2020, Giovedì, 13 Agosto
Cronaca Bianca


Attratti dalla bellezza: l´Immacolata

Atto di affidamento alla Beata Vergine Maria di Fatima

Il Rosario … roba da anziani?

 

In questi giorni di epidemia posso visitare i vari reparti all’interno della casa di riposo: non posso uscire ma mi è consentito incontrare la gente dentro la struttura. Ovviamente, non potendo fare altro, recito rosari su rosari. Ricordo che durante la guerra, quando cadevano le bombe,  con la mia famiglia recitavamo sempre questa preghiera. La cosa che mi stupisce è il vedere come gli anziani accettino volentieri la recita del rosario. E ho riflettuto: in questi anni ho cercato di fare conoscere e amare la Parola di Dio e, lo ammetto, ho abbastanza snobbato il rosario, considerandolo una preghiera pietistica. Ora mi chiedevo: quando i nostri vecchi parroci insistevano sul rosario, siamo sicuri che predicavano una devozione ingenua, oppure seminavano del grano buono?  Quando la gente si trova in difficoltà raramente – penso – si aggrappa a pagine bibliche, ma va sul concreto: il rosario, una candelina, un ex-voto, un pellegrinaggio. Così, in questo tempo, ho riscoperto la forza di questa preghiera, apparentemente semplice ma che ha in sé la forza di unirci al cielo.

R.N.

 

“Mi chiamo Benedetta Jongrak Donoran (Tee), nata nel 1975.
Sono stata battezzata nel 2012. Attualmente sono postulante nella Congregazione delle Missionarie di Maria – Saveriane”.
È radiosa Benedetta mentre dona la sua esperienza davanti ai sacerdoti, seminaristi, religiosi e missionari thailandesi, ma soprattutto davanti al Papa, a Bangkok, in Tailandia.
La sua famiglia è buddista e vive secondo l’insegnamento buddista che anche lei condivideva.
 
«Mentre studiavo – racconta la giovane –, ebbi l'opportunità di entrare nella Chiesa Cattolica che c’era nel mio paese, la chiesa dell’Immacolata concezione.
Allora avevo 15 anni e le suore, Figlie della Carità, invitarono noi ragazze a una celebrazione domenicale. Ci andai con le mie amiche e appena entrata in chiesa vidi la statua di una donna che non sapevo chi fosse, ma mi colpì la sua bellezza e il suo modo di guardarmi. (…) Da allora ho iniziato a partecipare di mia iniziativa alla messa della domenica perché attirata dalla bellezza di quella donna e volevo conoscerla di più. Fu così che cominciai a conoscere la Madonna e Gesù. La grazia venne come conversione del cuore.
 
Il racconto continua con tanti particolari. Mi colpisce però in modo particolare quel primo incontro con Maria, con la bellezza di Maria: è l’inizio di un cammino di conversione e di chiamata alla vita consacrata.
 
 
Anche il Papa è rimasto colpito da questo incontro con la bellezza di Maria. Infatti subito dopo la testimonianza di Benedetta, prendendo la parola, dice: “Grazie anche a Benedetta per aver condiviso la sua vita e la sua testimonianza. (...) Benedetta, tu ci hai parlato di come il Signore ti ha attratto per mezzo della bellezza. È stata la bellezza di un’immagine della Vergine che, con il suo sguardo speciale, è entrata nel tuo cuore e ha suscitato il desiderio di conoscerla di più: Chi è questa donna? Non sono state le parole, o le idee astratte o i freddi ragionamenti. 
 

Tutto è iniziato da uno sguardo, uno sguardo bello che ti ha affascinato. Quanta sapienza nascondono le tue parole! Ridestare alla bellezza, ridestare alla meraviglia, allo stupore capace di aprire nuovi orizzonti e di suscitare nuovi interrogativi”.

 

 

L’Immacolata: “Tutta bella sei Maria”
 
 
Per secoli i cristiani hanno cantato all’Immacolata l’antifona “Tota pulchra”: Maria, sei bellissima! Oggi è raro sentir cantare questa lode a Maria. Peccato! Va a finire che ci dimentichiamo della sua bellezza. Lei è il fiore purissimo spuntato dal fango della nostra umanità.
Quante cose brutte, volgari, violente, o anche semplicemente insipide, infangano la nostra esistenza quotidiana, ingenerando paure, angosce, depressioni. Avremmo bisogno di rifarci gli occhi e il cuore con cose belle. Per questo avremmo bisogno di guardare all’Immacolata. Siamo ingolfati nelle nostre brutture, cattiverie, sciatterie, ma lei, figlia nostra, carne della nostra carne, è bellissima. In lei ci sentiamo riscattati e ci rinasce la speranza.
La “Tutta bella”, come la canta la Chiesa d’Occidente proclamandola Immacolata, è anche la “Tutta santa”, Panaghia, come la canta la Chiesa d’Oriente.
Se sapremo fermarci a contemplare la bellezza di Maria, bella perché senza peccato e tutta e solo amore, verrà spontaneo confessare i nostri peccati per esserne liberati e diventare come lei tutti e solo amore. Se sapremo riconoscerla nella sua trasparenza, libera da tutto per fare spazio a Dio, anche noi vorremo avere in cuore soltanto l’amore e così essere staccati da tutto per avere Dio come nostro unico bene.
 
 
Quello che Dio ha fatto in Maria può farlo anche in noi; l’ha fatto in lei per farlo in noi. Lei è stata preservata dal peccato, noi possiamo essere perdonati dal peccato e resi immacolati dal suo amore misericordioso.
 
 
Un innamorato dell’Immacolata, Giovanni Paolo II, commentando il testo dove Paolo dice che siamo scelti da Dio per essere santi e immacolati, afferma: «Esser immacolati! Ecco l’ideale cristiano. E noi oggi festeggiamo e imploriamo quella creatura che fra tutte, dopo Cristo (che non è solo creatura, ma anche Dio), ci si presenta come modello e maestra di immacolatezza (...). Maria ci parla di una vittoria totale sul male, per cui, mettendoci al suo seguito - e perciò al seguito di Cristo -, noi possiamo sperare di esser talmente purificati dal peccato e di diventare anche noi “santi” e “immacolati”. O Maria (...) insegnaci a credere innanzitutto nella possibilità di una piena immacolatezza (...). Insegnaci a credere fermamente in questa possibilità e a perseguirla con coraggio per tutto il corso della nostra vita, fino al compimento celeste».
 
 
Santità e bellezza tornano a coincidere e ognuno di noi può diventare icona di Dio, trasparenza di Dio per l’altro, una finestra che dà luce perché tutta luce, come scriveva Pavel Florenskij, un altro innamorato della bellezza: «una finestra è una finestra in quanto attraverso ad essa si diffonde il dominio della luce, e allora la stessa finestra che ci dà luce è luce, non è “somigliante” alla luce (…), ma è la luce stessa nella sua identità ontologica, quella stessa luce indivisibile in sé e non divisibile dal sole che splende nel nostro spazio».
 

 

 

Papa Francesco, Piazza San Pietro, Domenica, 13 ottobre 2013

 

Nel Salmo abbiamo recitato: “Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie” (Sal 97,1).

 

Oggi siamo di fronte ad una delle meraviglie del Signore: Maria! Una creatura umile e debole come noi, scelta per essere Madre di Dio, Madre del suo Creatore.

 

Proprio guardando a Maria, alla luce delle Letture che abbiamo ascoltato, vorrei riflettere con voi su tre realtà: prima, Dio ci sorprende; seconda, Dio ci chiede fedeltà; terza, Dio è la nostra forza.

 

1. La prima: Dio ci sorprende. La vicenda di Naaman, capo dell’esercito del re di Aram, è singolare: per guarire dalla lebbra si rivolge al profeta di Dio, Eliseo, che non compie riti magici, né gli chiede cose straordinarie, ma solo fidarsi di Dio e di immergersi nell’acqua del fiume; non però dei grandi fiumi di Damasco, ma del piccolo fiume Giordano. E’ una richiesta che lascia Naaman perplesso, anche sorpreso: che Dio può essere quello che chiede qualcosa di così semplice? Vuole tornare indietro, ma poi fa il passo, si immerge nel Giordano e subito guarisce (cfr 2 Re 5,1-14). Ecco, Dio ci sorprende; è proprio nella povertà, nella debolezza, nell’umiltà che si manifesta e ci dona il suo amore che ci salva, ci guarisce, ci dà forza. Chiede solo che seguiamo la sua parola e ci fidiamo di Lui.

 

Questa è l’esperienza della Vergine Maria: davanti all’annuncio dell’Angelo, non nasconde la sua meraviglia. E’ lo stupore di vedere che Dio, per farsi uomo, ha scelto proprio lei, una semplice ragazza di Nazaret, che non vive nei palazzi del potere e della ricchezza, che non ha compiuto imprese straordinarie, ma che è aperta a Dio, sa fidarsi di Lui, anche se non comprende tutto: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38). E’ la sua risposta. Dio ci sorprende sempre, rompe i nostri schemi, mette in crisi i nostri progetti, e ci dice: fidati di me, non avere paura, lasciati sorprendere, esci da te stesso e seguimi!

 

Oggi chiediamoci tutti se abbiamo paura di quello che Dio potrebbe chiederci o di quello che ci chiede. Mi lascio sorprendere da Dio, come ha fatto Maria, o mi chiudo nelle mie sicurezze, sicurezze materiali, sicurezze intellettuali, sicurezze ideologiche, sicurezze dei miei progetti? Lascio veramente entrare Dio nella mia vita? Come gli rispondo?

 

2. Nel brano di san Paolo che abbiamo ascoltato, l’Apostolo si rivolge al discepolo Timoteo dicendogli: ricordati di Gesù Cristo, se con Lui perseveriamo, con Lui anche regneremo (cfr 2 Tm 2,8-13). Ecco il secondo punto: ricordarsi sempre di Cristo, la memoria di Gesù Cristo, e questo è perseverare nella fede; Dio ci sorprende con il suo amore, ma chiede fedeltà nel seguirlo. Noi possiamo diventare “non fedeli”, ma Lui non può, Lui è “il fedele” e chiede da noi la stessa fedeltà. Pensiamo a quante volte ci siamo entusiasmati per qualcosa, per qualche iniziativa, per qualche impegno, ma poi, di fronte ai primi problemi, abbiamo gettato la spugna. E questo purtroppo, avviene anche nelle scelte fondamentali, come quella del matrimonio. La difficoltà di essere costanti, di essere fedeli alle decisioni prese, agli impegni assunti. Spesso è facile dire “sì”, ma poi non si riesce a ripetere questo “sì” ogni giorno. Non si riesce ad essere fedeli.

 

Maria ha detto il suo “sì” a Dio, un “sì” che ha sconvolto la sua umile esistenza di Nazaret, ma non è stato l’unico, anzi è stato solo il primo di tanti “sì” pronunciati nel suo cuore nei suoi momenti gioiosi, come pure in quelli di dolore, tanti “sì” culminati in quello sotto la Croce. Oggi, qui ci sono tante mamme; pensate fino a che punto è arrivata la fedeltà di Maria a Dio: vedere il suo unico Figlio sulla Croce. La donna fedele, in piedi, distrutta dentro, ma fedele e forte.

 

E io mi domando: sono un cristiano “a singhiozzo”, o sono un cristiano sempre? La cultura del provvisorio, del relativo entra anche nel vivere la fede. Dio ci chiede di essergli fedeli, ogni giorno, nelle azioni quotidiane e aggiunge che, anche se a volte non gli siamo fedeli, Lui è sempre fedele e con la sua misericordia non si stanca di tenderci la mano per risollevarci, di incoraggiarci a riprendere il cammino, di ritornare a Lui e dirgli la nostra debolezza perché ci doni la sua forza. E questo è il cammino definitivo: sempre col Signore, anche nelle nostre debolezze, anche nei nostri peccati. Mai andare sulla strada del provvisorio. Questo ci uccide. La fede è fedeltà definitiva, come quella di Maria.

 

3. L’ultimo punto: Dio è la nostra forza. Penso ai dieci lebbrosi del Vangelo guariti da Gesù: gli vanno incontro, si fermano a distanza e gridano: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!” (Lc 17,13). Sono malati, bisognosi di essere amati, di avere forza e cercano qualcuno che li guarisca. E Gesù risponde liberandoli tutti dalla loro malattia. Fa impressione, però, vedere che uno solo torna indietro per lodare Dio a gran voce e ringraziarlo. Gesù stesso lo nota: dieci hanno gridato per ottenere la guarigione e solo uno è ritornato per gridare a voce alta il suo grazie a Dio e riconoscere che Lui è la nostra forza. Saper ringraziare, saper lodare per quanto il Signore fa per noi.

 

Guardiamo Maria: dopo l’Annunciazione, il primo gesto che compie è di carità verso l’anziana parente Elisabetta; e le prime parole che pronuncia sono: “L’anima mia magnifica il Signore”, cioè un canto di lode e di ringraziamento a Dio non solo per quello che ha operato in lei, ma per la sua azione in tutta la storia della salvezza. Tutto è suo dono. Se noi possiamo capire che tutto è dono di Dio, quanta felicità nel nostro cuore! Tutto è suo dono. Lui è la nostra forza! Dire grazie è così facile, eppure così difficile! Quante volte ci diciamo grazie in famiglia? E’ una delle parole chiave della convivenza. “Permesso”, “scusa”, “grazie”: se in una famiglia si dicono queste tre parole, la famiglia va avanti. “Permesso”, “scusami”, “grazie”. Quante volte diciamo “grazie” in famiglia? Quante volte diciamo grazie a chi ci aiuta, ci è vicino, ci accompagna nella vita? Spesso diamo tutto per scontato! E questo avviene anche con Dio. E’ facile andare dal Signore a chiedere qualcosa, ma andare a ringraziarlo: “Mah, non mi viene”.

 

Continuando l’Eucaristia invochiamo l’intercessione di Maria, perché ci aiuti a lasciarci sorprendere da Dio senza resistenze, ad essergli fedeli ogni giorno, a lodarlo e ringraziarlo perché è Lui la nostra forza. Amen

 

 

 

Beata Maria Vergine di Fatima,
con rinnovata gratitudine per la tua presenza materna
uniamo la nostra voce a quella di tutte le generazioni 
che ti dicono beata.

 

Celebriamo in te le grandi opere di Dio,
che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità,
afflitta dal male e ferita dal peccato,
per guarirla e per salvarla.

 

Accogli con benevolenza di Madre
l’atto di affidamento che oggi facciamo con fiducia,
dinanzi a questa tua immagine a noi tanto cara.

 

Siamo certi che ognuno di noi è prezioso ai tuoi occhi
e che nulla ti è estraneo di tutto ciò che abita nei nostri cuori.

 

Ci lasciamo raggiungere dal tuo dolcissimo sguardo
e riceviamo la consolante carezza del tuo sorriso.

 

Custodisci la nostra vita fra le tue braccia:
benedici e rafforza ogni desiderio di bene;
ravviva e alimenta la fede;
sostieni e illumina la speranza;
suscita e anima la carità;
guida tutti noi nel cammino della santità.

 

Insegnaci il tuo stesso amore di predilezione
per i piccoli e i poveri,
per gli esclusi e i sofferenti,
per i peccatori e gli smarriti di cuore:
raduna tutti sotto la tua protezione 
e tutti consegna al tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù.

 

Amen.

 

  

CITTA' DEL VATICANO, 12 Ottobre 2013 (Zenit.org) - Alla conclusione della preghiera mariana di oggi pomeriggio in Piazza San Pietro, la statua della Madonna di Fatima viene trasportata in elicottero al Santuario del Divino Amore, dove alle ore 19.30 ha inizio la recita del Santo Rosario in collegamento con alcuni santuari mariani del mondo, seguita da una Veglia di preghiera "Con Maria oltre la notte”.   Di seguito riportiamo il testo del videomessaggio di Papa Francesco, trasmesso prima della recita del Santo Rosario.  

 

 Cari fratelli e sorelle,  

 

saluto tutti i pellegrini presenti nel Santuario del Divino Amore e quelli che sono collegati dai Santuari Mariani di Lourdes, Nazareth, Lujan, Vailankanni, Guadalupe, Akita, Nairobi, Benneux, Częstochowa e Marian Valley.

 

Questa sera mi sento unito a tutti voi nella preghiera del Santo Rosario e dell’Adorazione Eucaristica sotto lo sguardo della Vergine Maria.

 

Lo sguardo! Quanto è importante! Quante cose si possono dire con uno sguardo! Affetto, incoraggiamento, compassione, amore, ma anche rimprovero, invidia, superbia, perfino odio. Spesso lo sguardo dice più delle parole, o dice ciò che le parole non riescono o non osano dire.

 

Chi guarda la Vergine Maria? Guarda tutti noi, ciascuno di noi. E come ci guarda? Ci guarda come Madre, con tenerezza, con misericordia, con amore. Così ha guardato il figlio Gesù, in tutti i momenti della sua vita, gioiosi, luminosi, dolorosi, gloriosi, come contempliamo nei Misteri del Santo Rosario, semplicemente con amore.

 

Quando siamo stanchi, scoraggiati, schiacciati dai problemi, guardiamo a Maria, sentiamo il suo sguardo che dice al nostro cuore: "Forza, figlio, ci sono io che ti sostengo!". La Madonna ci conosce bene, è mamma, sa bene quali sono le nostre gioie e le nostre difficoltà, le nostre speranze e le nostre delusioni. Quando sentiamo il peso delle nostre debolezze, dei nostri peccati, guardiamo a Maria, che dice al nostro cuore: "Rialzati, va’ da mio Figlio Gesù, in Lui troverai accoglienza, misericordia e nuova forza per continuare il cammino".

 

Lo sguardo di Maria non si rivolge solamente verso di noi. Ai piedi della croce, quando Gesù le affida l’Apostolo Giovanni, e con lui tutti noi, dicendo: "Donna, ecco tuo figlio" (Gv 19,26), lo sguardo di Maria è fisso su Gesù. E Maria ci dice, come alle nozze di Cana: "Qualsiasi cosa vi dice, fatela" (Gv 2,5). Maria indica Gesù, ci invita a testimoniare Gesù, ci guida sempre al suo Figlio Gesù, perché solo in Lui c’è salvezza, solo Lui può trasformare l’acqua della solitudine, della difficoltà, del peccato, nel vino dell’incontro, della gioia, del perdono. Solo Lui.

 

"Beata perché hai creduto!". Maria è beata per la sua fede in Dio, per la sua fede, perché lo sguardo del suo cuore è sempre stato fisso su Dio, sul Figlio di Dio che ha portato in grembo e ha contemplato sulla Croce. Nell’Adorazione del Santissimo Sacramento, Maria ci dice: "Guarda al mio Figlio Gesù, tieni lo sguardo fisso su di Lui, ascoltalo, parla con Lui. Lui ti guarda con amore. Non avere paura! Lui ti insegnerà a seguirlo per testimoniarlo nelle grandi e piccole azioni della tua vita, nei rapporti di famiglia, nel tuo lavoro, nei momenti di festa; ti insegnerà ad uscire da te stesso, da te stessa, per guardare agli altri con amore, come Lui che non a parole, ma con i fatti, ti ha amato e ti ama!".

 

O Maria, facci sentire il tuo sguardo di Madre, guidaci al tuo Figlio, fa’ che non siamo cristiani "di vetrina", ma che sanno "sporcarsi le mani" per costruire con il tuo Figlio Gesù, il suo Regno di amore, di gioia e di pace.

 

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Alla misericordia di Dio nulla è impossibile!

 

Nel giorno della consacrazione del mondo a Maria, Papa Francesco ha spiegato che con pazienza e tenerezza la Madonna ci porta a Dio e ci apre la strada verso la Misericordia

 

CITTA' DEL VATICANO, 12 Ottobre 2013 (Zenit.org) - Nel pomeriggio di oggi, in Piazza San Pietro, si è svolta la "Giornata Mariana", indetta in occasione dell’Anno della fede.

 

Alle ore 16 ha avuto inizio la processione - attraverso i vari settori della Piazza - della statua originale della Madonna di Fatima, giunta in aereo dal Portogallo. Sul sagrato della basilica vaticana l'effigie è stata accolta alle ore 17 dal Santo Padre Francesco.

 

Dopo l’indirizzo di saluto del Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, S.E. Mons. Rino Fisichella, ha avuto luogo l’Intronizzazione della statua della Madonna di Fatima.

 

A conclusione della preghiera mariana sotto forma di "Via Matris", Papa Francesco ha pronunciato la catechesi che pubblichiamo di seguito.

 

Cari fratelli e sorelle,

 

Siamo tutti qui, in questo incontro dell’Anno della fede dedicato a Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, Madre nostra. La sua statua, venuta da Fatima, ci aiuta a sentire la sua presenza in mezzo a noi. Maria sempre ci porta a Gesù. E’ una donna di fede, una vera credente. Come è stata la fede di Maria?

 

1. Il primo elemento della sua fede è questo: la fede di Maria scioglie il nodo del peccato (cfr LG, 56). Che cosa significa? I Padri conciliari hanno ripreso un’espressione di sant’Ireneo che dice: «Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la vergine Maria l’ha sciolto con la sua fede» (Adv. Haer. III, 22, 4).

 

Il "nodo" della disobbedienza, il "nodo" dell’incredulità. Quando un bambino disobbedisce alla mamma o al papà, potremmo dire che si forma un piccolo "nodo".

 

Questo succede se il bambino agisce rendendosi conto di ciò che fa, specialmente se c’è di mezzo una bugia; in quel momento non si fida della mamma e del papà. Quante volte succede questo!

 

Allora la relazione con i genitori ha bisogno di essere pulita da questa mancanza e, infatti, si chiede scusa, perché ci sia di nuovo armonia e fiducia. Qualcosa di simile avviene nel nostro rapporto con Dio.

 

Quando noi non lo ascoltiamo, non seguiamo la sua volontà, compiamo delle azioni concrete in cui mostriamo mancanza di fiducia in Lui - e questo è il peccato - si forma come un nodo nella nostra interiorità. Questi nodi ci tolgono la pace e la serenità. Sono pericolosi, perché da più nodi può venire un groviglio, che è sempre più doloroso e sempre più difficile da sciogliere.

 

Ma alla misericordia di Dio nulla è impossibile! Anche i nodi più intricati si sciolgono con la sua grazia. E Maria, che con il suo "sì" ha aperto la porta a Dio per sciogliere il nodo dell’antica disobbedienza, è la madre che con pazienza e tenerezza ci porta a Dio perché Egli sciolga i nodi della nostra anima con la sua misericordia di Padre.

 

Possiamo chiederci dentro dei nostri cuori quali nodi ci sono nella mia vita. “Eh padre i miei non si possono sciogliere”. E' uno sbaglio. Tutti i nodi della coscienza possono sciogliersi. Chiedo a Maria che mi aiuti ad avere fiducia nella misericordia di Dio, per sciorglierli, per cambiare. Lei donna di fede sicuro che ci dirá, vai avanti, vai dal Signore e lei ci porta da madre all’abbraccio del padre della misericordia.

 

Potremmo chiederci: quali nodi ci sono nella mia vita? Chiedo a Maria che mi aiuti ad avere fiducia nella misericordia di Dio, per cambiare?

 

2. Secondo elemento: la fede di Maria dà carne umana a Gesù. Dice il Concilio: «Per la sua fede e la sua obbedienza Ella generò sulla terra lo stesso Figlio del Padre, senza conoscere uomo, ma sotto l’ombra dello Spirito Santo» (LG, 63). Questo è un punto su cui i Padri della Chiesa hanno molto insistito: Maria ha concepito Gesù nella fede e poi nella carne, quando ha detto "sì" all’annuncio che Dio le ha rivolto mediante l’Angelo. Che cosa vuol dire questo? Che Dio non ha voluto farsi uomo ignorando la nostra libertà, ha voluto passare attraverso il libero assenso di Maria, il suo "sì".

 

E le ha chiesto: sei disposta a questo? E Lei ha detto sí.

 

Ma quello che è avvenuto nella Vergine Madre in modo unico, accade a livello spirituale anche in noi quando accogliamo la Parola di Dio con cuore buono e sincero e la mettiamo in pratica. Succede come se Dio prendesse carne in noi, Egli viene ad abitare in noi, perché prende dimora in coloro che lo amano e osservano la sua Parola.

 

Non è facile capire questo ma è facile sentirlo nel cuore.

 

Domandiamoci: siamo consapevoli di questo? Oppure pensiamo che l’incarnazione di Gesù sia un fatto solo del passato, che non ci coinvolge personalmente?

 

Credere in Gesù significa offrirgli la nostra carne, con l’umiltà e il coraggio di Maria, perché Lui possa continuare ad abitare in mezzo agli uomini; significa offrirgli le nostre mani per accarezzare i piccoli e i poveri; i nostri piedi per camminare incontro ai fratelli; le nostre braccia per sostenere chi è debole e lavorare nella vigna del Signore; la nostra mente per pensare e fare progetti alla luce del Vangelo; soprattutto il nostro cuore per amare e prendere decisioni secondo la volontà di Dio. Tutto questo avviene grazie all’azione dello Spirito Santo. Lasciamoci guidare da Lui!

 

E cosí siamo strumenti di Dio perche' Jesù agisca nel mondo attraverso di noi.

 

3. L’ultimo elemento è la fede di Maria come cammino: il Concilio afferma che Maria «ha camminato nel pellegrinaggio della fede» (LG, 58). Per questo lei ci precede in questo pellegrinaggio, ci accompagna e ci sostiene.

 

In che senso la fede di Maria è stata un cammino? Nel senso che tutta la sua vita è stata seguire il suo Figlio: Lui è la via, Lui è il cammino! Progredire nella fede, avanzare in questo pellegrinaggio spirituale che è la fede, non è altro che seguire Gesù; ascoltarlo e lasciarsi guidare dalle sue parole; vedere come Lui si comporta e mettere i nostri piedi nelle sue orme, avere i suoi stessi sentimenti e atteggiamenti: umiltà, misericordia, vicinanza, ma anche fermo rifiuto dell’ipocrisia, della doppiezza, dell’idolatria.

 

La via di Gesù è quella dell’amore fedele fino alla fine, fino al sacrificio della vita, è la via della croce. Per questo il cammino della fede passa attraverso la croce e Maria l’ha capito fin dall’inizio, quando Erode voleva uccidere Gesù appena nato.

 

Ma poi questa croce è diventata più profonda, quando Gesù è stato rifiutato: allora la fede di Maria ha affrontato l’incomprensione e il disprezzo; quando è arrivata l’"ora" di Gesù, l’ora della passione: allora la fede di Maria è stata la fiammella nella notte.

 

Nella notte del sabato santo Maria ha vegliato. La sua fiammella, piccola ma chiara, è stata accesa fino all’alba della Risurrezione; e quando le è giunta la voce che il sepolcro era vuoto, nel suo cuore è dilagata la gioia della fede, la fede cristiana nella morte e risurrezione di Gesù Cristo.

 

Questo è il punto culminante del cammino della fede di Maria e di tutta la Chiesa. Com’è la nostra fede? Come Maria, la teniamo accesa anche nei momenti difficili, di buio? Ho la gioia della fede?

 

Questa sera, o Maria, ti ringraziamo per la tua fede e rinnoviamo il nostro affidamento a te, Madre della nostra fede.

 



 

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Messaggio Cristiano

Angelus, Piazza San Pietro, Domenica 9 Agosto 2020

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

 

Il brano evangelico di questa domenica (cfr Mt 14,22-33) narra di Gesù che cammina sulle acque del lago in tempesta. Dopo aver sfamato le folle con cinque pani e due pesci – come abbiamo visto domenica scorsa –, Gesù ordina ai discepoli di salire sulla barca e ritornare all’altra riva. Lui congeda la gente e poi sale sulla collina, da solo, a pregare. Si immerge nella comunione con il Padre.

 

Durante la traversata notturna del lago, la barca dei discepoli rimane bloccata da un’improvvisa tempesta di vento. Questo è abituale, sul lago. A un certo punto, essi vedono qualcuno che cammina sulle acque venendo verso di loro. Sconvolti pensano sia un fantasma e gridano per la paura. Gesù li rassicura: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora – Pietro, che era così deciso – risponde: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Una sfida. E Gesù gli dice: «Vieni!». Pietro scende dalla barca e fa alcuni passi; poi il vento e le onde lo spaventano e comincia ad affondare. «Signore, salvami!», grida, e Gesù lo afferra per la mano e gli dice: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

 

Questo racconto è un invito ad abbandonarci con fiducia a Dio in ogni momento della nostra vita, specialmente nel momento della prova e del turbamento. Quando sentiamo forte il dubbio e la paura ci sembra di affondare, nei momenti difficili della vita, dove tutto diventa buio, non dobbiamo vergognarci di gridare, come Pietro: «Signore, salvami!» (v. 30). Bussare al cuore di Dio, al cuore di Gesù: «Signore, salvami!». È una bella preghiera. Possiamo ripeterla tante volte: «Signore, salvami!». E il gesto di Gesù, che subito tende la sua mano e afferra quella del suo amico, va contemplato a lungo: Gesù è questo, Gesù fa questo, Gesù è la mano del Padre che mai ci abbandona; la mano forte e fedele del Padre, che vuole sempre e solo il nostro bene. Dio non è il grande rumore, Dio non è l’uragano, non è l’incendio, non è il terremoto – come ricorda oggi anche il racconto sul profeta Elia –; Dio è la brezza leggera – letteralmente dice così: è quel “filo di silenzio sonoro” – che non si impone ma chiede di ascoltare (cfr 1 Re 19,11-13). Avere fede vuol dire, in mezzo alla tempesta, tenere il cuore rivolto a Dio, al suo amore, alla sua tenerezza di Padre. Gesù, questo voleva insegnare a Pietro e ai discepoli, e anche a noi oggi. Nei momenti bui, nei momenti di tristezza, Lui sa bene che la nostra fede è povera – tutti noi siamo gente di poca fede, tutti noi, anch’io, tutti – e che il nostro cammino può essere travagliato, bloccato da forze avverse. Ma Lui è il Risorto! Non dimentichiamo questo: Lui è il Signore che ha attraversato la morte per portarci in salvo. Ancora prima che noi cominciamo a cercarlo, Lui è presente accanto a noi. E rialzandoci dalle nostre cadute, ci fa crescere nella fede. Forse noi, nel buio, gridiamo: “Signore! Signore!”, pensando che sia lontano. E Lui dice: “Sono qui!”. Ah, era con me! Così è il Signore.

 

La barca in balia della tempesta è immagine della Chiesa, che in ogni epoca incontra venti contrari, a volte prove molto dure: pensiamo a certe lunghe e accanite persecuzioni del secolo scorso, e anche oggi, in alcune parti. In quei frangenti, può avere la tentazione di pensare che Dio l’abbia abbandonata. Ma in realtà è proprio in quei momenti che risplende maggiormente la testimonianza della fede, la testimonianza dell’amore, la testimonianza della speranza. È la presenza di Cristo risorto nella sua Chiesa che dona la grazia della testimonianza fino al martirio, da cui germogliano nuovi cristiani e frutti di riconciliazione e di pace per il mondo intero.

 

L’intercessione di Maria ci aiuti a perseverare nella fede e nell’amore fraterno, quando il buio e le tempeste della vita mettono in crisi la nostra fiducia in Dio.

 

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

il 6 e il 9 agosto del 1945, 75 anni fa, avvennero i tragici bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Mentre ricordo con commozione e gratitudine la visita che ho compiuto in quei luoghi lo scorso anno, rinnovo l’invito a pregare e a impegnarsi per un mondo totalmente libero da armi nucleari.

 

In questi giorni il mio pensiero ritorna spesso al Libano – lì vedo una bandiera del Libano, un gruppo di libanesi. La catastrofe di martedì scorso chiama tutti, a partire dai Libanesi, a collaborare per il bene comune di questo amato Paese. Il Libano ha un’identità peculiare, frutto dell’incontro di varie culture, emersa nel corso del tempo come un modello del vivere insieme. Certo, questa convivenza ora è molto fragile, lo sappiamo, ma prego perché, con l’aiuto di Dio e la leale partecipazione di tutti, essa possa rinascere libera e forte. Invito la Chiesa in Libano ad essere vicina al popolo nel suo Calvario, come sta facendo in questi giorni, con solidarietà e compassione, con il cuore e le mani aperte alla condivisione. Rinnovo inoltre l’appello per un generoso aiuto da parte della comunità internazionale. E, per favore, chiedo ai vescovi, ai sacerdoti e ai religiosi del Libano che stiano vicini al popolo e che vivano con uno stile di vita improntato alla povertà evangelica, senza lusso, perché il vostro popolo soffre, e soffre tanto.

 

Saluto tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi – tante bandiere qui – famiglie, gruppi parrocchiali, associazioni. In particolare, saluto i giovani di Pianengo, in diocesi di Crema – eccoli…, rumorosi! –, che hanno percorso la via Francigena da Viterbo a Roma. Bravi, complimenti!

 

Invio un cordiale saluto ai partecipanti al Tour de Pologne – tanti polacchi ci sono qui!, gara ciclistica internazionale che quest’anno è disputata in ricordo di San Giovanni Paolo II nel centenario della sua nascita.

 

A tutti voi auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

 Francesco


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