2019, Martedì, 19 Marzo
   
Africa di ieri e di oggi


AKOTARA

Il Museo consacrato ai Gbayas del Nord-Ovest Centrafricano

 

http://www.alain-degras.fr/html/mission.html

 

www.akotara.capucinstchadrca.com/

 

         Il 7 giugno 2012, a Bouar nel Centrafrica, è stato inaugurato il “Musée des akotara” (= il museo degli avi) che espone al pubblico un importante patrimonio della vita ancestrale, specie del periodo prima dell’Indipendenza nazionale.

 

         Il complesso era stato messo insieme dai primi missionari Cappuccini Genovesi, specie da un tale che si firma “L’Ex”. Con pazienza e per 20-30 anni, egli aveva raccolto una grande quantità di oggetti, utili alla vita ordinaria di lavoro, caccia e alle più diverse necessità … Da circa vent’anni i reperti erano custoditi alla “Yolé” e quasi “abbandonati”, anche se non era raro che venisse gente dalla capitale (Bangui) a Bouar  - 450 km -, per ammirate la collezione.

 

         I vari pezzi da museo, che alcuni nostri contemporanei qualificano  “superati”,  attualmente  -  e finalmente  - sono stati sistemati in luoghi appropriati, dove ogni cosa è messa al suo giusto posto, sotto la direzione di un volontario “naturalista” francese, Alain Degras.

 

         La collezione si trova presso il Centro di Cultura e Formazione denominato “St Laurent”. La sua importanza e la sua ricchezza costituisce un patrimonio culturale, e per questo diventa materiale vivente e tangibile per la Storia Centrafricana.

 

Frati Minori Cappuccini

Vice-Provincia TCHAD ~ RCA

Saint-Laurent

Bouar

BP 23

République Centrafricaine

 

 



 

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Messaggio Cristiano

I due volti di Cristo

Sulla trasfigurazione ho scritto tante volte su questo blog in occasione della seconda domenica di Quaresima, in occasione della sua festa il 6 agosto, e in occasione delle mie ascensioni sul Monte Tabor durante i viaggi in Terra Santa.

 

Quest’anno, nella lettura del Vangelo, mi colpisce il volto di Gesù che i tre discepoli contemplano al loro risveglio. Il fatto che dormissero mi ha fatto sempre pensare che la trasfigurazione fosse avvenuto di notte, il momento nel quale Gesù era solito pregare.

 

Mentre i tre dormivano “il suo volto cambiò di aspetto”, e quando essi si svegliarono “videro la sua gloria”.

 

Chissà com’era bello il volto del Signore trasfigurato. Nel buio della notte la sua luce avrà avuto uno splendore straordinariamente luminoso. Era già il volto del Risorto che anticipava la sua gloria.

 

Quel momento mi richiama una scena analoga.

 

Siamo ancora di notte, i tre apostoli sono ancora una volta vinti dal sonno. Come sul Tabor il Signore veglia e prega. Questa volta è preso da paura e angoscia mortale, suda sangue. Non gli appaiono Mosè ed Elia, ma un angelo a consolarlo.

 

Anche questa volta, nell’orto degli ulivi, Pietro, Giacomo e Giovanni si svegliano e guardano Gesù. Non vedono la sua “gloria”, vedono una maschera di sangue, un uomo impaurito da morire, che chiede la carità di qualcuno che gli stia accanto, che lo sostenga nella lotta che sta per affrontare…

 

Vedono il volto del dolore.

 

In quel momento si saranno ricordati di come Gesù splendeva di luce sul Tabor? Saranno stati capaci di sovrapporre i due volti e riconoscere in essi l’unico loro Signore?

 

Forse è proprio questo il messaggio che la Chiesa vuole rivolgerci ponendo all’inizio della Quaresima il racconto della trasfigurazione. È come se mettesse le mani in avanti per dirci: stiamo andando verso la Passione di Gesù, vi scandalizzerete nel vedere il figlio di Dio condannato a morte, deriso e flagellato e ucciso…? Vi scandalizzerete nel vedere il mio volto sfigurato dalla corruzione dei miei uomini di Chiesa e dai loro peccati? Vi scandalizzerete quando anche voi vi sentirete abbandonati anche da Dio?

 

La Chiesa ci mostra il volto luminoso di Cristo sul Tabor perché lo stampiamo in cuore e lo sappiamo riconoscere anche quando sul Calvario è pieno di sangue. È lo stesso Signore!

 

Domani andrò a san Giovanni in Fiore, l’abazia di Gioacchino da Fiore. Questa straordinaria figura “profetica”, come la ricorda Dante nel suo Paradiso, ha iniziato la sua straordinaria avventura proprio sul Tabor, durante la sua permanenza in Terra Santa. Egli stesso racconta che su quel monte, verso il 1168, capì che la sua vocazione sarebbe stata quella di contemplare e commentate le Sacre Scritture (Mosè e Elia, la Legge e i Profeti, l’Antico Testamento; Gesù, il Nuovo Testamento), qui ebbe una visione che gli avrebbe dischiuso, come scrive ancora lui stesso, la comprensione della Parola di Dio.

 

Possiamo fare nostra l’orazione della liturgia in suo onore che pregavano i suoi monaci nel 1200:

«O Dio, che sul monte Tabor hai manifestato la tua gloria ai tre Apostoli, e nello stesso luogo hai rivelato al beato Gioacchino la verità della Scrittura, ti preghiamo, per i suoi meriti e la sua intercessione, fa che ascendiamo a Colui che è via, verità e vita».

 

Fabio Ciardi

 

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