2019, Martedì, 22 Gennaio
   
Africa di ieri e di oggi


AKOTARA

Il Museo consacrato ai Gbayas del Nord-Ovest Centrafricano

 

http://www.alain-degras.fr/html/mission.html

 

www.akotara.capucinstchadrca.com/

 

         Il 7 giugno 2012, a Bouar nel Centrafrica, è stato inaugurato il “Musée des akotara” (= il museo degli avi) che espone al pubblico un importante patrimonio della vita ancestrale, specie del periodo prima dell’Indipendenza nazionale.

 

         Il complesso era stato messo insieme dai primi missionari Cappuccini Genovesi, specie da un tale che si firma “L’Ex”. Con pazienza e per 20-30 anni, egli aveva raccolto una grande quantità di oggetti, utili alla vita ordinaria di lavoro, caccia e alle più diverse necessità … Da circa vent’anni i reperti erano custoditi alla “Yolé” e quasi “abbandonati”, anche se non era raro che venisse gente dalla capitale (Bangui) a Bouar  - 450 km -, per ammirate la collezione.

 

         I vari pezzi da museo, che alcuni nostri contemporanei qualificano  “superati”,  attualmente  -  e finalmente  - sono stati sistemati in luoghi appropriati, dove ogni cosa è messa al suo giusto posto, sotto la direzione di un volontario “naturalista” francese, Alain Degras.

 

         La collezione si trova presso il Centro di Cultura e Formazione denominato “St Laurent”. La sua importanza e la sua ricchezza costituisce un patrimonio culturale, e per questo diventa materiale vivente e tangibile per la Storia Centrafricana.

 

Frati Minori Cappuccini

Vice-Provincia TCHAD ~ RCA

Saint-Laurent

Bouar

BP 23

République Centrafricaine

 

 



 

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Messaggio Cristiano

Maria a Cana: attenta e intraprendente

Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”.
E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2, 3-5).

 
Cana di Galilea, non lontana da Nazareth. Venti giorni fa ero proprio lì, nel villaggio di Natanaele, oggi caotica cittadina di 20.000 abitanti. Se Maria era andata fin lì a una festa di nozze doveva trattarsi di parenti. Stando al Vangelo era arrivata prima che venisse Gesù con i suoi discepoli.
 
Il racconto è di una ricchezza straordinaria, pieno di significati palesi e nascosti, com’è proprio di Giovanni. Quello che oggi colgo sono due atteggiamenti di Maria.
 
Il primo è la sua accortezza. Donna pratica si rende subito conto che la festa rischia di finire mai: manca il vino. Qualcuno ha visto brindare agli sposi con l’acqua? È una donna pratica, Maria. La prima volta che prende la parola è per porre una questione concreta all’angelo, che si mostra… troppo angelico: “Come avverrà questo?”. Dodici anni più tardi un’altra interpellanza, questa volta rivolta al figlio: “Perché ci hai fatto questo?”. Ed è lei, naturalmente, a prendere la parola, non Giuseppe.

 

È una donna attenta, si rende conto delle situazioni. È sveglia! E premurosa. Sono aspetti importante dell’amare e Maria, d’amore, se ne intende. Non è un primo bell’insegnamento?
 
 
Il secondo è la presa d’iniziativa. Non si accontenta di costatare, passa all’azione. C’è un problema, bisogna risolverlo. Cosa fare? Invita Gesù a intervenire. Lui non sembra d’accordo, non è ancora venuta l’ora. Lei va avanti lo stesso, bisogna pur fare qualcosa. Non si rassegna e forza la mano.

 

L’amore è intraprendente e sa osare.
 

Fabio Ciardi

 

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