Africa di ieri e di oggi


Storia ufficiosa del Centrafrica

La vita e l'ambiente degli abitanti nel nord-ovest centrafricano

Nei vari “servizi” del sito, fin dal suo inizio, sono alla portata di tutti gli scritti spirituali che l’Ex ha composto nella foresta centrafricana.

 

L’Ex per vari anni ha anche contattato gli anziani autoctoni, per avere notizie dettagliate sugli usi e costumi degli avi e sulle brutte avventure da loro vissute in seguito alle razzie, che sono terminate definitivamente solo nel 1927. Su questi argomenti l’Ex ha stampato una serie di “CAHIERS TENGBI” in lingua francese.

 

Ora, dopo sette anni di silenzio (in cui l’Ex era un po’ mortificato per tanto lavoro rimasto nell’oblio), ecco che improvvisamente gli scritti sono stati ripresi e presentati a Bouar, nel Centrafrica, dove già erano convalidati da un magnifico museo. Tutto è opera di un volontario francese: ALAIN DEGRAS.

 

I nostri lettori del sito www.benabe.org d’ora in poi potranno pescare a piene mani fra tante notizie inedite, sulla vita, l’ambiente e le razzie vissute dagli abitanti del nord-ovest del Centrafrica. Tutto scritto in un moderno francese. Ci guadagna la lingua, ma ne è anche rincuorato l’Ex… sempre un po’ nostalgico di quella gente che, anche se “pagana”, vive l’amore reciproco senza saperlo.

 

E tu, lettore, in “Africa di ieri e di oggi” incontrerai le notizie, belle e brutte, che tanti “bakoro-zo” – anziani passati all’altra vita – hanno raccontato all’Ex e che sono state da lui registrate su un vecchio magnetofono. Vi leggerai dunque:

 

·         La storia vera del KONGO-WARA: sommossa popolare diretta dallo stregone KARINOU

 

·         Notizie vere sull’INIZIAZIONE all’età adulta – LABI per i giovani e DODO-SEO/BANA per le ragazze – molto interessante, e che dall’Indipendenza del 1959 non esiste più

 

·         Una presentazione del MUSEO della YOLE’, che si trova a Bouar, il migliore di tutto il Centrafrica

 

·         Notizie preziose sul centro urbano di NGAOUNDAYE (tana degli scorpioni)

 

         Se poi ci saranno lettori che desiderano avere gli scritti in un’altra lingua, ad esempio l’inglese, sarà dovere e piacere per l’Ex e la redazione di BENABE tradurli in una lingua più universale.

 

L’Ex e la Redazione


Documenti allegati

 Karinu o Karnu o Barka
 Sguardo d'insieme sulla Repubblica Centrafricana
 I Gbaya (I fascicolo)
 I Gbaya (II fascicolo)
 Le altre etnie
 Al lago di Messé
 Akotara
 Il Museo di Bouar
 Pianta del Museo
 Tengi o Storia ufficiosa del Centrafrica
 Conclusione

 

Versione senza grafica
Versione PDF


<<<  Torna alla pagina precedente

Home - Cerca  
Messaggio Cristiano
UDIENZA GENERALE Aula Paolo VI - 4 Febbraio 2026

Catechesi. I Documenti del Concilio Vaticano II. Costituzione dogmatica Dei Verbum. 4. La Sacra Scrittura: Parola di Dio in parole umane


Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

La Costituzione conciliare Dei Verbum, sulla quale stiamo riflettendo in queste settimane, indica nella Sacra Scrittura, letta nella Tradizione viva della Chiesa, uno spazio privilegiato d’incontro in cui Dio continua a parlare agli uomini e alle donne di ogni tempo, affinché, ascoltandolo, possano conoscerlo e amarlo. I testi biblici, tuttavia, non sono stati scritti in un linguaggio celeste o sovrumano. Come ci insegna anche la realtà quotidiana, infatti, due persone che parlano lingue differenti non s’intendono fra loro, non possono entrare in dialogo, non riescono a stabilire una relazione. In alcuni casi, farsi comprendere dall’altro è un primo atto di amore. Per questo Dio sceglie di parlare servendosi di linguaggi umani e, così, diversi autori, ispirati dallo Spirito Santo, hanno redatto i testi della Sacra Scrittura. Come ricorda il documento conciliare, «le parole di Dio, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al parlare dell’uomo, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile all’uomo» (DV, 13). Pertanto, non solo nei suoi contenuti, ma anche nel linguaggio, la Scrittura rivela la condiscendenza misericordiosa di Dio verso gli uomini e il suo desiderio di farsi loro vicino.

Nel corso della storia della Chiesa, si è studiata la relazione che intercorre tra l’Autore divino e gli autori umani dei testi sacri. Per diversi secoli, molti teologi si sono preoccupati di difendere l’ispirazione divina della Sacra Scrittura, quasi considerando gli autori umani solo come strumenti passivi dello Spirito Santo. In tempi più recenti, la riflessione ha rivalutato il contributo degli agiografi nella stesura dei testi sacri, al punto che il documento conciliare parla di Dio come «autore» principale della Sacra Scrittura, ma chiama anche gli agiografi «veri autori» dei libri sacri (cfr DV, 11). Come osservava un acuto esegeta del secolo scorso, «abbassare l’operazione umana a quella di un semplice amanuense non è glorificare l’operazione divina». [1] Dio non mortifica mai l’essere umano e le sue potenzialità!

Se dunque la Scrittura è parola di Dio in parole umane, qualsiasi approccio ad essa che trascuri o neghi una di queste due dimensioni risulta parziale. Ne consegue che una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall’ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate; anzi, la rinuncia allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito rischia di sfociare in letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato. Questo principio vale anche per l’annuncio della Parola di Dio: se esso perde contatto con la realtà, con le speranze e le sofferenze degli uomini, se utilizza un linguaggio incomprensibile, poco comunicativo o anacronistico, esso risulta inefficace. In ogni epoca la Chiesa è chiamata a riproporre la Parola di Dio con un linguaggio capace di incarnarsi nella storia e di raggiungere i cuori. Come ricordava Papa Francesco, «ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo, spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale». [2]

Altrettanto riduttiva, d’altra parte, è una lettura della Scrittura che ne trascuri l’origine divina, e finisca per intenderla come un mero insegnamento umano, come qualcosa da studiare semplicemente dal punto di vista tecnico oppure come «un testo solo del passato». [3] Piuttosto, soprattutto quando proclamata nel contesto della liturgia, la Scrittura intende parlare ai credenti di oggi, toccare la loro vita presente con le sue problematiche, illuminare i passi da compiere e le decisioni da assumere. Questo diventa possibile soltanto quando il credente legge e interpreta i testi sacri sotto la guida dello stesso Spirito che li ha ispirati (cfr DV, 12).

In tal senso, la Scrittura serve ad alimentare la vita e la carità dei credenti, come ricorda Sant’Agostino: «Chiunque crede di aver capito le divine Scritture […], se mediante tale comprensione non riesce a innalzare l’edificio di questa duplice carità, di Dio e del prossimo, non le ha ancora capite». [4] L’origine divina della Scrittura ricorda anche che il Vangelo, affidato alla testimonianza dei battezzati, pur abbracciando tutte le dimensioni della vita e della realtà, le trascende: esso non si può ridurre a mero messaggio filantropico o sociale, ma è l’annuncio gioioso della vita piena ed eterna, che Dio ci ha donato in Gesù.

Cari fratelli e sorelle, ringraziamo il Signore perché, nella sua bontà, non fa mancare alla nostra vita il nutrimento essenziale della sua Parola e preghiamo affinché le nostre parole, e ancor di più la nostra vita, non oscurino l’amore di Dio che in esse è narrato.