per la nostra Vita Spirituale, la sola realtà che porteremo con noi all’Incontro Finale!

 

Da sempre le pietre “ferrose” si trovavano in luoghi appartati, che solo gli anziani conoscevano e si tramandavano da generazioni. Gli adolescenti, con le informazioni date dai loro padri, andavano in alcuni ripostigli “ferrosi”, per preparare la dote alle loro spose. 

Trasformare quelle pietre era un lavoro difficile, ma necessario … Al tempo fissato, l’adolescente andava dall’addetto a fondere il pietrame ferroso in “liquido” e quindi in “lari”, che diventavano la moneta corrente di allora.

In genere, in ogni mercato paesano ogni merce era “barattata” con un'altra oppure, all’occasione, si scambiava con i cosiddetti “lari”, che avevano acquistato il valore di denaro – sotto forma di piastre di ferro, di 1 cm di larghezza e 4 di altezza, lunghi circa il palmo di una mano …

 

Per fondere le pietre ferrose era necessaria una tecnica che pochi conoscevano. Occorreva anzitutto un cono alto un metro o poco più, fatto di buona argilla, con lo spessore di cinque cm e il diametro di settanta/ottanta cm. In fondo al cono si trovavano tre aperture con altrettanti “soffietti”, che si mettevano in funzione quando il cono era pieno di carbone e di pietre ferrose.

Quando tutto era pronto, il responsabile di questa specie di “altoforno” dava fuoco ad uno strato di legna minuta, sotto il primo strato di carbone, sul quale, a intervalli, erano posti altri strati di pietre e carbone. All’inizio i soffietti si mettevano in moto lentamente, ma poi, per il forte calore, le pietre si fondevano e dai piccoli fori usciva il liquido da utilizzare per i “lari”. L’adolescente, per pagare il lavoro dell’ ”altoforno”, lavorava nei campi del proprietario per una stagione.

 

Caro mio amico e fratello, quello che ho detto sopra mi sembra sia sufficiente per fare un bel salto di qualità e aiutarci a risolvere la situazione in cui si trova la nostra Vita Spirituale e Soprannaturale.

Infatti, di pietrame ferroso ne abbiamo a volontà, essendo frutto dei nostri egoismi che, sempre pronti a scatenarsi, ne producono a bizzeffe! La loro presenza toglie pace e serenità all’anima, che per riaverla deve fare un viavai verso l’Altoforno del Buon Dio … “ricco in misericordia”. Lui soltanto sa cambiare tutto in preziosi “lari”, soldi nuovi di zecca, utilissimi a pagare il Dazio per entrare nella Casa Paterna!

Però è necessario riconoscere il proprio torto, chiedere perdono a Dio, che sa bene il male che abbiamo fatto, e proseguire con il fermo proposito di non farlo più … riconciliandosi tramite l’incaricato di Dio, il sacerdote.

 

Dio è “ricco in misericordia” verso chi riconosce il suo male e promette di non peccare più. Al sacerdote interessa che il penitente dia segno di contrizione. Nessuno può “barare” con Dio che sa tutto di noi … . In caso di ricaduta, dobbiamo rifare il cammino di riconciliazione e … ricominciare sempre sulla buona strada!

A Dio piace che noi facciamo gesti di umiltà, per diventare veri “bambini del Regno” e renderci “credibili” ovunque, davanti a tutti.

 

Con il fuoco le molteplici “scorie” sono bruciate e scompaiono, mentre il vero metallo salta fuori, pronto per essere utilizzato … specie per il cemento armato, che dà solidità ad ogni costruzione.

 

Riconosco di non avere tempo da perdere. Devo meditare sul FUOCO - il Buon Dio - che da sempre mi ama ed è a mia disposizione, per togliere tutte le scorie con cui quotidianamente il mio egoismo mi investe e mi contamina.

 


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Messaggio Cristiano
UDIENZA GENERALE, 19 Giugno 2024

Ciclo di Catechesi. Lo Spirito e la Sposa. Lo Spirito Santo guida il popolo di Dio incontro a Gesù nostra speranza. 4. Lo Spirito insegna alla Sposa a pregare. I Salmi, sinfonia di preghiera nella Bibbia

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In preparazione al prossimo Giubileo, ho invitato a dedicare l’anno 2024 «a una grande “sinfonia” di preghiera» [1]. Con la catechesi di oggi vorrei ricordare che la Chiesa possiede già una sinfonia di preghiera il cui compositore è lo Spirito Santo, ed è il Libro del Salmi.

Come in ogni sinfonia vi sono in esso vari “movimenti”, cioè vari generi di preghiera: lode, ringraziamento, supplica, lamento, narrazione, riflessione sapienziale, e altri, sia nella forma personale sia in quella corale di tutto il popolo. Sono i canti che lo Spirito stesso ha messo sulle labbra della Sposa, la Chiesa. Tutti i Libri della Bibbia, ricordavo la volta scorsa, sono ispirati dallo Spirito Santo, ma il Libro dei Salmi lo è anche nel senso che è pieno di afflato poetico.

I salmi hanno avuto un posto privilegiato nel Nuovo Testamento. Infatti, vi sono state e vi sono ancora edizioni che contengono insieme il Nuovo Testamento e i Salmi. Sulla mia scrivania ho un’edizione in ucraino di Nuovo Testamento e Salmi, di un soldato morto in guerra, che mi hanno inviato; lui pregava al fronte con questo libro. Non tutti i salmi – e non tutto di ogni salmo – può essere ripetuto e fatto proprio dai cristiani e ancor meno dall’uomo moderno. Essi riflettono, a volte, una situazione storica e una mentalità religiosa che non sono più le nostre. Questo non significa che non sono ispirati, ma che per certi aspetti sono legati a un tempo e uno stadio provvisorio della rivelazione, come lo è anche tanta parte della legislazione antica.

Ciò che più raccomanda i salmi alla nostra accoglienza è che essi sono stati la preghiera di Gesù, di Maria, degli Apostoli e di tutte le generazioni cristiane che ci hanno preceduto. Quando li recitiamo, Dio li ascolta con quella grandiosa “orchestrazione” che è la comunione dei santi. Gesù, secondo la Lettera agli Ebrei, entra nel mondo con nel cuore il versetto di un salmo: “Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (cfr Eb 10,7; Sal 40,9); e lascia il mondo, secondo il Vangelo di Luca, con un altro versetto sulle labbra: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46; cfr Sal 31,6).

All’uso dei salmi nel Nuovo Testamento fa seguito quello dei Padri e di tutta la Chiesa, che ne fa un elemento fisso nella celebrazione della Messa e nella Liturgia delle ore. «Tutta la Sacra Scrittura spira la bontà di Dio – dice Sant’Ambrogio –, ma in modo particolare il dolce libro dei salmi» [2]. Il dolce libro dei salmi. Io mi domando: voi pregate con i salmi qualche volta? Prendete la Bibbia e pregate un salmo. Per esempio, quando siete un po’ tristi per aver peccato, pregate il salmo 50? Ci sono tanti salmi che ci aiutano ad andare avanti. Prendete l’abitudine di pregare con i salmi, vi assicuro che sarete felici alla fine.

Ma non possiamo solo vivere dell’eredità del passato: è necessario fare dei salmi la nostra preghiera. È stato scritto che, in un certo senso, dobbiamo diventare noi stessi “autori” dei salmi, facendoli nostri e pregando con essi [3]. Se ci sono dei salmi, o solo dei versetti, che ci parlano al cuore, è bello ripeterseli e pregarli durante il giorno. I salmi sono preghiere “per tutte le stagioni”: non c’è stato d’animo o bisogno che non trovi in essi le parole migliori per trasformarli in preghiera. A differenza di tutte le altre preghiere, i salmi non perdono di efficacia a forza di essere ripetuti, anzi, l’accrescono. Perché? Perché sono ispirati da Dio e “spirano” Dio, ogni volta che si leggono con fede.

Se ci sentiamo oppressi dal rimorso e dalla colpa, perché siamo peccatori, possiamo ripetere con Davide: «Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; / nella tua grande misericordia» (Sal 51,3). Se vogliamo esprimere un forte legame personale con Dio, diciamo: «O Dio, tu sei il mio Dio, / dall’aurora io ti cerco, / ha sete di te l’anima mia, / desidera te la mia carne / in terra arida, assetata, senz’acqua» (Sal 63,2). Non per nulla la Liturgia ha inserito questo salmo nelle Lodi della Domenica e delle solennità. E se ci assalgono la paura e l’angoscia, ci vengono in soccorso quelle stupende parole: «Il Signore è il mio pastore […]. Anche se vado per una valle oscura, / non temo alcun male» (Sal 23,1.4).

I salmi ci permettono di non impoverire la nostra preghiera riducendola solo a richieste, a un continuo “dammi, dacci...”. Impariamo dal Padre nostro, che prima di chiedere il “pane quotidiano” dice: “Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”. I salmi ci aiutano ad aprirci a una preghiera meno centrata su noi stessi: una preghiera di lode, di benedizione, di ringraziamento; e ci aiutano anche a farci voce di tutto il creato, coinvolgendolo nella nostra lode.

Fratelli e sorelle, lo Spirito Santo, che ha regalato alla Chiesa Sposa le parole per pregare il suo Sposo divino, ci aiuti a farle risuonare nella Chiesa di oggi, e a fare di questo anno preparatorio al Giubileo una vera sinfonia di preghiera. Grazie!

[1] Lettera a S.E. Mons. Fisichella per il Giubileo 2025 (11 febbraio 2022).

[2] Commento ai Salmi I, 4, 7: CSEL 64,4-7.

[3] Giovanni Cassiano, Conlationes, X,11: SCh 54, 92-93.

Papa Francesco