I Cappuccini |
Tommaso da Olera, mistico del Cuore di Gesù
Ricorre oggi il primo anniversario della beatificazione del carismatico cappuccino bergamasco
Di Padre Rodolfo Saltarin
ROMA, 21 Settembre 2014 (Zenit.org) - Non è per niente facile presentare in poche battute la complessa e articolata figura del cappuccino bergamasco Tommaso da Olera o da Bergamo (1563-1631), anticipatore delle rivelazioni fatte alla suora visitandina Margherita-Maria Alacoque nel 1675 da Gesù in persona, che le ha mostrato il suo Cuore.
Ci proviamo, tentando di dire l´essenziale e così incuriosire tu che leggi. Il nostro Tommaso, beatificato lo scorso anno a Bergamo Alta, nella cattedrale di sant´Alessandro, nel tardo pomeriggio il 21 settembre, è un cappuccino non sacerdote del Seicento, che il Signore ha condotto per mano anche al di là delle Alpi.
Non è stato soltanto nel convento di Verona, dove ha superato brillantemente l´anno di noviziato e, negli anni successivi, ha dato prova di realizzare con grande impegno l´arduo ideale della vita religiosa e di voler camminare speditamente, nell´epoca d´oro dei cappuccini, sul difficile crinale dell´ascetica e mistica.
Dopo venticinque anni, i superiori lo inviarono ‘di famiglia´ a Vicenza, dove continuò il pesante ufficio della cerca: stendere la mano per ricevere del pane per frati e poveri, ma soprattutto cercare giovani donne, desiderose di consacrarsi a Dio nella vita contemplativa. Diventò l´apostolo della vita consacrata.
A Rovereto, dove giunse ‘di famiglia´ sette anni dopo, continuò il doppio incarico, quello assegnatogli dai superiori, di cercare pane, e quello assegnatogli da Dio, di cercare di anime. Se a Vicenza, per suo intervento diretto, nacque il monastero delle cappuccine, a Rovereto nacque il monastero delle clarisse.
A Padova fu ‘di famiglia´ solo per un anno, da una primavera all´altra, con l´ufficio di portinaio. L´anno da portinaio lo possiamo considerare il suo "anno sabbatico". Nel frattempo la sua fama di uomo di Dio, interessato alla salvezza delle anime e disponibile alla volontà dei superiori, raggiungeva le terre del Nord.
Leopoldo V, arciduca del Tirolo, suggerito dal medico di corte Ippolito Guarinoni, nel 1618 chiese ai superiori maggiori di Venezia di inviare Tommaso nel convento di Innsbruck, per farlo diventare, oltre che frate della cerca lungo la valle dell´Inn, suo personale consigliere e, all´occorrenza, fidato ambasciatore.
A Innsbruck rimarrà fino alla morte, cioè per tredici anni. Andrà a Vienna, Monaco, Linz, Salisburgo, ma anche a Loreto e Roma. Oltre all´arciduca Leopoldo e alla sua sposa Claudia de´ Medici, i suoi amici spirituali furono illustri nomi della Chiesa e alte personalità dell´Impero, l´imperatore Ferdinando II compreso.
Incontrare i valligiani nelle casupole e i minatori nelle miniere di sale o di carbone, come pure salire le sontuose scale dei palazzi dei vescovi e principi, per lui era una missione da compere nel nome del Signore. Sono loro a ringraziarlo per primi, avendo ricevuto delle certezze, nate dal suo diuturno colloquio con Dio.
Il mondo femminile di Verona, Vicenza, Rovereto e Innsbruck trovò in lui un sicuro riferimento spirituale. Per esempio: Bernardina Floriani, in seguito sr. Giovanna Maria della Croce; le arciduchesse dell´Istituto di Hall; la nobildonna luterana Eva Maria Rettinger, da lui convertita e poi diventata monaca a Salisburgo.Tommaso non fece solo miracoli materiali (famoso quello della botte da vuota a piena di vino buono, quand´era ‘di famiglia´ a Verona), ma anche celebri profezie: per esempio quella della esaltante vittoria di Praga (alla Montagna Bianca) dell´8 novembre 1620 e quella della rovinosa disfatta di Mantova nel 1630.
Nato a Olera, piccola borgata medievale a pochi chilometri da Bergamo, concluse il suo pellegrinaggio a Innsbruck. Nella povera cella del convento consegnò la sua grande anima al Signore, circondato dai frati in lacrime (non prima di aver ricevuto l´autorizzazione a morire dal padre provinciale Serafino da Brunico).
Questo è stato l´iter geografico di Tommaso. Molto più interessante per noi è quello spirituale. Mentre negli anni della formazione era stato alla scuola del "nudo Crocifisso", nella vita di frate della cerca è rimasto alla scuola della "piaga del costato di Cristo". Suo stile era stare alla "mensa della contemplazione".
Non tenne per sé le "illuminazioni spirituali" che Dio gli elargiva in sovrabbondanza, ma le consegnò ai suoi amici anche mediante esortazioni scritte su fogli volanti. Tali manoscritti, custoditi nell´archivio dei cappuccini di Innsbruck, a partire dal duemila si pensò di stamparli in edizione critica con l´ed. Morcelliana.
L´Opera Omnia prevede quattro volumi. Due sono già a disposizione: Tommaso da Olera, Scritti, Selva di contemplazione e Scala di perfezione, a cura di A. Sana, Brescia 2005 e 2010. Gli altri due prossimamente: Concetti morali contro gl'eretici - Trattatelli ascetici ed Epistolario, a cura di A. Bartolomei Romagnoli.
Domanda: Tommaso dove aveva imparato a scrivere? Quando bussò al convento di Verona, per essere ricevuto fra i cappuccini di Venezia, era un diciasettenne che non sapeva né leggere né scrivere. Risposta: nei tre anni della formazione. Il superiore Francesco da Messina l´aveva giudicato un frate promettente.
Padre Giovenale da Brez, che per primo curò i suoi scritti (Augusta 1682 e Napoli 1683), di Tommaso diceva, sia pure con enfasi secentesca: "Più dal interno Spirito insegnato [… egli fu] un colmo d´ogni sorte di virtù, [… un] abisso de humiltà, [ … da lui] scaturivano le grandi fiamme dell´amor di Dio e del prossimo".
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Messaggio Cristiano DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA GENERALE DELL'OPERA DI MARIA –
MOVIMENTO DEI FOCOLARI
Sala Clementina
Sabato, 21 marzo 2026
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi!
Sono lieto di incontrarvi questo pomeriggio, dopo che avete partecipato all’Assemblea generale del Movimento dei Focolari. Saluto la Presidente, Margaret Karram, nuovamente eletta per un secondo mandato, e il nuovo Copresidente, don Roberto Eulogio Almada. Che il Signore benedica il vostro servizio!
Tutti voi siete stati attratti dal carisma della Serva di Dio Chiara Lubich, che ha plasmato la vostra esistenza personale e lo stile della vostra vita comunitaria. Ogni carisma nella Chiesa esprime un aspetto del Vangelo che lo Spirito Santo porta in primo piano in un determinato periodo storico, per il bene della Chiesa stessa e per il bene del mondo intero. Per voi si tratta del messaggio dell’unità: unità fra gli esseri umani che è frutto e riflesso dell’unità di Cristo con il Padre: «Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te» (Gv 17,21).
Questo spirito di unità voi lo vivete anzitutto tra voi, e lo testimoniate dappertutto come una nuova possibilità di vita fraterna, riconciliata e gioiosa, fra persone di diversa età, cultura, lingua e credo religioso. È un seme, semplice ma potente, che attira migliaia di donne e uomini, suscita vocazioni, genera una spinta di evangelizzazione, ma anche opere sociali, culturali, artistiche, economiche, che è fermento di dialogo ecumenico e interreligioso. Di questo fermento di unità c’è tanto bisogno oggi, perché il veleno della divisione e della conflittualità tende a inquinare i cuori e le relazioni sociali e va contrastato con la testimonianza evangelica dell’unità, del dialogo, del perdono e della pace. Anche attraverso di voi, Dio si è preparato, nei decenni passati, un grande popolo della pace, che proprio in questo momento storico è chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio che riportano indietro l’umanità a forme di barbarie e di violenza.Oltre a questa importante testimonianza di unità e di pace, a voi, carissimi, è affidata anche la responsabilità di tenere vivo il carisma del vostro Movimento nella fase post-fondazionale, una fase che non si esaurisce con il primo passaggio generazionale dopo la scomparsa della fondatrice, ma si prolunga anche oltre. In questo tempo, siete chiamati a discernere insieme quali sono gli aspetti della vostra vita comune e del vostro apostolato che sono essenziali, e perciò vanno mantenuti, e quali sono invece gli strumenti e le pratiche che, benché in uso da tempo, non sono essenziali al carisma, o che hanno presentato aspetti problematici e che perciò sono da abbandonare.
Questa fase esige anche un impegno forte alla trasparenza da parte di chi ha ruoli di responsabilità, a tutti i livelli. La trasparenza, infatti, da un lato è condizione di credibilità e dall’altro è dovuta in quanto il carisma è un dono dello Spirito Santo di cui tutti i membri sono responsabili. Essi hanno quindi il diritto e il dovere di sentirsi compartecipi dell’Opera alla quale hanno aderito con dedizione totale. Ricordate, poi, che il coinvolgimento dei membri è sempre un valore aggiunto: stimola la crescita, sia delle persone sia dell’Opera, fa emergere le risorse latenti e le potenzialità di ciascuno, responsabilizza e promuove il contributo di tutti.
La responsabilità di discernimento comune, affidata a tutti voi, abbraccia anche il modo in cui il carisma dell’unità debba essere tradotto in stili di vita comunitaria che facciano brillare la bellezza della novità evangelica e, allo stesso tempo, rispettino la libertà e la coscienza dei singoli, valorizzando i doni e l’unicità di ciascuno. Possiamo riflettere sul fatto che Gesù, nella sua preghiera sacerdotale, dopo aver detto «siano una cosa sola», ha aggiunto «siano anch’essi in noi» (Gv 17,21), riferendo così l’unità fra i discepoli a un’unità superiore, quella tra il Padre e il Figlio. Ciò significa che l’unità che cercate di vivere e testimoniare si realizza principalmente “in Dio”, nell’adempimento della sua santa volontà, e di conseguenza nell’impegno condiviso della comunione e della vita comunitaria, sostenuto e guidato da quanti sono incaricati di tale servizio. L’unità è un dono e, al tempo stesso, un compito e una chiamata che interpella ciascuno. Tutti sono chiamati a discernere qual è la volontà di Dio e come si può realizzare la verità del Vangelo nelle varie situazioni della vita comunitaria o apostolica. E tutti in questo cammino di discernimento devono esercitare fraternità, sincerità, franchezza e soprattutto umiltà, libertà da sé stessi e dal proprio punto di vista. L’unità di tutti in Dio è un segno evangelico che è forza profetica per il mondo.
Ecco allora che l’unità non va intesa come uniformità di pensiero, di opinione e di stile di vita, che anzi potrebbe portare a svalutare le proprie convinzioni, a detrimento della libertà personale e dell’ascolto della propria coscienza. Chiara Lubich affermava che la premessa di ogni norma è la carità (cfr Premessa allo Statuto). È necessario perciò che l’unità sia sempre nutrita e sostenuta dalla carità reciproca, che esige magnanimità, benevolenza, rispetto; quella carità che non si vanta, non si inorgoglisce, né cerca il proprio interesse, né tiene conto del male ricevuto, ma si rallegra soltanto della verità (cfr 1Cor 13,4-6).
Carissimi, ringraziamo insieme il Signore per la grande famiglia spirituale che è nata dal carisma di Chiara Lubich. Per i giovani presenti nei vostri gruppi, che vedono con occhi limpidi la bellezza della chiamata ad essere strumenti di unità e di pace nel mondo. Per le famiglie, che sono state rinnovate e fortificate dalla presenza di Gesù in mezzo alla loro vita famigliare. Per i vescovi, i sacerdoti e i consacrati che hanno visto rinnovarsi il dono del loro ministero e della loro vita religiosa attraverso il contatto con il vostro Movimento e la vostra spiritualità. Per le tante focolarine e i tanti focolarini che, spesso con dedizione eroica, continuano a vivere in ogni parte del mondo una vita di preghiera, di lavoro, di dialogo e di evangelizzazione, seguendo il modello di vita apostolica delle prime generazioni cristiane. E ringraziamo per gli innumerevoli frutti di santità, conosciuti o ignoti, che il ritorno al Vangelo, da voi promosso, ha portato alla Chiesa in tutti questi anni.
Vi incoraggio a proseguire nel vostro cammino e vi benedico di cuore, invocando per tutti voi l’intercessione della Vergine Maria, perché vi protegga e vi accompagni sempre con il suo aiuto materno. Grazie!
Ho sentito che vi piace cantare: allora cantiamo insieme la preghiera che Gesù ci ha insegnato: “Pater noster”….
Benedizione
Grazie! Tanti, tanti auguri.
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