L'unione con Dio
«È indicibile ciò che ho provato ieri avendo amato Gesù abbandonato: è gioia segreta, commozione d´anima, soprattutto sensazione profondissima di natura soprannaturale, di aver trovato la mia strada, l´alveo della mia vita. È questa la mia vocazione: Gesù abbandonato.
Devo poter ripetere: "Ho un solo Sposo sulla terra: Gesù abbandonato; non ho altro Dio fuori di Lui".
Sì, non ho alternativa, non altra vita, non altra stella, non altro Cielo, non altro amore fuori di Lui.
E allora amarLo dovunque Lo incontro, (...) imitarLo come sposa».
«Sin da ieri mi passa nell´anima questo pensiero: devo amare il distacco e devo amare il patire. Perché? Perché sono le due condizioni per seguire Gesù: rinuncia e croce. "Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Lc 9, 23).
Più precisamente devo amare Gesù abbandonato che è il culmine del patire (ed è presente in ogni sofferenza) ed è il totale, abissale distacco.
Ho l´impressione che, con queste potature, la vita della mia anima cominci a irrobustirsi (e) fluisca l´unzione».
«Quando un´anima è innamorata di Gesù abbandonato e non vede altro nella sua vita, perché ha scelto Lui e, quando Lui viene, nel suo cuore canta come la sposa quando arriva lo sposo: quest´anima è sempre piena di Dio. Chi vive di questo amore è logico che arrivi celerissimamente all´unione con Dio e quindi all´unione con tutti quelli che amano Dio».
«T´ho trovato in tanti luoghi, Signore!
Nel silenzio altissimo
d´una chiesetta alpina,
nella penombra del tabernacolo
di una cattedrale vuota.
T´ho trovato nella gioia.
Ti cerco e spesso ti trovo.
Ma dove sempre ti trovo
è nel dolore.
Un dolore, un qualsiasi dolore,
è come il suono della campanella
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.
Quando l´ombra della croce appare,
l´anima si raccoglie
nel tabernacolo del suo intimo
e ti "vede" e ti parla.
Sei Tu che mi vieni a visitare.
Sono io che ti rispondo:
"Eccomi Signore, Te voglio, Te ho voluto".
E in quest´incontro
l´anima mia non sente il suo dolore,
ma è come inebriata dal tuo amore,
impregnata di Te:
io in Te, Tu in me».
Chiara Lubich |